Perquisizione sulla nave turca: convocati ambasciatori di UE, Italia e Germania

Pubblicato il 24 novembre 2020 alle 18:28 in Europa Turchia

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La Turchia ha convocato ad Ankara gli ambasciatori dell’Unione Europea, della Germania e dell’Italia per manifestare la sua opposizione al tentativo tedesco di perquisire una nave commerciale, battente bandiera turca, diretta in Libia.

Questo l’annuncio del Ministero degli Esteri della Turchia, che ha deciso di agire per canali diplomatici dopo l’incidente di domenica 22 novembre. Quella notte, alcuni soldati della fregata tedesca Hamburg, impiegati nell’ambito della missione europea Irini, erano saliti a bordo della nave turca Roseline A., sospettata di trasportare armi in Libia, per una perquisizione. Tuttavia, prima di completare l’indagine, le forze tedesche erano state costrette ad abbandonare i controlli e a ritirarsi dall’imbarcazione poiché Ankara aveva protestato contro la decisione della missione UE, giudicandola “una violazione del diritto internazionale”. Secondo la Turchia, l’ispezione non era autorizzata dal momento che il permesso non era stato concesso dalle autorità di Ankara. A detta della Germania, invece, l’iniziativa è da considerarsi lecita perché Berlino avrebbe chiesto l’autorizzazione e, dopo quattro ore senza risposta, come da prassi, avrebbe proceduto con l’ispezione ritenendo che ci fosse un permesso implicito.

L’Operazione Irini, incaricata di monitorare il rispetto dell’embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite in Libia, non ha rilasciato commenti immediati sulla vicenda. Le autorità di Berlino, invece, sono tornate a ribadire la loro posizione martedì 24 novembre. “Tutto è andato esattamente secondo il protocollo”, ha detto una portavoce del Ministero degli Esteri.

La Turchia ha affermato che la nave stava trasportando aiuti umanitari e che i soldati tedeschi non avevano trovato nulla di sospetto a bordo dell’imbarcazione. Anche il governo di Berlino ha confermato quest’ultima dichiarazione ma ha specificato che la perquisizione non sarebbe stata interamente completata a causa dell’opposizione turca.

Nel frattempo, i media di Ankara stanno diffondendo un filmato girato dall’equipaggio della nave in cui si vedono uomini armati, in uniforme militare, schierare marinai con le mani sulla testa sul ponte di quella che sembra essere la Roseline A. Nel video, viene mostrata anche una lite tra l’equipaggio turco e i soldati tedeschi sbarcati sulla nave a bordo di un elicottero. 

Il Ministero degli Esteri turco ha riferito che protesterà contro “questa azione non autorizzata, condotta con la forza”. Il portavoce, Hami Aksoy, ha dichiarato: “Il capitano ha mostrato collaborazione e ha condiviso informazioni sul carico della nave e sulla sua rotta. Nonostante ciò, alle 17:45, le forze armate dell’Operazione Irini sono salite a bordo della nave ed hanno effettuato un “monitoraggio” durato molte ore”. “Protestiamo contro questo atto, che è stato eseguito con la forza e senza autorizzazione e ci riserviamo il diritto di chiedere un risarcimento”, ha aggiunto.

Le potenze dell’UE, coinvolte negli sforzi per porre fine al conflitto in Libia, hanno rilasciato, lunedì 23 novembre, una dichiarazione congiunta in cui hanno minacciato sanzioni contro “tutte le parti libiche e internazionali” che ostacolano il processo di pace del Paese nordafricano, lacerato dalla guerra. Nel documento, gli Stati hanno affermato che sono “pronti a prendere misure punitiva anche contro coloro che saccheggiano i fondi statali libici o commettono violazioni dei diritti umani”. 

I Paesi accusati di violare l’embargo sulle armi in Libia includono Turchia, Russia ed Emirati Arabi Uniti. Ankara e il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, presieduto dal premier Fayez al-Sarraj, alleato di Erdogan, sostengono che la missione Irini sia troppo sbilanciata a favore del generale di Tobruk, Khalifa Haftar. Questo perchè non si occupa di controllare i traffici di armamenti via terra, spesso più frequenti di quelli via mare o via aerea. In particolare, al-Sarraj, ha dichiarato che non verrebbero monitorate le consegne dall’Egitto, uno dei più fedeli alleati, insieme agli Emirati Arabi Uniti, dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) di Haftar.  

Irini, operativa dal primo aprile 2020, è una missione aerea e navale, attiva nel Mediterraneo orientale, creata con l’obiettivo di far rispettare l’embargo in Libia e fermare il traffico di armi. Ha sostituito la vecchia operazione Sophia, il cui mandato è scaduto proprio a fine marzo. A differenza di quest’ultima, che si concentrava soprattutto sulla lotta alla tratta di migranti, Irini si occupa quasi esclusivamente delle violazioni all’embargo sulle armi in Libia, istituito dall’ONU il 26 febbraio del 2011. La missione, guidata dal comandante italiano Fabio Agostini, si avvale di navi e mezzi aerei e satellitari e può condurre ispezioni in alto mare, al largo della Libia, su imbarcazioni sospettate di trasportare armi o materiale similare, secondo quanto stabilito anche dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Tra i compiti secondari di Irini, sono compresi il monitoraggio e la raccolta di informazioni sull’export illegale di petrolio, il supporto alle operazioni e il contributo all’addestramento della Guardia Costiera libica e ai militari della Marina, nonché il sostegno allo smantellamento delle reti di trafficanti. La durata della missione è stata momentaneamente fissata a un anno, fino al 31 marzo 2021.

Il 4 agosto, la Germania ha inviato la fregata Hamburg, con a bordo circa 250 soldati, per unirsi alla missione Irini. La nave è partita con un mandato di 5 mesi, dunque i membri dell’equipaggio torneranno in Germania il 20 dicembre. Nel suo sito ufficiale, l’operazione afferma di riservarsi il diritto di salire a bordo delle navi senza permessi sui cosiddetti “approcci amichevoli”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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