Egitto: la seconda ondata di coronavirus colpisce il turismo

Pubblicato il 26 novembre 2020 alle 12:42 in Africa Egitto

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Anche l’Egitto si trova a far fronte alla seconda ondata di Covid-19. In un quadro di crescenti danni per l’economia del Paese, il settore turistico è tra quelli più gravemente colpiti.

Al 26 novembre, il numero di casi positivi al Covid-19 in Egitto ha raggiunto quota 114.107, mentre i decessi ammontano, in totale, a 6.585. Di fronte a un crescente aumento della curva dei contagi, pari a circa 350 ogni giorno, il 24 novembre, il Ministero della Salute egiziano ha ufficialmente annunciato che il Paese è stato anch’esso colpito dalla seconda ondata della pandemia di coronavirus, dopo che negli ultimi mesi l’Egitto sembrava essere stato risparmiato dall’impennata che ha caratterizzato i Paesi europei. Tuttavia, il governo non ha ancora ufficialmente adottato nuove misure di contenimento e le discussioni in merito proseguono.

L’obiettivo è provocare il minor impatto possibile per il sistema economico. Come riferito dal quotidiano al-Arab, sulla base di un rapporto del Centro di studi economici egiziano, tra i settori più gravemente colpiti vi è quello turistico e alberghiero, che risente tuttora dei danni causati nel mese di marzo scorso, a seguito della chiusura di aeroporti, hotel, centri commerciali e bar. Ora, la seconda ondata potrebbe provocare perdite stimate a circa 18 miliardi di dollari, visto che questa sta colpendo il Paese in concomitanza con l’inizio del picco della stagione turistica. A tal proposito, specifica il quotidiano, sono molte le città egiziane, soprattutto quelle che si affacciano sul Mar Rosso, che fanno affidamento sul turismo balneare nel corso dell’inverno e i dipendenti del settore speravano nelle entrate dei prossimi mesi per colmare le perdite subite sino ad ora.

L’Egitto fa affidamento principalmente sul turismo balneare. Questo costituisce circa l’85% del movimento in entrata verso le destinazioni turistiche egiziane, tra cui figurano Sharm El Sheikh, Dahab e Hurghada. I segnali delle crescenti perdite sono diventati tangibili con l’inizio delle misure di lockdown e di chiusura di confini in diversi Paesi occidentali, i quali rappresentano più della metà dei Paesi d’origine dei turisti stranieri diretti in Egitto. Tuttavia, anche il turismo culturale non è esente dai danni della pandemia. Tra le mete più colpite vi sono Luxor, Assuan e Saqqara, una vasta necropoli situata a 30 km a Sud del Cairo.

Di fronte a tale scenario, la Banca Centrale d’Egitto ha varato un pacchetto di salvataggio del valore di 3.2 miliardi di dollari, a sostegno delle strutture turistiche crollate a causa delle chiusure della prima ondata della pandemia. Di questi, 192 milioni di dollari sono stati stanziati per pagare gli stipendi degli impiegati nel settore turistico, per far sì che le aziende non siano costrette a licenziare i propri dipendenti, vista la decisione del governo di ridurre al 50% il personale nelle strutture. Inoltre, il Ministero delle Finanze ha rinviato di circa 6 mesi il pagamento delle somme dovute alle assicurazioni sociali dalle compagnie turistiche.

Nel frattempo, il Ministero egiziano del petrolio e delle risorse minerarie ha concesso riduzioni sul prezzo del carburante per aviazione per le compagnie che operano nelle destinazioni turistiche di Hurghada, Sinai del Sud, Luxor e Assuan, abbassandolo a circa 10 centesimi al gallone. L’attività aerea, riporta al-Arab, è uno dei fattori che potrebbero contribuire alla crescita del settore turistico in Egitto. Tuttavia, nonostante la ripresa del traffico aereo nell’ultimo periodo, le compagnie aeree continuano a registrare perdite. In tale quadro, la Egypt Air, ritenuta la principale compagnia aerea del Paese, ha riferito di aver perso circa 190 milioni di dollari durante i tre mesi di interruzione del traffico aereo, e, successivamente, circa 45 milioni a partire da luglio.

Il calo registrato nel traffico di turisti si è riflesso nel calo dei ricavi dell’intero settore, che ha registrato dapprima una diminuzione di circa il 55% durante la prima metà del 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019, per poi raggiungere l’apice nei mesi successivi, quando i ricavi sono diminuiti di circa il 90% rispetto al trimestre corrispondente del 2019, con cifre pari a circa 305 milioni di dollari.

Secondo il Centro di studi economici, bisognerà attendere almeno la prima metà del prossimo anno fiscale per vedere i primi segnali di ripresa, quando ci si aspetta l’arrivo di circa 3 milioni di turisti, pari, in realtà, al 48% dei turisti giunti nel 2018. Ciò dipenderà dalla scoperta e diffusione di un vaccino efficace e dall’allentamento delle restrizioni su traffico aereo. È probabile che nel 2024-2025 si potrà assistere ad una nuova fase di prosperità per il settore turistico.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.