Coronavirus a Gaza: il sistema sanitario prossimo al collasso

Pubblicato il 24 novembre 2020 alle 12:18 in Medio Oriente Palestina

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La Striscia di Gaza ha assistito ad un notevole aumento dei contagi da Coronavirus. A causa della fragilità del sistema sanitario, le autorità locali hanno messo in guardia da una “strage catastrofica”.

Nella mattina di martedì 24 novembre, il Ministero della Salute ha riferito di aver registrato 3 morti e 685 nuovi casi positivi al Covid-19 nelle ultime 24 ore. Il numero totale dei contagi ha raggiunto quota 16.142, mentre i decessi ammontano, in totale, a 72. Al momento, hanno riferito le autorità sanitarie, vi sono 109 pazienti che versano in condizioni critiche.

Stando a quanto riferito dal consigliere del Ministero della Salute di Gaza, Fathi Abuwarda, il coronavirus si sta diffondendo in modo esponenziale e la situazione potrebbe pesto sfuggire di mano, a causa dell’assenza di strutture dove poter ospitare i pazienti infetti. “Siamo entrati in una fase catastrofica e se continuiamo in questo modo il sistema sanitario collasserà”, è stato affermato da Abuwarda, secondo cui la soluzione migliore sarebbe imporre un lockdown totale dalla durata di 14 giorni, per consentire alle squadre mediche di riprendere il controllo della situazione.

Al momento, ha specificato il consigliere, al Gaza European Hospital 300 posti letto, su un totale di 360, risultano essere occupati. In totale, nell’intera enclave costiera vi sono 500 posti letto, ma se si considera che vi sono circa 5.000 palestinesi per ogni metro quadrato di Gaza, si comprende come le strutture disponibili potrebbero presto rivelarsi insufficienti. Al contempo, è stata lamentata una mancanza di test da coronavirus e di dispositivi di protezione individuale, oltre che di ventilatori e macchine d’ossigeno, rendendo la missione ancora più complessa. “Il 32% dei farmaci di base e il 62% dei farmaci e dei prodotti per i laboratori medici non sono disponibili”, ha riferito il direttore del dipartimento di Relazioni internazionali del governo guidato da Hamas, Basim Naim.

I primi due casi positivi al coronavirus a Gaza erano stati riportati nella giornata del 22 marzo. Si trattava di due palestinesi recatisi precedentemente in Pakistan e posti in quarantena una volta ritornati a casa. Nei mesi successivi, la regione sembrava essere stata risparmiata dalla pandemia, visto che solo 4 persone erano risultate infette al 24 agosto, una cifra ben diversa da quella delle ultime settimane. Secondo un funzionario palestinese, l’aumento dei contagi è stato provocato da un mancato rispetto delle misure di contenimento imposte da parte della popolazione locale, la quale ha sottovalutato la gravità del virus, a cui si sono aggiunte periodiche ondate di freddo.

La Striscia di Gaza è caratterizzata da sovraffollamento, oltre che da servizi sanitari inadeguati e da una carenza di medicinali e forniture mediche, con un deficit di circa il 45%, secondo i dati del Ministero della Salute. I mezzi e le risorse che vengono forniti servono a soddisfare soltanto la metà del proprio fabbisogno. Pertanto, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) aveva messo in guardia fin dall’inizio da una ulteriore diffusione di coronavirus nella Striscia di Gaza, specificando come il sistema sanitario non potesse essere in grado di far fronte ad un focolaio nella regione. “Gaza è pronta a gestire solo i primi 100 casi. Dopo avrà bisogno di ulteriore supporto” erano state le parole del capo della sezione distaccata dell’OMS a Gaza, Abdelnasser Soboh.

Lo stesso Soboh ha di recente affermato che entro una settimana le équipe mediche attive potrebbero non essere più in grado di curare i pazienti in condizioni critiche, specificando come si tratti anche di persone di età superiore a 60 anni, che necessitano di essere ricoverati. Parallelamente, un membro della task force, Abdelraouf Elmanama, ha dichiarato che, 79 ventilatori su 100 per pazienti con Covid-19 sono in uso e, nel giro di 10 giorni, il sistema sanitario potrebbe non reggere più un aumento dei contagi, visto che anche i posti in terapia intensiva sono pressoché saturi. Pertanto, si prevede che il tasso di mortalità potrebbe aumentare dello 0,5%. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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