Naufragio al largo delle Isole Canarie: almeno 8 morti

Pubblicato il 25 novembre 2020 alle 21:07 in Immigrazione Spagna

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Almeno 8 persone sono morte e altre risultano ancora disperse dopo che un barcone si è capovolto ed è affondato al largo delle Isole Canarie, nella serata di martedì 24 novembre. Il naufragio è avvenuto intorno alle 19:30, quando l’imbarcazione stava per avvicinarsi alla costa, ha riferito all’agenzia di stampa Agence France Presse un portavoce dei servizi di emergenza spagnoli. Diversi media hanno twittato le immagini del salvataggio, affermando che i sopravvissuti sarebbero stati riportati a terra nei pressi del porto di Órzola, nel Nord di Lanzarote.

Mercoledì 25 novembre, il capo dei servizi di emergenza e sicurezza dell’isola, Enrique Espinosa, ha detto che le sue squadre di soccorso avevano recuperato 8 corpi e che attualmente c’erano 28 sopravvissuti. I servizi di emergenza hanno rivelato però che le ricerche dei dispersi sarebbero ancora in corso. La barca è stata una delle 17 intercettate nelle acque delle isole nelle ultime 24 ore, ha riferito Agence France Presse, specificando che circa 450 persone erano state recuperate dagli altri barconi in difficoltà e che un migrante era morto dopo i soccorsi.

Anselmo Petsana, rappresentante del governo spagnolo alle Isole Canarie, ha dichiarato che molti di coloro che arrivano a bordo di imbarcazioni precarie e improvvisate non sanno nuotare e che non c’è “niente di più doloroso di vedere corpi, persone che arrivano senza vita sulle nostre coste”. Alcuni residenti delle isole hanno aiutato i servizi di emergenza nei soccorsi, ha sottolineato Petsana. Molti dei sopravvissuti sono stati portati al porto di Arguineguin, a Gran Canaria.

Il portale Info Migrants ha riferito che attualmente ci sono almeno 600 migranti che stanno ricevendo riparo nel campo temporaneo allestito sull’isola. Gli ultimi arrivati si uniscono alle circa 18.000 persone approdate sulle coste delle Isole Canarie dall’inizio del 2020, secondo i dati dell’UNHCR aggiornati al 22 novembre. Oltre i due terzi sono arrivati a partire dall’estate. Alcuni sono salpati dalle coste del Marocco e della Mauritania, altri hanno tentato una traversata molto più lunga partendo dal Senegal e dal Gambia.

L’ultima volta che gli arrivi di migranti sono stati così elevati sulle Isole Canarie è stato nel 2006. A quel tempo, il governo spagnolo aveva firmato accordi di rimpatrio con diversi Paesi dell’Africa settentrionale e occidentale, oltre a offrire finanziamenti e personale per contribuire a rafforzare le capacità della Guardia costiera lungo la costa africana, per cercare di dissuadere le partenze.

Il progetto “Missing Migrants” dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ha confermato la morte e la scomparsa di 160 migranti senegalesi, da ottobre, nelle acque vicino alle Isole Canarie. L’agenzia, tuttavia, ammesso che i numeri potrebbero essere “incompleti”. Il sistema Alarm Phone, dal canto suo, ha affermato di ritenere che siano “più di 400 le persone dal Senegal morte nel tentativo di raggiungere le Canarie dall’inizio di ottobre 2020”. Nell’ultimo mese, il governo spagnolo ha aumentato gli incontri con le controparti marocchina e senegalese per rafforzare la cooperazione e cercare di fermare i migranti che tentano la traversata.

Il ministro dell’Interno spagnolo, Fernando Grande-Marlaska, ha assicurato, lunedì 23 novembre, che le Isole Canarie non diventeranno una nuova Lesbo, riferendosi all’isola greca dove migliaia di rifugiati vivono intrappolati senza possibilità di trasferirsi nella Grecia continentale. Tuttavia, la pressione migratoria nei confronti dell’arcipelago dall’inizio dell’anno, con l’arrivo di oltre 18.000 persone, e la negligenza delle autorità spagnole, che sono state accusate di non fare abbastanza per alleggerire il carico sulle isole, fa pensare a molti che il paragone sia calzante.

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Chiara Gentili

di Redazione

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