Venezuela: Maduro riapre in vista delle elezioni e del Natale

Pubblicato il 25 novembre 2020 alle 9:58 in America Latina Venezuela

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Il presidente venezuelano, Nicolás Maduro, ha decretato un mese di dicembre senza quarantene o lockdown, revocando completamente le restrizioni al commercio, alle attività economiche, ai viaggi e al tempo libero. Il provvedimento mira a riattivare l’economia, già in crisi da prima della pandemia, ad alleviare il malcontento della popolazione e a mobilitare le basi del chavismo in vista delle elezioni legislative del 6 dicembre, alle quali la grande maggioranza dei partiti di opposizione non partecipa. Secondo un sondaggio della ditta Datanálisis, oltre il 60% dei venezuelani non sostiene né Maduro né il leader dell’opposizione Juan Guaidó.

La decisione del presidente coincide non solo con le celebrazioni natalizie, ma anche con un’agenda elettorale che il governo sta cercando di promuovere. Dall’inizio dell’epidemia di coronavirus, lo scorso marzo, l’emergenza sanitaria del covid-19 ha causato quasi 100.000 casi e 871 morti, secondo i dati ufficiali, ritenuti tuttavia inaffidabili dalle organizzazioni mediche e dagli osservatori internazionali.

Le decisioni di Maduro, comunicate durante il fine settimana in un discorso trasmesso in televisione, fanno riferimento ai festeggiamenti di dicembre. Il presidente ha cercato di instillare incoraggiamento: “Siamo nel bel mezzo del Natale, vogliamo condividere lavoro, guadagni, regali, amore, perdono, incontro e ricongiungimento con famiglie, amici e amici. Il Natale è il periodo più bello dell’anno, è un momento di spiritualità e ancora di più in quest’anno 2020”, ha detto il leader bolivariano.

È stata inoltre autorizzata l’apertura di alcune rotte di voli interni, in particolare tra Caracas e Maracaibo, seconda città del Paese, e l’isola Margarita, per la prima volta da marzo. Poco prima erano state riattivate alcune destinazioni internazionali come Istanbul, Teheran, L’Avana e Panama. Fino a due settimane fa era impossibile lasciare il Paese senza un permesso diplomatico.

Seguendo una tradizione profondamente radicata nel chavismo, il governo persegue a tutti i costi un mese di dicembre sereno e festoso nonostante le scarse risorse a disposizione di milioni di venezuelani. Maduro cerca anche di disinnescare le tensioni politiche. Questa distensione è di solito il preambolo per inasprire i toni a gennaio. All’inizio dell’anno entrerà in carica l’Assemblea Nazionale, che sarà eletta il 6 dicembre prossimo e che lascerà  l’opposizione senza controllo dell’unica istituzione che domina dal 2015. L’apparente vicolo cieco in cui è entrata la crisi politica del Venezuela ha anche evidenziato il deterioramento tanto del chavismo quanto delle sue alternative. Il sondaggio, condotto a settembre dalla società Datanálisis, mostra che il 62,2% dei venezuelani non sostiene né l’esecutivo del successore di Hugo Chávez né la direzione dell’opposizione guidata da Guaidó.

Nonostante la stagnazione del conflitto politico e dell’economia, il calo della produzione petrolifera venezuelana sembra far prevedere alcuni piccoli miglioramenti. Lo stesso con la diminuzione della produzione di benzina. Nel pieno di un generale stato di impoverimento, il Governo sta studiando misure per offrire più opzioni al settore privato, soprattutto legate all’importazione di prodotti, e per approfondire la dollarizzazione dell’economia nel contesto della Legge Anti-blocco, uno strumento pensato per offrire vantaggi alle imprese pronte a investire nel Paese, ma timorose delle sanzioni statunitensi.

Giorni fa, i dirigenti della Banca Centrale del Venezuela si sono incontrati con i rappresentanti delle banche private per discutere una politica di raccolta dei depositi che regoli il peso del dollaro come vera valuta del paese. Di fatto il bólivar vale talmente poco ed è soggetto a un’inflazione tale che il dollaro è già la valuta di uso comune, ma la dollarizzazione è in un limbo legale. In questo momento, secondo i calcoli di diverse aziende private, il 66% dell’economia passa già completamente attraverso la valuta statunitense, ma senza che vi siano norme a regolarne l’uso.

Fatta tutte le eccezioni per quanto riguarda le responsabilità legate alla salute pubblica, Ricardo Cussano, presidente dell’associazione degli imprenditori venezuelani Fedecámaras, ritiene necessario il provvedimento di Maduro: “Il Venezuela non può permettersi di essere confinato ulteriormente. Per le note ragioni, il deficit di questi anni, il Paese non ha risorse, non possiamo permetterci di lasciare i cittadini in queste condizioni”. L’annuncio di Maduro non è stato ufficialmente contestato da nessuna organizzazione medica.

Diversi esperti credibili, come il deputato dell’opposizione José Manuel Olivares, sostengono che il numero di morti è il doppio del numero ufficiale – che le autorità hanno fissato a quasi 900 morti – e contestano l’insufficienza degli strumenti per eseguire i test PCR. Anche così, ammettono, si tratta di cifre molto basse rispetto al resto del Sud America. La vicina Colombia, ad esempio, ha aggiunto ieri 41.000 morti. Il governo Maduro attribuisce questo alla sua gestione della crisi, per la quale ha avuto l’aiuto di Cuba. In questo momento, i dati ufficiali dell’emergenza sanitaria presentano rapporti giornalieri con 390 o 400 casi e da due a cinque decessi, la metà di quanto registrato in mesi come giugno o luglio. Le autorità non hanno mai parlato di seconda ondata.

Gli inizi della quarantena sono stati particolarmente restrittivi in un Venezuela con un sistema sanitario pubblico che era già collassato prima della pandemia e dove si accumulano problemi per via dell’assenza di servizi. La presenza della polizia nelle strade era enorme e le possibilità di sfollamento quasi nulle. Quasi tre mesi dopo la iniziale, il governo bolivariano ha progressivamente abbassato le restrizioni, alternando, a partire da agosto, una settimana flessibile in cui sono autorizzati il commercio e le attività ordinarie, con la successiva, con una chiusura più severa in che consente solo l’apertura di punti vendita alimentari, farmacie e attività specifiche. In questa dinamica, tra una settimana flessibile e una rigorosa quarantena, il Paese ha vissuto gli ultimi quattro mesi.

Da circa un mese, per la prima volta, sono state autorizzate passeggiate ricreative e riaperti parchi e piazze. L’uso della metropolitana rimane limitato, ma il trasporto pubblico di superficie è già abbondantemente funzionante. Da marzo le attività notturne in Venezuela sono pressoché inesistenti: il Paese chiude alle otto di sera. 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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