Movimento San Isidro: la nuova opposizione cubana

Pubblicato il 25 novembre 2020 alle 10:24 in America Latina Cuba

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Da diversi giorni a Cuba e nelle comunità cubane negli Stati Uniti è salito alla ribalta sia sui social che sulla stampa il Movimento San Isidro.

Improvvisamente, parole quale scioperanti, attivista, sciopero della fame e della sete, manifestazione e slogan inneggianti alla libertà per il rapper Denis Solís hanno fatto irruzione nel dibattito pubblico a Cuba da quando diverse persone sono entrate in sciopero in una casa di Calle Damas 955, sede del movimento all’Avana.

Il Movimento San Isidro è definito come “un’iniziativa composta da artisti, attivisti, giornalisti, intellettuali e chiunque si senta indipendente, uniti per promuovere, tutelare e difendere la piena libertà di espressione, associazione, creazione e diffusione di arte e cultura a Cuba”.

Il Movimento San Isidro, nasce nel 2018 , da un gruppo multidisciplinare di persone che esercitavano la propria professione in modo onesto, ma al di fuori del riconoscimento legale dello Stato. Si sono incontrati a causa della repressione culturale esercitata dal decreto 349, lanciato dalle autorità cubane per legalizzare la censura nello stesso anno.

L’artista Luis Manuel Otero Alcántara, la curatrice d’arte e attivista Yanelys Núñez Leyva, il produttore Michel Matos, il poeta Amaury Pacheco e l’attrice Iris Ruiz sono stati alcuni dei fondatori.

Tutti loro avevano accumulato una notevole esperienza lavorativa prima della fondazione del movimento come manager e protagonisti di alcuni dei più importanti progetti indipendenti di cultura a Cuba. Il festival di musica elettronica Rotilla tra il 2008 e il 2009, organizzato da Matos, la Biennale 00 di arte indipendente nel 2018, l’emblematico collettivo poetico Omni Zona Franca e il Festival de Poesía Sin Fin ad Alamar durante gli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000. Questi eventi sono stati della massima importanza per la cultura nazionale, ma sono stati attaccati dal governo cubano, che li considera espressione della dissidenza.

Il movimento ha sviluppato un lavoro in stretta relazione con il quartiere di San Isidro all’Avana Vecchia, che ha beneficiato dei programmi e delle azioni comunitarie organizzate dal gruppo. Da questo rapporto con il quartiere è emerso l’appello che ha motivato il rapper ribelle Denis Solís ad aderire al movimento.

Il giovane è stato arrestato il 9 novembre scorso dalle autorità cubane e condannato a 8 mesi di carcere, dopo un processo durato 3 giorni, considerato un processo sommario dopo che il musicista ha espulso un poliziotto che era entrato a casa sua. La magistratura lo ha perseguito per “disprezzo dell’autorità”.

Prima della sua incarcerazione, Solís possedeva un pedicab (un taxi a pedali) che è stato confiscato dalla polizia cubana, secondo le sue dichiarazioni. Inoltre, aveva tentato, almeno in un’occasione, di scappare dal Paese senza successo.

Uno degli obiettivi del Movimento San Isidro è prevenire e garantire gli arresti arbitrari dei suoi membri. Ecco perché hanno avviato un gruppo di azioni pacifiche (un elemento molto importante che definisce il movimento) per contestare la condanna di Denis Solís. A Cuba, l’arbitrarietà non può essere combattuta attraverso canali legali, così il movimento ha deciso di attaccare sul terreno del simbolico, unica speranza di liberare il musicista.

I suoi membri hanno convocato la società civile per una lettura di poesie davanti alla stazione di polizia tra calle Cuba e calle Chacón, nel centro storico dell’Avana, per chiedere il rilascio del rapper. Lì sono stati picchiati e arrestati in diverse occasioni Luis Manuel Otero, Anamely Ramos, la professoressa di Storia del Design espulsa dall’Università Omara Ruiz Urquiola, Amaury Pacheco, Katherine Bisquet, Maykel Castillo e la giornalista di CiberCuba Iliana Hernández, per la quale hanno deciso di rinchiuderesipresso la sede del movimento a Calle Damas 955 per continuare l’azione il 16 novembre.

Al quartier generale del movimento sono arrivate circa 15 persone, immediatamente circondate dalla Sicurezza di Stato. Gli agenti non hanno permesso il passaggio di acqua e cibo nei primi giorni, hanno confiscato le provviste e il denaro che stava portando alla sede un vicino. Tutto ciò ha fatto sì che il 18 novembre alcuni dei manifestanti abbiano deciso di iniziare uno sciopero della fame e altri uno sciopero della fame e della sete come unico metodo di protesta contro questa situazione e per risparmiare provviste per i più bisognosi, come Omara Ruiz Urquiola, malata oncologica.

Le richieste degli scioperanti includono il rilascio di Denis Solís, la restituzione del denaro confiscato al vicino e la chiusura dei negozi di dollari che il governo ha recentemente aperto e che secondo gli attivisti “creano una segregazione di fatto” per la popolazione cubana senza accesso alla valuta internazionale.

Nella notte del 21 novembre, un uomo ha attaccato la sede con bottiglie di vetro e ha sfondato la porta con un martello in una strada traboccante di polizia e agenti della Sicurezza di Stato, nel parapiglia che ne è seguito, l’artista Luis Manuel Otero è stato ferito al volto.

Attualmente sono 7 le persone in sciopero della fame, 2 delle quali in sciopero della fame e della sete.

Il governo cubano nega di aver “cinto d’assedio” l’edificio. “Ovviamente possono uscire. Possono andare dove vogliono. Ma preferiscono rimanere dentro e dire di essere assediati per attirare l’attenzione” – commenta la stampa ufficiale. “Queste attività sono svolte da soggetti che cercano disperatamente di mostrare un’immagine pacifista, è il preambolo di quelle immagini che viviamo durante le cosiddette guarimbas in Venezuela, dove venivano finanziati giovani criminali per compiere atti di vandalismo, azioni incendiarie, persino linciaggio rivoluzionari da quel paese bruciati vivi in mezzo alla strada per intimidire la popolazione e generare il caos totale” – spiegano le autorità.

“L’idea che hanno – chiarisce ancora il governo dell’Avana – è quella di intrattenere i loro sostenitori generando dinamiche sociali di disobbedienza civile e ingovernabilità, come si riflette nei manuali della CIA sulla cosiddetta “lotta non violenta”. Dicono di essere in sciopero della fame, ma il loro Internet mostra direttamente l’ingresso di acqua, cibi non trasformati come riso, zucchero, fagioli, piselli, caffè e arachidi, così come birra e altra roba”.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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