L’Algeria cambia modello economico: dal petrolio alle armi

Pubblicato il 24 novembre 2020 alle 11:29 in Africa Algeria

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L’Algeria si è resa conto che un sistema economico dipendente dalle risorse petrolifere può creare difficoltà, vista la continua fluttuazione dei prezzi. Per tale motivo, l’attenzione è sempre più rivolta alle esportazioni dei prodotti dell’industria bellica.

A riferirlo, il quotidiano al-Arab, secondo cui il Paese Nord-africano sta rivedendo il proprio piano economico, per far fronte alle ripercussioni della pandemia di coronavirus e del calo dei prezzi di petrolio. In particolare, Algeri sta prendendo in considerazione l’ipotesi di sviluppare ulteriormente le proprie industrie belliche, così da favorire il loro ingresso nei mercati internazionali e aumentare i ricavi derivanti da tale settore.

Considerazioni simili sono giunte dal capo di Stato maggiore dell’esercito algerino, Said Chengriha, il quale, nel corso di un incontro svoltosi il 21 novembre con dirigenti e rappresentanti dell’industria bellica, ha evidenziato come sia divenuto necessario sviluppare un nuovo modello economico in grado di sfruttare tutte le capacità disponibili nel Paese e, in tal senso, bisognerebbe pensare “seriamente” all’esportazione di prodotti militari di fabbricazione algerina. Questi ultimi, a detta di Chengriha, hanno oramai raggiunto le esigenze dell’esercito e del mercato locale. Pertanto, l’industria bellica algerina può ora aprirsi ai mercati regionali e internazionali. Per fare ciò, è stato affermato, bisognerà puntare sempre più l’attenzione sulla ricerca e sullo sviluppo della produzione militare, in modo da soddisfare gli standard internazionali.

Come evidenzia al-Arab, sebbene si tratti di dichiarazioni dalle connotazioni strategiche e geopolitiche, quanto affermato dal capo di Stato maggiore riflette, in realtà, la visione del presidente Abdelmadjid Tebboune e il piano di rilancio economico e sociale discusso il 7 luglio scorso. L’obiettivo del nuovo piano è ridurre la dipendenza dell’Algeria da gas e petrolio e potenziare il settore privato, così da trarre il massimo beneficio dalle risorse disponibili. Parallelamente, è stata rivolta l’attenzione anche al settore delle risorse minerarie, con particolare riferimento a ferro, fosfato e oro, con il fine di sviluppare nuovi meccanismi di regolamentazione e attirare manodopera.

Secondo le proiezioni del Fondo Monetario Internazionale (FMI), l’economia algerina si contrarrà del 5,2% nel 2020, con il deficit di bilancio più elevato della regione Nord-africana. Come segnalato dall’ultima legge finanziaria supplementare per il 2020, vi è uno squilibrio pari a circa 22 miliardi di dollari, ovvero oltre il 13% del prodotto interno lordo totale. A ragione di ciò, è stato deciso di ridurre le entrate di bilancio a circa 38 miliardi di euro, rispetto ai 44 miliardi di euro previsti nel budget originale. 

Secondo un esperto economico, Hamid Alwan, Algeri è tuttora dipendente dalla “ricchezza sotterranea”, così come da petrolio e gas. Anche basare il bilancio annuale su un prezzo massimo del petrolio compreso tra 40 e 45 dollari al barile è “un’avventura”, in quanto il mercato internazionale è ancora in balia della pandemia di coronavirus e di tensioni geopolitiche. Parallelamente, voler raggiungere un tasso di crescita superiore allo 0,4% è una missione difficile se si considera che l’economia globale è testimone di una contrazione senza precedenti.

Di fronte ad un quadro economico precario, alcuni esperti hanno sottolineato come l’Algeria potrà sì raggiungere l’indipendenza dalle risorse petrolifere, ma in modo graduale. Ciò implicherà rivedere il quadro legislativo del Paese, investire nelle risorse umane a disposizione e sostenere le piccole e medie imprese. In una fase di revisione del sistema legislativo relativo al settore industriale, dopo che la tesoreria ha registrato perdite pari a circa sei miliardi di dollari negli ultimi anni, il governo ha deciso di riconsiderare l’imposizione di canoni e tasse su diverse attività. A tal proposito, sono state esonerate dall’imposta sul valore aggiunto le attività di installazione di telefoni cellulari e dispositivi elettronici domestici, mentre il governo sta revisionando il sistema bancario, con il fine di aprire il capitale delle banche governative agli investimenti.

Secondo quanto riferito dallo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), in un report pubblicato il 27 aprile 2020, l’Algeria è stata posta al 23esimo posto tra i 40 Paesi che hanno maggiormente investito nel settore militare. In particolare, il 6% del PIL è stato destinato alla spesa militare, il che equivale a 10.3 miliardi di dollari. Tale cifra è la più alta registrata, nel 2019, nella regione Nord-africana. Parallelamente, l’Algeria occupa la sesta posizione tra i 40 maggiori importatori di armi nel periodo 2015-19, perlopiù provenienti da Russia, Cina e Germania. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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