Il ruolo del Kuwait nel conflitto in Yemen

Pubblicato il 24 novembre 2020 alle 16:17 in Kuwait Yemen

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Il Kuwait ha fatto il suo ingresso nel panorama yemenita nel 2015, fornendo supporto alla coalizione internazionale a guida saudita.

Il 26 marzo 2015, data di inizio dell’offensiva lanciata dalla coalizione internazionale guidata da Riad, il Kuwait inviò 15 aerei da combattimento, e, nello specifico, cacciabombardieri McDonnell Douglas F/A-18 Hornet, di produzione statunitense. Poi, nel dicembre 2015, il governo kuwaitiano approvò la decisione di inviare anche truppe di terra, e, in particolare, un battaglione di artiglieria, all’Arabia Saudita, senza specificare il numero di soldati coinvolti. Nel giustificare la propria mossa, l’emirato si unì a quanto affermato dagli altri membri della coalizione, affermando di aver risposto alla richiesta del presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, il quale aveva chiesto sostegno per proteggere lo Yemen e il popolo yemenita dalle aggressioni perpetrate dai ribelli Houthi, i quali rappresentavano uno “strumento in mano a potenze straniere”.

Anche per il Parlamento kuwaitiano, l’intervento del Paese nel conflitto yemenita mirava a preservare non solo la legittimità dello Yemen, ma altresì la sicurezza dell’intera regione del Golfo. Tuttavia, si trattava di un’azione insolita per il Kuwait, il quale si era rifiutato, nel 2014, di prendere parte alla coalizione anti-ISIS guidata dagli Stati Uniti. Ad ogni modo, l’emirato e il Regno saudita condividevano idee simili in materia di politica estera ed erano entrambi convinti della necessità di scendere in campo per contrastare le milizie filoiraniane. Inoltre, come per le altre monarchie del Golfo, il controllo di Sana’a da parte degli Houthi era indice della crescente influenza dell’Iran nella regione mediorientale e ciò doveva essere frenato.

La decisione non venne ben vista dalla componente sciita kuwaitiana, la quale costituiva tra il 25 e il 30% della popolazione. In particolare, aspre critiche vennero da un deputato sciita, Abdul Hamid Dashti, il quale definì l’operazione della coalizione, “Tempesta decisiva”, un atto di aggressione contro lo Yemen, che avrebbe avuto conseguenze anche per il Kuwait e per la comunità sciita del Golfo. Una posizione simile venne adottata anche da un noto avvocato sciita, Khalid al-Shatti, il quale venne successivamente convocato e arrestato dalle autorità kuwaitiane per aver criticato e offeso il governo di Riad, oltre ad aver demoralizzato i soldati kuwaitiani e rischiato di minare le relazioni tra Kuwait e Arabia Saudita.

A livello ufficiale, il 28 aprile 2015, il ministro degli Esteri Sabah al-Khalid al-Sabah affermò che la crisi yemenita si sarebbe potuta risolvere solo politicamente. In effetti, l’emirato ha provato a preservare la propria posizione di mediatore del Golfo anche nella cornice della crisi yemenita. In particolare, nel corso dei cinque anni di conflitto, il Paese del Golfo, secondo alcuni analisti, ha gradualmente abbandonato il proprio approccio militare, esercitando maggiore influenza a livello politico e diplomatico, e incoraggiando “de-escalation, dialogo e fiducia reciproca” tra le parti belligeranti.

A prova di ciò, è stato il Kuwait ad ospitare, nel 2016, le prime sessioni di dialogo, tenute sotto l’egida delle Nazioni Unite, tra i rappresentanti del governo legittimo yemenita e delle milizie Houthi, le quali vennero sospese, dopo circa tre mesi, il 6 agosto. Sebbene lo sforzo si sia rivelato invano, il Kuwait è stato tra i promotori di una risoluzione politica della crisi yemenita e tra i maggiori sostenitori dell’apertura di canali diplomatici, facendo altresì leva sul proprio ruolo di membro non permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite tra il 2018 e 19. Nonostante il parziale inadempimento denunciato il 15 settembre scorso dalle Nazioni Unite, dal 2017 il Kuwait ha altresì fornito aiuti umanitari, come mostrato dagli aiuti pari a 1.1 miliardi di dollari stanziati il 25 aprile 2017.

In tale quadro, il 31 dicembre 2019, il ministro della Difesa kuwaitiano, Ahmad Mansour, ha sottolineato la continua partecipazione del suo Paese alla coalizione araba a sostegno della legittimità in Yemen, in quanto la sicurezza e la stabilità dei Paesi membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) sono parte integrante della sicurezza del Kuwait, e, pertanto, la partecipazione di truppe kuwaitiane tra le file dell’esercito saudita è motivo di orgoglio. In tale occasione, è stato sottolineato come il Kuwait sia presente tra le forze aeree della coalizione e tra le truppe di terra al confine tra Yemen e Arabia Saudita, nel quadro dell’operazione “Restoring Hope”, che ha sostituito “Tempesta decisiva” dal 22 aprile 2015, e tuttora in corso.

Secondo le informazioni raccolte fino al mese di novembre 2020, il contributo del Kuwait in Yemen consiste in aerei da combattimento e truppe di terra. Di queste ultime non è stata specificata la cifra esatta.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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