Putin si esprime sullo status giuridico del Nagorno Karabakh

Pubblicato il 24 novembre 2020 alle 6:22 in Armenia Russia

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Il presidente russo Vladimir Putin si è espresso sullo status giuridico del territorio del Nagorno Karabakh, teatro dell’ultimo sanguinoso conflitto armato tra Azerbaigian e Armenia.

Il leader russo, intervenendo in diretta televisiva sul canale nazionale Russia 1, ha spiegato la posizione di Mosca sull’appartenenza del Nagorno-Karabakh, ribadendo che l’Armenia non riconosce la sovranità dell’Nagorno Karabakh.

“Dal punto di vista del diritto internazionale, sia il Nagorno-Karabakh che tutte le regioni adiacenti erano e sono parte integrante del territorio della Repubblica dell’Azerbaigian”, ha detto Putin.

Il presidente ha poi aggiunto che la Russia non ha alcun obbligo di essere coinvolta nel conflitto.

“Il trattato CSTO prevede l’assistenza reciproca in caso di aggressione contro il territorio di un paese che è parte di questo trattato”, ha ricordato.

Pertanto, secondo Putin, Mosca non avrebbe dovuto essere coinvolta nella partecipazione diretta agli scontri militari, poiché nessuno ha attaccato il territorio dell’Armenia.

“L’Armenia non si è sentita abbandonata, dimenticata. E la Russia ha fatto di tutto per evitare che ciò accadesse”, ha concluso il presidente russo.

Dopo sei settimane di guerra, il 9 novembre Russia, Azerbaigian e Armenia hanno siglato un accordo per cui entro il 1° dicembre l’Armenia si impegna a restituire all’Azerbaigian i sette distretti limitrofi al Nagorno-Karabakh conquistati nella guerra del 1991-94. I due eserciti rimarranno nelle posizioni attualmente occupate e lungo la linea del cessate il fuoco sarà attiva una forza di pace della Federazione russa, che controllerà il Karabakh per i prossimi 5 anni, rinnovabili. L’Armenia si impegna a garantire i trasporti tra il Nakichevan e le regioni orientali dell’Azerbaigian, mentre l’Azerbaigian si impegna a garantire le comunicazioni lungo il corridoio di Lachin che collega il Karabakh all’Armenia. Entrambi i corridoi saranno pattugliati da guardie dell’FSB della Federazione russa.

L’annuncio della fine della guerra ha scatenato le proteste a Erevan, i cui partecipanti hanno chiesto le dimissioni del primo ministro Nikol Pashinyan. Lo stesso Pashinyan ha spiegato la firma dell’accordo di pace con la richiesta dei militari. A sua volta, il presidente Sargsyan ha affermato di aver appreso dell’accordo dalla stampa, poiché nessuno si era consultato con lui sull’argomento, chiedendo anch’egli le dimissioni del governo del primo ministro Nikol Pashinyan e lo svolgimento di elezioni parlamentari anticipate.

L’Armenia e l’Azerbaigian si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992 sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo OSCE di Minsk, guidato da tre copresidenti, Russia, Stati Uniti e Francia. Le tensioni tra i due paesi si sono intensificate nuovamente la mattina di domenica 27 settembre quando l’esercito azero ha lanciato un massiccio attacco di artiglieria in Nagorno-Karabakh lungo la linea del cessate il fuoco del 1994, colpendo insediamenti civili, compresa la capitale Stepanakert.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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