Nuove sanzioni degli USA contro Iran e Libia

Pubblicato il 25 novembre 2020 alle 17:41 in Iran Libia USA e Canada

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Il 25 novembre, gli Stati Uniti hanno inserito una milizia libica nella lista nera della violazione dei diritti umani, dopo che la Russia si era opposta ad una simile decisione, in seno alle Nazioni Unite. Annunciate anche nuove sanzioni contro l’Iran

Il 20 novembre, la Russia ha impedito a un comitato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di sanzionare la milizia libica in questione, nota come “Kaniyat”, per le violazioni dei diritti umani di cui questa è accusata. Il 25 novembre, con una decisione unilaterale, Washington ha inserito il gruppo e il suo leader, Mohamed al-Kani, nella lista nera statunitense, ai sensi del Global Magnitsky Act. Questo consente al governo degli Stati Uniti di prendere di mira le violazioni dei diritti umani in tutto il mondo, congelando i beni della milizia e vietando agli statunitensi di intrattenere rapporti con le persone colpite. 

“Mohamed al-Kani e la milizia Kaniyat hanno torturato e ucciso civili durante una crudele campagna di oppressione in Libia”, ha dichiarato il segretario al Tesoro degli USA, Steven Mnuchin. Anche la Germania, insieme agli Stati Uniti, aveva proposto che il comitato per le sanzioni contro la Libiadel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, composto da 15 membri, imponesse il congelamento dei beni e il divieto di viaggio ai militanti di Kaniyat e ad al-Kani. Tuttavia, la mossa è stata fermata dalla Russia, il 20 novembre, che ha dichiarato di non poter approvare le sanzioni perché voleva più prove riguardo all’uccisione di civili. 

La città libica di Tarhouna, che è stata riconquistata a giugno dal Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, era stata controllata per anni dalla milizia Kaniyat, gestita dalla famiglia Kani. Questa combatteva a fianco dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, l’uomo forte del governo di Tobruk. A ottobre, le autorità libiche hanno dissotterrato 12 corpi da quattro tombe anonime a Tarhouna, che si sono aggiunti alle decine di cadaveri già scoperti da quando la città è stata conquistata dalle forze armate del governo di Tripoli, a giugno.

Infine, lo stesso 25 novembre, gli USA hanno annunciato che imporranno nuove sanzioni contro quattro entità collegate con la Repubblica Islamica dell’Iran. La notizia è stata riferita dall’inviato speciale degli Stati Uniti per l’Iran, Elliott Abrams, che ha rivelato che si tratta di entità russe e cinesi, coinvolte in attività volte a promuovere il programma missilistico iraniano. Abrams, parlando durante un evento virtuale del Beirut Institute, ha avvertito che Washington continuerà a esercitare pressioni contro Teheran, con nuove sanzioni previste fino a gennaio, relative ad armi, armi di distruzione di massa e diritti umani. A partire da gennaio 2021, la questione passerà in mano alla nuova amministrazione, guidata dal presidente Joe Biden. 

A tal proposito, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha mostrato segnali di apertura verso il presidente USA neoeletto. Quest’ultimo ha riferito di essere disposto ad aderire nuovamente all’accordo sul nucleare del 2015, a condizione che anche l’Iran ritorni ad adempiere ai propri impegni. Condizione per Teheran è, invece, l’annullamento delle sanzioni imposte negli ultimi anni. “Se il signor Biden è disposto a rispettare gli impegni degli Stati Uniti, anche noi possiamo immediatamente tornare ai nostri impegni nell’accordo … e le negoziazioni sono possibili nel quadro del P5 + 1″, ha affermato Zarif, aggiungendo: “Siamo pronti a discutere di come gli Stati Uniti possano rientrare nell’accordo. La situazione migliorerà nei prossimi mesi. Biden può revocare tutte le sanzioni con tre ordini esecutivi”. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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