Taiwan avvia la produzione del suo primo sottomarino

Pubblicato il 24 novembre 2020 alle 21:05 in Asia Taiwan

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Dopo anni, Taiwan ha ufficialmente iniziato a realizzare il suo primo sottomarino prodotto a livello nazionale, nel tentativo di rafforzare le sue difese costiere contro l’espansione della Cina. Il nuovo programma vedrà l’isola costruire otto nuovi sottomarini d’attacco, alimentati a diesel, che ringiovaniranno sostanzialmente la sua flotta, composta da due navi della Seconda Guerra Mondiale e da due sottomarini di fabbricazione olandese, costruiti negli anni ’80. Il primo nuovo sottomarino auto-prodotto sarà completato da Taiwan entro il 2024.

Si tratta dell’ultima iniziativa della presidente Tsai Ing-wen, intenzionata a ri-orientare la politica di difesa del Paese concentrandola sulla prevenzione di un’eventuale invasione piuttosto che sulle possibili conseguenze. La spesa militare della sua amministrazione è il riflesso del cambiamento in corso, che contempla, ad esempio, l’acquisto di missili e droni dagli Stati Uniti invece che quello di carri armati e cacciatorpediniere, come sottolineato da Michael Mazza, visiting fellow negli studi di politica estera e di difesa presso l’American Enterprise Institute.

“Taiwan ha bisogno di sostituire le vecchie apparecchiature ma, allo stesso tempo, sa di non poter fare affidamento su quel tipo di piattaforme militari così pesantemente come ha fatto in passato”, ha affermato Mazza, aggiungendo: “Il Paese è passato ad un approccio più ‘asimmetrico’ che si concentra su fattori come la capacità di sopravvivenza, un gran numero di munizioni, la mobilità e si focalizza su piattaforme letali più piccole piuttosto che su F16, carri armati e cacciatorpediniere”.

I sottomarini potranno svolgere un ruolo importante nello scoraggiare uno sbarco anfibio da parte dell’Esercito popolare di liberazione cinese e pattuglieranno anche lo stretto di Taiwan, un corso d’acqua strategico, largo 180 km, che separa Taiwan dall’Asia continentale.

Taiwan ha tradizionalmente acquistato gran parte delle sue armi all’estero, in particolare dagli Stati Uniti, con i quali l’isola mantiene forti legami informali, soprattutto dal punto di vista culturale e commerciale, nonostante la rinuncia a riconoscere ufficialmente la legittimità della Repubblica di Cina (ROC), come si definisce il governo taiwanese. Poco prima dell’annuncio del rivoluzionario programma sottomarino, l’agenzia di stampa Reuters ha riferito che il contrammiraglio USA Michael Studeman, direttore dell’intelligence del Comando dell’Indo-Pacifico, ha visitato a sorpresa Taiwan, il 22 novembre, a due giorni di distanza dalla firma di un Memorandum d’Intesa per la cooperazione economica tra gli Stati Uniti e l’isola. L’uomo è il funzionario militare degli USA di più alto grado ad aver visitato Taiwan di recente. Secondo più osservatori, tale visita sarebbe stata particolarmente significativa alla luce delle crescenti tensioni registrate nello stretto di Taiwan.

Data la sua vicinanza alla Cina, il Pentagono ha definito la spesa militare di Taiwan “insufficiente”, nonostante Tsai abbia deciso di alzare il budget per il 2021 al suo più alto livello mai raggiunto, ovvero a 15,2 miliardi di dollari. Israele, al contrario, ha speso 20,5 miliardi di dollari per le sue forze armate nel 2019, mentre la Corea del Sud ha speso 43,9 miliardi e il Giappone 47,6, in base agli ultimi dati dello Stockholm International Peace Research Institute.

“Il problema qui è che non puoi guardare solo al budget militare. L’altra cosa che cerchi è la struttura delle forze. La coscrizione è un problema enorme, così come la struttura fiscale. Devi guardare a quanto il budget militare occupa nella spesa del governo”, ha spiegato ad Al Jazeera Liao Kitsch Yen-Fan, analista di sicurezza freelance che lavora presso l’Istituto di ricerca nazionale per la difesa e la sicurezza di Taiwan. Liao ha affermato che il Paese ha ridotto le sue forze in servizio attivo “all’osso” poiché molti cittadini non desiderano più prestare servizio nell’esercito. Anche le sue riserve sono in difficoltà, secondo gli esperti.

La Cina dichiara da tempo che spera di raggiungere una “riunificazione” pacifica con Taiwan. Il presidente, Xi Jinping, ha intensificato la retorica e si è impegnato a prendere l’isola con la forza. “A partire dal 2019-2020, con le vicende di Hong Kong, le persone a Taiwan hanno un’idea più chiara di quali sono le vere intenzioni della Cina. In passato, non credo che avessero una visione precisa di cosa sarebbe successo se lo Stretto fosse stato unificato. Ma vedendo cosa sta accadendo a Hong Kong e nello Xinjiang, penso che le persone stanno capendo davvero e che non saranno disposte a perdere la loro libertà”, ha affermato Yao-yuan Yeh, professore associato di studi internazionali presso l’Università di St Thomas, a Houston.

Per Pechino, le relazioni tra Taipei e Washington non sono accettabili perché, secondo la sua visione, la Cina e Taiwan formano un solo Paese di cui l’isola sarebbe una provincia, in base al principio che riconosce come unico governo quello della Repubblica Popolare Cinese. A Taipei, tuttavia, è presente un esecutivo autonomo, con a capo la presidente avversa a Pechino, Tsai Ing-wen. Oltre a respingere categoricamente il principio di “una sola Cina”, quest’ultima ha trionfato con una grande maggioranza alle ultime elezioni sull’isola alla guida del Partito Progressista Democratico (PDD), lo scorso 11 gennaio, e ha intensificato gli scambi con Washington.

Il governo di Pechino, da parte sua, ha però più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza. Va notato che, durante e dopo le ultime visite ufficiali dei funzionari statunitensi a Taiwan, l’Esercito Popolare di Liberazione (EPL) di Pechino ha intensificato le proprie attività nello stretto.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.