Esplosione danneggia una petroliera maltese nel Mar Rosso

Pubblicato il 25 novembre 2020 alle 17:13 in Arabia Saudita Malta

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Un’esplosione nel Mar Rosso, al largo delle coste dell’Arabia Saudita, vicino al confine con lo Yemen, ha colpito e danneggiato una petroliera battente bandiera maltese, gestita dalla società greca TMS Tankers. Si tratta della Mt Agrari che, secondo quanto dichiarato dai suoi operatori, sarebbe stata “attaccata da una fonte sconosciuta”, mercoledì 25 novembre, mentre si trovava al largo di Shuqaiq. In base alle prime informazioni, la nave sarebbe stata danneggiata circa un metro sopra la linea di galleggiamento e avrebbe subito una breccia. Al momento non ci sono feriti e l’equipaggio è stato messo al sicuro, ha assicurato l’Agrari.

La nave, che secondo i dati del portale “Marine Traffic” si trova attualmente nel porto di Shuqaiq, è stata abbordata da soccorsi sauditi. Riad, tuttavia, non ha confermato immediatamente l’incidente. La società di sicurezza britannica Ambrey, che ha riferito dell’incidente, l’ha attribuito all’esplosione di una mina. “La nave cisterna LR2 / Aframax AGRARI è stata colpita da una mina ormeggiata in uno dei moli della centrale a vapore di Al Shuqaiq (SSPP), in Arabia Saudita”, afferma il rapporto di Ambrey. “L’esplosione è avvenuta nelle vicinanze del porto e ha perforato lo scafo della nave”, ha aggiunto.

La Mt Agrari aveva raggiunto le acque del Mar Rosso il 23 novembre, dopo un viaggio di 17 giorni, iniziato dal porto di Rotterdam, nei Paesi Bassi. Le merci che si trovavano a bordo dell’imbarcazione erano state scaricate presso la centrale a vapore di Shuqaiq, poco prima dell’incidente. L’Agrari è una delle più piccole petroliere aframax, come mostrano i dati pubblicati sul sito web di TMS Tankers.

La notizia dell’esplosione giunge dopo che, lunedì 23 novembre, un missile da crociera, sparato dai ribelli yemeniti Houthi, ha colpito un impianto petrolifero della compagnia saudita Saudi Aramco, situato a Gedda, sul Mar Rosso. L’attacco è avvenuto a poche ore di distanza dalle dichiarazioni di un funzionario statunitense, secondo cui gli Houthi non sarebbero disposti a raggiungere la pace. Il Mar Rosso è una rotta di navigazione vitale sia per le merci che per le forniture energetiche mondiali. La zona, tuttavia, è teatro di persistenti tensioni. Solo due settimane fa, un incendio vicino a una piattaforma galleggiante appartenente al terminal petrolifero di Jazan è stato contenuto dalle autorità saudite, che sono riuscite ad evitare vittime.

L’attacco Houthi di lunedì è stato un altro tentativo dei ribelli yemeniti di danneggiare la coalizione militare, a guida saudita, contro cui sta combattendo dal 26 marzo 2015. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto yemenita per sostenere il presidente legato al governo legittimo, Rabbo Mansour Hadi. In particolare, Riad guida una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti. Il ruolo saudita nel panorama yemenita ha fatto sì che il Regno fosse più volte bersaglio di attacchi condotti dai ribelli Houthi, i quali, a loro volta, hanno messo in luce le offensive condotte dalla coalizione in Yemen. In tale quadro, già il 23 giugno scorso, il gruppo sciita aveva annunciato l’inizio di una “vasta operazione” volta a colpire i territori sauditi, a seguito della fine di una tregua unilaterale annunciata dalla coalizione il 9 aprile.

I ribelli sciiti, nel frattempo, continuano ad essere impegnati nella conquista dei territori settentrionali yemeniti, e, in particolare, del governatorato di Ma’rib, ricco di risorse petrolifere. Tra le postazioni colpite negli ultimi giorni, vi è Camp Mas, definito “l’ultima base strategica” delle forze governative, dove gli Houthi sono riusciti ad entrare dopo settimane di violenti scontri e bombardamenti.

Lo Yemen è testimone di un perdurante conflitto civile dal 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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