Libia: la situazione è fragile e pericolosa

Pubblicato il 26 novembre 2020 alle 10:10 in Africa Libia

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Alla conclusione del secondo round di colloqui del Forum di dialogo politico, le Nazioni Unite hanno messo in guardia da una situazione “fragile e pericolosa”. Anche gli USA hanno definito la crisi libica “complessa”.

La seconda sessione del Forum di dialogo politico aveva avuto inizio, in videoconferenza, il 23 novembre. Questa si è tenuta sotto l’egida delle Nazioni Uniti e ha visto la partecipazione di 75 rappresentanti libici, i quali hanno discusso dei meccanismi di nomina e dei criteri per la selezione di coloro che andranno a formare gli organismi esecutivi “unificati” del periodo di transizione, ovvero il governo e il Consiglio presidenziale, che guideranno la Libia fino al 24 dicembre 2021, data in cui si terranno elezioni presidenziali e legislative.

Al termine dei colloqui, il 25 novembre, la rappresentante speciale dell’Onu ad interim, Stephanie Williams, ha affermato che il secondo round del Forum non ha portato ad alcun risultato concreto e che, pertanto, le parti libiche dovranno continuare a dialogare, nel minor tempo possibile, per trovare un accordo sui meccanismi di nomina dei futuri organi governativi. Dal canto suo, la Missione dell’Onu continua ad impegnarsi per fornire una soluzione pratica, che garantirà trasparenza e riservatezza.

Una fonte parlamentare, inclusa tra i partecipanti al Forum, ha rivelato che i rappresentanti della Libia orientale e meridionale e quelli della regione occidentale hanno opinioni divergenti soprattutto per i criteri di selezione del Consiglio presidenziale e del nuovo primo ministro. Da un lato, i delegati provenienti dalle province di Fezzan e Cirenaica desidererebbero che il premier e il capo del Consiglio presidenziale provengano da regioni distinte e che la loro nomina avvenga all’interno di singoli collegi elettorali. I rappresentanti della Libia occidentale insistono, invece, sull’elezione all’interno di un’assemblea generale, il che potrebbe portare alla nomina di più personalità provenienti dalla stessa regione.

Oltre alle perduranti problematiche a livello politico, la Libia, ha evidenziato Williams, è testimone di un deterioramento delle condizioni di vita, a cui sono da aggiungersi l’assenza di servizi necessari, difficoltà economiche e divergenze all’interno di istituzioni sovrane e finanziarie. Tutto ciò si ripercuote negativamente sulla popolazione libica, come testimoniato dal crescente numero di cittadini che necessitano di aiuti umanitari.

In tale quadro, il Comando africano dell’esercito degli Stati Uniti (AFRICOM) ha riferito che il cessate il fuoco stabilito dal governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), e l’Esercito Nazionale Libico (LNA) è da considerarsi fragile e che, in realtà, è l’intera crisi libica ad essere complessa, vista l’ingerenza di attori stranieri. Africom ha evidenziato come rapporti ufficiali del gruppo di esperti delle Nazioni Unite hanno rivelato che Russia, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Qatar e Turchia hanno inviato armi alla Libia in violazione dell’embargo, oltre a forze militari e mercenari. Ciò ha trasformato la Libia in una “arena di competizione per potenze internazionali”.

La dichiarazione del Comando USA è giunta mentre il presidente del Parlamento di Tobruk, Aguila Saleh, è in visita a Mosca, dal 24 novembre. In tale occasione, Saleh ha affermato che la Russia “svolgerà un ruolo importante e fondamentale nella ricostruzione della Libia” ed ha elogiato il sostegno offerto da Mosca nella lotta al terrorismo e nelle iniziative di pace e di dialogo nel Paese Nord-africano. Gli sforzi profusi, è stato specificato, hanno consentito il raggiungimento di risultati importanti, tra cui il cessate il fuoco, e, pertanto, si spera che Mosca continuerà a contribuire ai progetti di ricostruzione e sviluppo, riguardanti diversi settori, dall’energia, ai trasporti all’agricoltura.

Nel frattempo, l’LNA, posto sotto la guida del generale Khalifa Haftar, ha respinto le accuse rivolte dalla controparte tripolina ed ha affermato che le proprie forze non sono state mobilitate in vista di un attacco su più fronti. Al contrario, l’LNA si è detto determinato a rispettare i risultati del Comitato militare congiunto 5+5 e, nello specifico, l’accordo di cessate il fuoco raggiunto a Ginevra il 23 ottobre scorso. Quest’ultimo ha rappresentato un passo rilevante nel processo di risoluzione della perdurante crisi in Libia, un Paese testimone di una fase di grave instabilità politica dal 15 febbraio 2011.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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