Pakistan e India: lo scontro passa all’Onu

Pubblicato il 25 novembre 2020 alle 10:25 in India Pakistan

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Pakistan ha consegnato al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, un dossier in cui l’India è stata accusata di alimentare il terrorismo in Pakistan, il 24 novembre. Il giorno precedente, Nuova Delhi aveva a sua volta consegnato un suo dossier ad alcuni membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu con il quale ha accusato combattenti del Pakistan di aver tentato di condurre attacchi nella regione del Kashmir, contesa tra i due Paesi.

Il rappresentante del Pakistan all’Onu , Munir Akram, ha accusato l’India, che dal primo gennaio prossimo si unirà ai 15 membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu per due anni, di aver violato la legge internazionale, la Carta delle Nazioni Unite e le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu promuovendo il terrorismo. Akram ha rivolto un appello al segretario generale delle Nazioni Unite e alla comunità internazionale affinché prendano nota del terrorismo indiano e della sovversione contro il Pakistan e spingano Nuova Delhi a desistere da tali azioni definite illegali e aggressive.

Lo scorso 14 novembre, il ministro degli Esteri del Pakistan, Shah Mehmood Qureshi, aveva già affermato che avrebbe presentato alle Nazioni Unite e ad altre organizzazioni internazionali le prove che confermerebbero il legame e il sostegno dell’India alle organizzazioni terroristiche pakistane, specificando che Nuova Delhi starebbe “sponsorizzando il terrorismo” in Pakistan operando anche dall’Afghanistan ,per organizzare attacchi entro i confini pakistani e prendendo di mira il partenariato economico del Paese con la Cina. Per Islamabad, tra le organizzazioni terroristiche sostenute dall’India vi sarebbero Tehreek-e-Taliban Pakistan, noti come i talebani pakistani e attivi lungo il confine tra Pakistan e Afghanistan, e i separatisti armati di etnia Baloch.

Nonostante le accuse tra Pakistan e India di tale tipo siano frequenti, stavolta, Islamabad ha redatto un documento contenente nomi di sospetti agenti di intelligence indiani, date di loro presunti incontri con i terroristi, registrazioni audio di intercettazioni telefoniche e documentazione di operazioni bancarie.

Un portavoce della missione indiana all’Onu ha negato le accuse ricevute dal proprio Paese, aggiungendo che il Pakistan non può cambiare il fatto che sia esso stesso “l’epicentro del terrorismo” e che le sue “bugie” non facciano presa su nessuno. Anche il rappresentate permanete di Nuova Delhi all’Onu, TS Tirumurti, ha definito il documento pakistano un “dossier di bugie” con nessuna credibilità.

Da parte sua, il 23 novembre, l’India aveva invece denunciato l’ingresso nel Kashmir di quattro ribelli del gruppo terroristico Jaish-e-Mohammad, i quali, una volta fermati dalle autorità indiane per un controllo standard avevano aperto il fuoco. Islamabad aveva negato qualsiasi forma di coinvolgimento con i fatti accusando l’India di strumentalizzare l’episodio e la “falsa narrativa del terrorismo contro il Pakistan,” per distogliere l’attenzione dalla repressione che Nuova Delhi starebbe perpetrando contro la popolazione del Kashmir e dalle sue attività di sostegno al terrorismo in Pakistan.

Il nodo centrale delle tensioni tra India e Pakistan riguarda il Kashmir, una regione asiatica a maggioranza musulmana, situata tra l’India, il Pakistan e la Cina che, al momento, ne amministrano aree distinte. La parte centro-meridionale dell’area, il Jammu e Kashmir, è amministrata dall’India, lo Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, a Nord-Ovest, sono sotto la giurisdizione del Pakistan e la zona a Nord-Est, Aksai Chin, è sotto il controllo della Cina. Tale ripartizione non è riconosciuta dagli attori coinvolti tant’è vero che Nuova Delhi e Islamabad rivendicano la propria sovranità l’una sulle parti dell’altra. Di fronte alle tensioni nate dalle rivendicazioni concorrenti, l’Onu ha istituito un confine de facto nel Kashmir tra la parte indiana e quella pakistana, noto come Linea di Controllo (LoC).  Qui è in atto un cessate il fuoco dal 2003 che Islamabad e Nuova Delhi si accusano reciprocamente di violare di frequente, mentre, da decenni, nella parte indiana ci sono gruppi ribelli che lottano per l’indipendenza del territorio o per unirsi al Pakistan, accusato dall’India di armare i militanti.

Dal 5 agosto 2019, l’India ha revocato l’autonomia alla propria porzione di Kashmir e ne ha cambiano lo status amministrativo. Il successivo 31 ottobre 2019, Nuova Delhi ha poi pubblicato una nuova mappa del Paese in cui i territori contesi con Islamabad del Jammu e del Kashmir sono stati fatti rientrare nei cosiddetti Territori dell’Unione Jammu, Kashmir e Ladakh, insieme alle aree amministrate dal Pakistan del Kashmir, di Gilgit-Baltistan e di Azad Jammu.

Il Pakistan aveva da subito protestato contro tali cambiamenti, declassando lo status delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi e sospendendo gli scambi commerciali e il servizio ferroviario con l’India. Un anno più tardi, il 4 agosto scorso, il Pakistan ha poi pubblicato una nuova cartina politica del Paese nella quale ha inglobato parte del territorio conteso con l’India nel Kashmir, connettendo la LoC al confine con la Cina, così da includere nel territorio pakistano anche il ghiacciaio Siachen, che si trova al confine fra Cina, India e Pakistan ed è controllato da Nuova Delhi. Quest’ultima ha da subito respinto le modifiche pakistane, sostenendo che non abbiano basi legali.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.