Iraq: che cosa si nasconde dietro il riemergere dell’ISIS

Pubblicato il 25 novembre 2020 alle 12:55 in Iraq Medio Oriente

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In Iraq, le cellule dello Stato Islamico hanno dimostrato di essere ancora capaci di condurre attacchi a danno della popolazione irachena e del personale militare. Ad essere accusato, è l’apparato di sicurezza.

In particolare, secondo quanto riportato dal quotidiano al-Arab, il ministro della Difesa iracheno, il generale Juma’a Anad, ha affermato che il 90% delle operazioni perpetrate dall’ISIS in Iraq sono state favorite dalla negligenza delle forze di sicurezza e militari, a cui si accompagna quella mostrata dalla popolazione stessa. Le dichiarazioni del ministro sono giunte in un periodo in cui il Paese assiste ad un crescente riemergere della minaccia terroristica, perlopiù rappresentata da cellule dormienti affiliate allo Stato Islamico, tuttora attive nelle medesime aree che hanno visto l’organizzazione protagonista tra il 2014 e il 2017.

Tra gli ultimi episodi, il 21 novembre, 10 persone e, nello specifico 6 membri delle forze di sicurezza e 4 civili, hanno perso la vita nel governatorato di Salah al-Din, a Nord di Baghdad, a seguito dell’esplosione di una bomba collocata lungo una strada del governatorato. Secondo le forze della polizia locale, si è trattato di un’imboscata tesa da militanti dell’ISIS. Ancora prima, il 9 novembre, circa 11 persone sono state uccise, ed almeno altre 8 sono rimaste ferite, a seguito di un attentato perpetrato dallo Stato Islamico contro una postazione militare nell’Ovest della capitale, nei pressi di Radouaniya.

Tali episodi, racconta al-Arab, fanno temere l’inizio di una nuova fase “sanguinosa”, oltre a dimostrare come la minaccia terroristica non sia stata affatto debellata, nonostante i perduranti sforzi profusi dalle forze irachene e straniere. Stando a quanto riferito dal quotidiano, sulla base di un rapporto dell’International Centre for Counter Terrorism (ICCT) dell’Aia, negli ultimi mesi gli attacchi dell’ISIS si sono intensificati soprattutto nell’area tra Kirkuk, Salah al-Din e Diyala, a Nord di Baghdad, nota come il Triangolo della Morte. L’attività dell’organizzazione terroristica ha subito un’accelerazione dal mese di febbraio 2020, raggiungendo livelli simili a quelli che hanno preceduto la sua invasione della città di Mosul nel 2014. Al contempo, a detta dell’ICCT, lo Stato Islamico in Iraq è in procinto di passare da una fase di ricostruzione a un’altra caratterizzata da “attacchi audaci come la guerriglia”.

L’inizio della presenza dell’ISIS in Iraq risale al 2014. Dopo aver occupato gran parte del territorio iracheno, il 10 giugno di quell’anno l’organizzazione prese anche il controllo di Mosul, seconda città del Paese e principale nucleo urbano caduto in mano ai jihadisti, liberata poi il 10 luglio 2017. Il 9 dicembre 2017, dopo tre anni di battaglie, il governo iracheno ha annunciato la vittoria sull’ISIS. In particolare, è stato il primo ministro dell’Iraq allora in carica, Haider Al-Abadi, a comunicare che l’esercito aveva ripreso il totale controllo del Paese, dopo la riconquista di Rawa, una città ai confini occidentali di Anbar con la Siria, ultimo baluardo del gruppo in Iraq.

Tuttavia, da allora, attacchi “mordi e fuggi”, insurrezioni e guerriglie nel territorio dell’Iraq settentrionale continuano. L’obiettivo è minare il governo di Baghdad, attraverso attentati contro forze di sicurezza e gruppi civili che colpiscono anche infrastrutture statali, situate perlopiù in “aree aperte” a Nord di Baghdad. A tal proposito, alcune cellule affiliate allo Stato Islamico sembrano essere tuttora attive nella cosiddetta “Grande cintura Agricola” di Baghdad, di cui fa parte anche Radouaniya.

Tali sviluppi coincidono con l’annuncio degli Stati Uniti, a capo della coalizione anti-ISIS, circa il graduale ritiro delle truppe dall’Iraq. Si prevede che a gennaio 2021 saranno circa 2500 i soldati di Washington, e, secondo esperti di sicurezza, ciò potrebbe far precipitare il Paese mediorientale in una grave crisi.

Secondo il ministro della Difesa iracheno, il problema maggiore sta nell’infiltrazione dei terroristi in Iraq attraverso i confini siriano. I militanti dell’ISIS in Iraq, a detta di Anad, possiedono armi moderne, ma non riescono a prendere il controllo di una postazione militare, di un blocco della sicurezza o di una qualsiasi area, né sono in grado di reggere uno scontro con le forze di sicurezza per più di mezz’ora. Tuttavia, il personale iracheno è chiamato a combattere contro i terroristi, senza inseguirli, per non incorrere nel rischio di imboscate.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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