Il ministro degli Esteri cinese in visita a Tokyo e Seoul

Pubblicato il 24 novembre 2020 alle 10:32 in Cina Corea del Sud Giappone

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Il ministro degli Affari Esteri della Cina, Wang Yi, è arrivato in Giappone, il 24 novembre, nell’ambito di un tour diplomatico della durata di quattro giorni che lo porterà anche in Corea del Sud. A Tokyo, Wang incontrerà il suo omologo giapponese, Toshimitsu Motegi, e, il 25 novembre, potrebbe essere ricevuto anche dal primo ministro giapponese, Yoshihide Suga.

La visita di Wang rappresenta il primo viaggio di un diplomatico cinese a Tokyo dalla nomina di Yoshihide Suga come primo ministro del Giappone, avvenuta lo scorso 14 settembre, in seguito alle dimissioni dell’ormai ex-primo ministro giapponese Shinzo Abe, rassegnate il precedente 28 agosto. Tra i principali temi affrontati da Wang in Giappone vi saranno la pandemia di coronavirus, le elezioni statunitensi e la ripresa degli scambi bilaterali. Oltre a questo, potrebbero esserci dialoghi riguardo la possibile istituzione di un consolato giapponese nella città cinese di Wuhan entro i prossimi due anni, che potrebbe quindi aggiungersi agli altri cinque consolati giapponesi già esistenti a Shanghai, Guangzhou, Shenyang, Chongqing e Qingdao.

Prima dell’arrivo di Wang, il ministro degli Esteri del Giappone aveva dichiarato che vi fossero una serie di questioni in sospeso tra la Cina e il Giappone e che fosse quindi importante analizzarle una ad una per raggiungere soluzioni. Motegi ha promesso un dialogo “franco” con Wang.

Secondo South China Morning Post, da parte sua, Wang potrebbe voler affrontare la questione della strategia per l’Indo-Pacifico del Giappone per valutare se Suga intenda o meno perseguire la politica di contenimento della Cina portata avanti da Abe. Il Giappone fa parte del cosiddetto gruppo Quad, insieme agli USA, all’Australia e all’India. Lo scorso 6 ottobre, il segretario di Stato uscente degli USA, Mike Pompeo, aveva incontrato i ministri degli Esteri degli altri quattro membri e aveva chiesto loro una maggiore cooperazione nella regione dell’Indo-Pacifico, per contrastare le crescente influenza della Cina. Pechino ritiene che il gruppo Quad sarebbe volto a contenere il suo sviluppo regionale e ha avanzato l’ipotesi, smentita poi dallo stesso primo ministro giapponese Suga, che i quattro Paesi stiano creando una mini-NATO. Intanto, però, i quattro hanno organizzato l’esercitazione militare marittima MALABAR, iniziata lo scorso 3 novembre nel Golfo del Bengala e conclusasi il 20 novembre nel Mar Arabico.

Al momento, la politica adottata dall’esecutivo di Suga rispetto alla Cina ha cercato di mantenere l’equilibrio esistente tra la dipendenza economica di Tokyo da Pechino e le sue preoccupazioni in ambito di sicurezza per la crescente potenza cinese, anche riguardo le dispute territoriali esistenti tra le parti rispetto alle isole Senkaku/Diaoyu, nel Mar Cinese Orientale, attualmente amministrate da Tokyo e intorno alle quali sta crescendo la presenza militare di entrambe le parti. Nel fare ciò, Suga ha da un lato evitato la retorica anti-cinese finora adottata dagli USA ma dall’altro ha intensificato, ad esempio, i rapporti con l’Australia, con la quale ha concluso un patto di alleanza militare, detto Reciprocal Access Agreement (RAA), il 17 novembre scorso. Oltre a questo, in occasione del suo primo viaggio all’estero in qualità di primo ministro, Suga ha scelto di recarsi in Vietnam, dove ha firmato accordi economici e di sicurezza, e in Indonesia, sempre nell’ottica di rafforzare i legami del Giappone con altri Paesi asiatici.

Dal punto di vista economico, già sotto la leadership di Abe, il Giappone aveva avviato una serie di iniziative volte a ridurre la propria dipendenza economica dalla Cina, invitando le proprie aziende a diversificare la loro catena di approvvigionamento e a ridurre la dipendenza dalla Cina, spostando, ad esempio, la produzione in Giappone o nei Paesi del Sud-Est Asia, con i quali Tokyo sta intensificando i legami economici.

La Cina è un partner economico primario per il Giappone con il quale ha firmato, il 15 novembre scorso, il Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP), il maggior patto commerciale al mondo a cui hanno partecipato Cina, Giappone, Corea del Sud, Nuova Zelanda, Australia e i Paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asia (ASEAN). L’intesa riguarda un’area che rappresenta il 30% del PIL globale e una popolazione di 2,1 miliardi di persone, circa un terzo della popolazione mondiale. Oltre a questo, si è trattato del primo accordo commerciale multilaterale firmato da Pechino, della prima intesa sulla riduzione dei dazi con tra Cina e Giappone e della prima volta in cui Corea del Sud, Giappone e Cina si sono uniti ad un blocco di libero scambio.

Secondo alcuni osservatori, poiché il viaggio di Wang lo porterà anche a Seoul, si tratterà di un’occasione per ripianificare la strategia di Pechino rispetto a due alleati degli USA in Asia per i quali Washington è un alleato chiave in materia di sicurezza, in vista della presidenza di Joe Biden. Secondo altri, poi, la visita di Wang potrebbe servire a porre le basi per un summit trilaterale tra Pechino Tokyo e Seoul per potenziare i legami commerciali tra i tre Paesi e per valutare una possibile partecipazione cinese al Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (CPTPP).

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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