Etiopia: scade l’ultimatum, l’offensiva entra ufficialmente nella “fase finale”

Pubblicato il 26 novembre 2020 alle 17:47 in Africa Etiopia

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L’esercito etiope inizierà la “fase finale” dell’offensiva per sottomettere la regione del Tigray, ha annunciato il primo ministro, Abiy Ahmed, poche ore dopo la scadenza dell’ultimatum con cui aveva esortato i ribelli tigrini ad arrendersi.

“Il tempo di 72 ore concesso alla banda criminale del TPLF per deporre le armi e arrendersi pacificamente è terminato e la nostra campagna è giunta alla sua fase finale“, ha scritto su Twitter il premier, giovedì 26 novembre, riferendosi al Tigrayan People’s Liberation Front (TPLF). Abiy ha aggiunto di aver ordinato all’esercito di entrare nella capitale del Tigray, Mekelle, e ha avvertito i residenti di “rimanere in casa”.

La dichiarazione dell’ufficio del primo ministro implica che soldati e carri armati potranno ora assediare la città, dove abita circa mezzo milione di persone, e tentare di conquistarla. “Utilizzeremo la massima cura per proteggere i civili”, ha affermato il premier.

Il corrispondente di Al Jazeera, Malcom Webb, in un comunicato arrivato dalla capitale del Kenya, Nairobi, ha dichiarato che, secondo quanto riferito dal governo federale, un gran numero di combattenti del Tigray si sarebbe arreso alle forze governative nelle ultime 72 ore. “Il primo ministro Abiy ha detto che migliaia di combattenti del Tigray si sono arresi negli ultimi tre giorni”. “Tuttavia, l’ultimo commento che abbiamo ricevuto dalla leadership del TPLF ha confutato tale affermazione”, ha precisato la nota. “Le forze governative hanno poi raccontato di aver circondato Mekelle, ma, ancora una volta, la leadership militare del Tigray ha negato tale dichiarazione giudicandola falsa”, ha aggiunto Webb.

Dal momento che l’accesso a Internet è bloccato e le comunicazioni sono state interrotte nella regione del Tigray, è pressoché impossibile verificare la veridicità delle informazioni. Si ritiene che migliaia di persone, combattenti e non, siano state uccise da quando il conflitto è iniziato, il 4 novembre. La comunità internazionale chiede l’immediata fine degli scontri, la riduzione dell’escalation, il dialogo e l’accesso umanitario mentre le forze etiopi continuano a farsi strada attraverso la regione, fino a Mekelle. Abiy, che nel 2019 è stato nominato vincitore del premio Nobel per la pace, ha respinto gli appelli internazionali, rifiutando quelle che ha definito “interferenze straniere”. Ieri, però, ha accettato di ospitare tre inviati di alto livello dell’Unione Africana, che hanno raggiunto l’Etiopia, mercoledì 25 novembre, e hanno potuto incontrare Abiy ma non i leader del Tigray.

Giovedì 26 novembre, le Nazioni Unite hanno affermato che la situazione è diventata “molto critica” nella regione poiché la popolazione, composta da circa 6 milioni di abitanti, rimane completamente isolata. Carburante e denaro si stanno esaurendo: Si stima che oltre un milione di persone saranno sfollate e le scorte alimentari finiranno in meno di una settimana, secondo l’ultimo aggiornamento dell’ONU diffuso nella notte di mercoledì 25 novembre. Più di 600.000 persone che fanno affidamento per vivere sulle razioni alimentari mensili fornite dalle agenzie delle Nazioni Unite non le hanno ricevute questo mese.

Addis Abeba ha ordinato l’avvio di operazioni militari nel Tigray il 4 novembre, dopo aver affermato che il TPLF aveva attaccato alcuni campi militari federali situati nella regione, affermazioni che il governo tigrino nega apertamente. Il Fronte di liberazione popolare del Tigray è stato per molto tempo, almeno dal 1991, la forza dominante nella coalizione di governo, il cosiddetto Fronte democratico rivoluzionario popolare etiope (EPRDF), un’alleanza multietnica composta da quattro partiti, che ha guidato il Paese per quasi 30 anni prima che Abiy salisse al potere, nell’aprile 2018, sulla scia di un diffuso sentimento antigovernativo nazionale. Lo scorso anno, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy. Molti leader del Tigray si sono lamentati per essere stati ingiustamente citati in procedimenti giudiziari basati su accuse di corruzione o per essere stati rimossi da posizioni di comando e additati spesso come capri espiatori per i mali del Paese. 

L’Etiopia avrebbe dovuto tenere le elezioni nazionali ad agosto, ma l’organo elettorale del Paese ha stabilito, a marzo, che tutte le votazioni avrebbero dovuto essere rinviate a causa della pandemia di coronavirus. I legislatori hanno dunque votato per estendere i mandati dei funzionari, che sarebbero scaduti a inizio ottobre, mentre i leader del Tigray si sono rifiutati di accettare la decisione e sono andati avanti con le elezioni regionali, a settembre. Il voto, tuttavia, è stato ritenuto “illegale” dal governo di Abiy. Pertanto, entrambe le parti si ritengono a vicenda “illegittime” e i parlamentari federali hanno stabilito che il governo di Abiy dovrebbe interrompere i contatti e il finanziamento alla leadership del Tigray.

I tigrini rappresentano solo il 6% degli etiopi ma, prima del governo di Abiy, hanno rappresentato una delle forze politiche dominanti. Secondo l’International Crisis Group, il Tigray e i suoi alleati contano fino a 250.000 combattenti e possiedono scorte significative di materiale militare.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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