Iran: liberata una ricercatrice in cambio di 3 prigionieri

Pubblicato il 26 novembre 2020 alle 11:34 in Australia Iran

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Teheran ha annunciato il rilascio di una cittadina britannico-australiana, Kylie Moore-Gilbert, in cambio della liberazione di 3 prigionieri iraniani.

L’annuncio è giunto tramite la tv di Stato iraniana, nella sera del 25 novembre, dopo che la ricercatrice era detenuta nel Paese mediorientale dal 2019, con accuse di spionaggio per conto di Israele. Accuse che sono state ripetutamente respinte attraverso lettere fatte fuoriuscire di nascosto dal carcere e pubblicate dai media britannici, in cui Kylie affermava di aver vissuto circa dieci mesi in isolamento, e che il suo stato di salute era peggiorato. Inoltre, la ricercatrice aveva denunciato di essere stata soggetta a gravi violazioni dei propri diritti, oltre che a torture psicologiche.

Parallelamente, è stato annunciato da Teheran, sono stati rilasciati un imprenditore e due cittadini iraniani, detenuti all’estero “sulla base di false accuse”. Tuttavia, nel servizio televisivo andato in onda non sono stati forniti particolari dettagli sugli “attivisti economici” liberati in cambio di Moore-Gilbert. Questi indossavano bandiere iraniane sulle spalle, cappellini da baseball neri abbassati sugli occhi, mascherine chirurgiche, e vestivano abiti apparentemente progettati per nascondere la loro identità. Il viceministro degli esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha accolto i tre iraniani all’aeroporto.

Moore-Gilbert lavorava come docente di studi islamici all’Università di Melbourne, quando è stata prelevata all’aeroporto di Teheran mentre cercava di lasciare il Paese, dopo aver partecipato a un programma universitario sull’Islam per accademici stranieri. Ha trascorso i primi mesi di reclusione nella prigione di Evin, a Teheran, dopo essere stata condannata a 10 anni di reclusione. Nel corso dell’estate scorsa, poi, è stata trasferita nella remota prigione di Qarchak, a Est di Teheran, mentre aumentavano la pandemia di coronavirus si diffondeva nelle carceri notoriamente affollate del Paese.

Durante la sua permanenza a Teheran, Gilbert aveva condotto alcune interviste, con colleghi ricercatori, ma i servizi di intelligence del Corpo delle Guardie della Rivoluzione hanno ritenuto che si trattasse di attività sospette, successivamente etichettate in tribunale come attività di spionaggio per conto del “regime sionista”. Per Teheran, Moore-Gilbert stava raccogliendo informazioni sui gruppi di resistenza sostenuti dall’Iran, in materia di sicurezza e economia, e tali informazioni sarebbero poi state riferite a Israele.

Non è la prima volta che l’Iran arresta cittadini con doppia cittadinanza. Ciò è stato più volte criticato da Paesi europei e dagli Stati Uniti, i quali ritengono che si tratti di uno sforzo sistematico profuso da Teheran, volto sfruttare la prigionia di cittadini stranieri in cambio di denaro o influenza nei negoziati con l’Occidente. La stessa Moore-Gilbert aveva scritto che era stata incarcerata “per estorcere” il governo australiano.

A tal proposito, risale al 20 luglio, l’annuncio delle autorità giudiziarie iraniane, con cui avevano riferito di aver giustiziato un uomo accusato di spionaggio per conto delle agenzie di intelligence degli Stati Uniti e di Israele. L’imputato e condannato era Mahmoud Mousavi Majd, un ex traduttore arrestato nel 2018 per aver ricevuto ingenti somme di denaro dalla CIA statunitense e dal Mossad israeliano, in cambio di informazioni relative altresì al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) e al suo ex comandante, Qassem Solaimani.

Quest’ultimo è stato ucciso il 3 gennaio scorso, a seguito di un raid aereo ordinato dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, contro l’aeroporto internazionale di Baghdad. La magistratura iraniana aveva precedentemente riferito che l’uccisione di Soleimani non era strettamente collegata alle informazioni fornite da Majd ai servizi di intelligence. Tale ipotesi, tuttavia, non è stata del tutto smentita. L’imputato non era un membro dell’IRGC, ma era riuscito ad infiltrarsi in settori “sensibili” con il pretesto di essere un traduttore di inglese e arabo. Inoltre, essendo precedentemente emigrato in Siria, la sua conoscenza dell’arabo e della geografia siriana gli avevano consentito di guadagnare la fiducia di consiglieri militari iraniani. In questo modo, Majd era riuscito ad ottenere informazioni su convogli, equipaggiamenti militari, sistemi di comunicazione, comandanti e loro movimenti, coordinate geografiche, codici e password, da riferire in cambio di dollari statunitensi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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