Sgombero di un campo profughi a Parigi, violenze della polizia “scioccanti”

Pubblicato il 24 novembre 2020 alle 19:29 in Francia Immigrazione

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Il ministro dell’Interno francese, Gerald Darmanin, ha affermato che è in corso un’indagine sugli scontri scoppiati a Parigi, nella serata di lunedì 23 novembre, mentre la polizia smantellava un campo profughi a Place de la Republique. In molti hanno pubblicato online immagini e filmati in cui si vedono le forze dell’ordine colpire i manifestanti, accorsi subito dopo che gli agenti avevano rimosso le tende dei migranti installate nella piazza per chiedere un alloggio. Sono stati respinti anche attivisti, volontari e membri di associazioni per la difesa dei diritti dei rifugiati, inclusa la consigliera parigina, Danielle Simonet, del partito di sinistra “La France insoumise”.

“Alcune delle immagini dello sgombero del campo profughi illegale a Place de la Republique sono scioccanti”, ha scritto su Twitter Darmanin, nelle prime ore di martedì 24 novembre. Nel frattempo, ha assicurato il ministro, è stata aperta un’indagine interna della polizia sulle accuse di cattiva condotta mostrata durante l’operazione. Le conclusioni dovrebbero essere pubblicate entro 48 ore.

Gli agenti sono stati visti sollevare con forza le tende mentre le persone erano ancora all’interno e scuoterle fino a farle cadere a terra. “Quelli che resistevano sono stati presi a calci o picchiati con i manganelli”, ha riferito il capo della ONG Medici Senza Frontiere in Francia, Corinne Torre. La maggior parte delle persone accampate proveniva da Afghanistan, Somalia ed Eritrea. “Ad alcune è stato rifiutato l’asilo mentre altre sono nel limbo burocratico o stanno tentando di fare domanda”, ha specificato la Torre.

Il campo di Place de la Republique è emerso solo una settimana dopo che la polizia ha ripulito un campo profughi più grande, allestito vicino allo stadio sportivo nazionale francese. Il quartier generale della polizia di Parigi ha riferito che la struttura è stata evacuata lunedì perché illegale e ha “invitato” le persone a cercare un alloggio offerto dallo Stato o dalle associazioni di supporto e volontariato.

Gran parte dei rifugiati e dei migranti arrivati in Francia si sono trasferiti a Parigi dopo la chiusura dell’enorme campo di Calais, nel 2016. Da quel momento, le autorità stanno ripetutamente tentando di smantellare tutte le sistemazioni non autorizzate che emergono sul territorio francese e che, una volta chiuse, finiscono per riapparire di nuovo, nel giro di pochi mesi, in un altro luogo.

La Francia si è unita ad altri Stati europei, come l’Italia e la Gran Bretagna, nel prendere una posizione più dura sugli arrivi di migranti irregolari, nel mezzo di una crisi migratoria che coinvolge, in misura maggiore o minore, tutta l’Europa. I sondaggi di opinione mostrano che gli elettori francesi sono preoccupati per la questione dell’immigrazione e tali timori stanno facendo aumentare il sostegno alla leader di estrema destra, Marine Le Pen, la quale potrebbe diventare la principale rivale del presidente Emmanuel Macron alle prossime elezioni presidenziali, nel 2022.

Le manifestazioni contro lo sgombero del campo profughi di Place de la Republique si uniscono a quelle contro la proposta di legge sulla cosiddetta “sicurezza globale”. Il 19 novembre, nell’ambito di questa iniziativa, i legislatori francesi hanno iniziato a discutere di un disegno di legge che potrebbe vietare la diffusione di immagini raffiguranti i volti degli agenti di polizia. Ampie proteste sono state organizzate a Parigi e in altre città del Paese contro quella che è stata percepita come una potenziale perdita di un controllo esterno e indipendente sugli abusi di potere. Le forze di sicurezza francesi sono state spesso accusate di utilizzare tattiche brutali quando si tratta di manifestanti, in particolare provenienti da minoranze nere o arabe.

Ora, il governo centrista di Macron ha proposto una nuova legge di “sicurezza globale” che potrebbe dare maggiore autonomia alla polizia locale e, potenzialmente, armarla di più, espandendo l’uso di droni di sorveglianza nelle aree ad alta criminalità. Secondo la legge, che si dovrebbe applicare sia ai civili che ai giornalisti, costituirà un crimine mostrare le immagini del volto di un agente delle forze di polizia, a meno che non sia stato offuscato. La pubblicazione sui social media o altrove con l’intenzione di minare “l’integrità fisica o psicologica” di un agente potrebbe essere punita con un anno di reclusione o con multe fino a 45.000 euro.

Giornalisti e gruppi per la difesa dei diritti umani si sono opposti alla misura e sono scesi in piazza regolarmente da quando i legislatori hanno iniziato a discutere della legge. Vaste proteste si sono svolte a Parigi, Bordeaux, Lione, Grenoble, Marsiglia e in altre città francesi.

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Chiara Gentili

di Redazione

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