Yemen: gli Houthi colpiscono Saudi Aramco

Pubblicato il 23 novembre 2020 alle 9:52 in Arabia Saudita Yemen

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I ribelli sciiti Houthi hanno riferito di aver lanciato un missile contro uno stabilimento della compagnia saudita Saudi Aramco, situato a Gedda, sul Mar Rosso. L’attacco è avvenuto a poche ore di distanza dalle dichiarazioni di un funzionario statunitense, secondo cui gli Houthi non sono disposti a raggiungere la pace.

Secondo quanto riferito dal portavoce delle milizie Houthi, Yahya Sarea, l’attacco è stato perpetrato lunedì 23 novembre. Nello specifico, è stato lanciato un missile alato di tipo Quds 2, in modo “preciso e accurato”, contro una stazione di distribuzione gestita dalla compagnia saudita, portando ambulanze e vigili del fuoco ad intervenire nell’immediato. A detta di Sarea, l’attacco è giunto in risposta al continuo assedio e alle perduranti aggressioni della coalizione internazionale a guida saudita contro il popolo yemenita, ed ha esortato le compagnie straniere operanti nel Regno e i loro dipendenti ad allontanarsi dalle installazioni vitali del Paese, in vista di eventuali nuove offensive.

Da parte loro, le autorità saudite non hanno rilasciato commenti su quanto accaduto il 23 novembre. Gli impianti di Saudi Aramco adibiti alle attività di produzione ed esportazione di petrolio si trovano principalmente nella provincia orientale saudita. Lo stabilimento colpito è situato a Sud-Est dell’aeroporto internazionale King Abdulaziz di Gedda, ritenuto un sito rilevante per la gestione del traffico dei pellegrini musulmani in viaggio verso La Mecca.

È dal 26 marzo 2015 che l’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto yemenita per sostenere il presidente legato al governo legittimo, Rabbo Mansour Hadi. In particolare, Riad guida una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti. Il ruolo saudita nel panorama yemenita ha fatto sì che il Regno fosse più volte bersaglio di attacchi condotti dai ribelli Houthi, i quali, a loro volta, hanno messo in luce le offensive condotte dalla coalizione in Yemen. In tale quadro, già il 23 giugno scorso, il gruppo sciita aveva annunciato l’inizio di una “vasta operazione” volta a colpire i territori sauditi, a seguito della fine di una tregua unilaterale annunciata dalla coalizione il 9 aprile.

I ribelli sciiti, nel frattempo, continuano ad essere impegnati nella conquista dei territori settentrionali yemeniti, e, in particolare, del governatorato di Ma’rib, ricco di risorse petrolifere. Tra le postazioni colpite negli ultimi giorni, vi è Camp Mas, definito “l’ultima base strategica” delle forze governative, dove gli Houthi sono riusciti ad entrare dopo settimane di violenti scontri e bombardamenti.

Di fronte a tale scenario, in un’intervista con il quotidiano Asharq al-Awsat, un portavoce del Dipartimento di Stato USA ha sottolineato che Washington “crede fermamente” che gli Houthi debbano cambiare il proprio comportamento e smetterla di esacerbare la crisi umanitaria in Yemen. A tal proposito, a detta del funzionario statunitense, le milizie ribelli, sostenute dall’Iran, sembrano non essere impegnate seriamente nel raggiungimento di una soluzione politica e di una pace permanente nel Paese, viste le loro perduranti azioni illegittime, dalla detenzione arbitraria, agli attacchi contro oggetti e soggetti civili e contro le spedizioni di aiuti umanitari. Tutto ciò, a detta di Washington, deve finire, così come deve essere posto un freno alla collaborazione dei gruppi ribelli con il Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica iraniane, classificate dagli Stati Uniti come “organizzazione terroristica”. L’Iran, secondo gli USA, fornendo armi ai gruppi Houthi, alimenta ulteriormente il conflitto, esacerbando la crisi umanitaria del Paese.

Washington, ha specificato il funzionario, continuerà a cooperare con i propri alleati a livello internazionale per portare pace, prosperità e sicurezza in Yemen, convinta che non esista una soluzione militare al conflitto. Parallelamente, gli Stati Uniti si sono detti disposti a sostenere gli sforzi profusi dall’inviato speciale delle Nazioni Unite in Yemen, Martin Griffiths, e dai Paesi vicini, volti a incoraggiare le parti belligeranti a raggiungere un accordo politico. Tuttavia, è stato sottolineato, il raggiungimento di tale obiettivo richiede un compromesso da entrambe le parti.

Lo Yemen è testimone di un perdurante conflitto civile dal 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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