Colombia: nuova auge della violenza

Pubblicato il 26 novembre 2020 alle 9:21 in America Latina Colombia

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A quattro anni dalla firma dell’accordo di pace tra Stato e guerriglieri delle FARC in Colombia, l’illusione della fine del conflitto nel Paese andino è svanita a causa di un nuovo ciclo di violenza organizzata che non dà tregua in alcune regioni. Il lungo processo di pace avviato dall’ex presidente Juan Manuel Santos e dalla disciolta guerriglia, oggi trasformato in partito politico, ha portato 13.000 combattenti di cui più del 90% sono ancora in fase di reincorporazione, ad abbandonare le armi, il che è un successo per la fine di un conflitto che durava dal 1964. “Grazie all’accordo, migliaia e migliaia di vite sono state salvate”, ha detto martedì 24 novembre l’ex presidente Santos su quello che è uno dei più grandi risultati del processo in cui coincide un settore della popolazione. Infatti, il numero di soldati e poliziotti uccisi in atti di servizio è diminuito con la firma dell’Accordo e rimane lo stesso fino ad oggi: a fronte di 219 uccisi nel 2015, quest’anno 97 membri della forza pubblica hanno perso la vita.

Tuttavia, come indica un rapporto della Fondazione Idee per la Pace (FIP), “la violenza organizzata continua e negli ultimi anni si è intensificata”. Sebbene, aggiunge il documento, “durante la trattativa con le FARC si siano salvate centinaia di vite, nell’attuazione la violenza nei comuni colpiti dal conflitto è aumentata nel post-accordo”.

In ogni caso, secondo l’analisi dell’organizzazione, non è più possibile parlare di una guerra di “ordine nazionale” in Colombia ma di molteplici conflitti localizzati. “Le controversie per il potere locale persistono con un interesse per le economie illecite, mentre l’ideologia si indebolisce” affermano, riferendosi non solo al traffico di droga ma anche all’estrazione illegale, tra le altre attività che variano secondo la logica economico-sociale di ciascuna regione. Secondo i dati FIP, le azioni dei gruppi armati sono aumentate del 65% nel quarto anno dopo l’accordo di pace rispetto alla fase precedente alla firma dell’accordo. E le responsabilità sono cambiate. Se prima del cessate il fuoco delle FARC, il 78% delle azioni armate in Colombia erano assegnate a quella guerriglia, quattro anni dopo, il 38% delle azioni è stato compiuto dall’Esercito di liberazione nazionale (ELN), l’ultima guerriglia attivo nel Paese, e un altro 34% a causa di dissidenti delle FARC contrari al processo di pace.

Il governo di Iván Duque, arrivato alla presidenza grazie alle critiche all’accordo di pace e il cui partito, il Centro Democratico, ha proposto di “smantellarlo”, ha dovuto destreggiarsi per attuare il processo, che ha il sostegno di comunità internazionale e allo stesso tempo mantenere un equilibrio con i suoi elettori che lo considerano un patto di impunità. Sebbene Duque abbia continuato con la reincorporazione di ex combattenti, l’incessante assassinio di questi e l’insicurezza per i leader sociali sono diventate le principali ragioni di critica verso il suo governo. Ad oggi sono stati assassinati 242 firmatari dell’accordo di pace.

La verità, promessa dall’accordo di pace, attraverso il quale i leader della guerriglia e degli ex militari raccontano la loro partecipazione al conflitto, è diventata negli ultimi anni anche un campo di battaglia politico. Dalla firma è sorto il Sistema Verità Giustizia e Riparazione, che include la Giurisdizione speciale per la Pace (JEP), il tribunale che giudica questi membri del conflitto, la Commissione per il chiarimento della verità e l’Unità per la ricerca degli scomparsi, la cui sfida consiste nel trovare quasi 200.000 vittime di sparizioni forzate.

La JEP è stato oggetto di gravi attacchi, soprattutto da parte del partito al governo. L’ex presidente Álvaro Uribe, il leader di Centro Democratico e mentore di Iván Duque, ha promosso un referendum per eliminarla. Tuttavia, ex capi della guerriglia sono venuti davanti a questa Corte per ammettere omicidi che sono stati tenuti nascosti per più di trent’anni; mentre i soldati che si sono presentati a questo tribunale hanno anche ammesso la loro partecipazione ad esecuzioni extragiudiziali e fornito informazioni che hanno permesso il ritrovamento di alcuni scomparsi.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

 

di Redazione

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