Taiwan riceve un funzionario del Comando dell’Indo-Pacifico degli USA

Pubblicato il 23 novembre 2020 alle 11:24 in Cina Taiwan USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno inviato in visita a Taiwan il direttore dell’intelligence del Comando dell’Indo-Pacifico, il retro-ammiraglio, Michael Studeman, il 22 novembre, senza annunciare l’evento, a due giorni di distanza dalla firma di un Memorandum d’Intesa per la cooperazione economica tra USA e Taiwan.

Il Ministero degli Affari Esteri di Taiwan ha confermato l’arrivo di un funzionario statunitense ma senza indicarne il nome, specificando che l’itinerario della visita non è stato reso pubblico e che, per questo, il Ministero non avrebbe rilasciato ulteriori commenti o spiegazioni a riguardo. Più tardi, sono stati più media ad identificare Studeman sulla base di quanto dichiarato da fonti vicine ai fatti. L’uomo è il funzionario militare degli USA di più alto grado ad aver visitato Taiwan di recente. Secondo più osservatori, tale visita sarebbe stata particolarmente significativa alla luce delle crescenti tensioni registrate nello stretto di Taiwan.

Il 20 novembre, in occasione del primo US-Taiwan Economic Prosperity Partnership Dialogue, che le parti hanno deciso di organizzare a cadenza annuale, Washington e Taipei hanno firmato un Memorandum d’intesa per pianificare relazioni economiche maggiormente serrate. Tra i temi toccati dal dialogo del 20 novembre ci sono state questioni legate alla sanità, al 5G, ai semiconduttori, alle infrastrutture, al settore energetico e al miglioramento della sicurezza della catena di approvvigionamento.

Di fronte a quest’ultima iniziativa, la Cina è tornata ad esprimere la propria opposizione rispetto a qualsiasi forma di scambio ufficiale tra Taiwan e gli USA, invitandoWashington a desistere da tali iniziative se non vuole danneggiare gravemente i rapporti con la Cina e la pace e la stabilità dello stretto di Taiwan.

Dall’inizio del proprio incarico, l’amministrazione del presidente uscente degli USA, Donald Trump, ha adottato più iniziative per intensificare i legami tra Washington e Taipei, nonostante, dal primo gennaio 1979, gli USA abbiano riconosciuto ufficialmente il governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC) di Pechino, rinunciando quindi a riconoscere la legittimità della Repubblica di Cina (ROC), come si definisce il governo di Taiwan.

Tra le iniziative più significative, il 16 marzo 2018, gli USA hanno approvato il Taiwan Travel Act che consente e incoraggia visite di alto livello tra gli Stati Uniti e la ROC e, nello stesso anno, hanno aperto a Taipei l’American Institute in Taiwan (AIT), che funge da loro ambasciata de facto sull’isola. Nel 2020, Washington ha poi organizzato due visite di alto livello condotte a Taipei dal sottosegretario per gli Affari Economici degli USA, Keith Krach, il 17 settembre, e dal segretario alla Salute e ai Servizi Umani degli Stati Uniti, Alex Azar, il 9 agosto. Lo scorso 30 settembre, poi, le parti hanno annunciato il cosiddetto “Framework to Strengthen Infrastructure Finance and Market Building Cooperation”, una piattaforma per promuovere attraverso i rispettivi settori pubblico e privato progetti infrastrutturali ed energetici nella regione dell’Indo-Pacifico e in America.

Oltre a tali forme di collaborazione, Washington è anche il maggior fornitore d’armi di Taiwan, tant’è vero che tra ottobre e novembre, Washington ha approvato tre diverse vendite di armi da difesa a Taipei, l’unico tipo di strumentazione militare che Washington può commerciare con Taiwan da quando ha riconosciuto il governo di Pechino.

Per Pechino le relazioni tra Taipei e Washington non sono accettabili perché, secondo la sua visione, Taiwan e la Cina formano un solo Paese di cui l’isola sarebbe una provincia,  in base al principio “una sola Cina” che riconosce il solo governo della Repubblica Popolare Cinese, ma, a Taipei, è presente un esecutivo autonomo, con a capo la presidente avversa a Pechino, Tsai Ing-wen. Oltre a respingere categoricamente il principio di “una sola Cina”, quest’ultima ha trionfato con una grande maggioranza alle ultime elezioni sull’isola alla guida del Partito Progressista Democratico (PDD), lo scorso 11 gennaio e ha intensificato gli scambi con Washington.

Il governo di Pechino, da parte sua, ha però più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza. Durante e in seguito alle ultime visite ufficiali dei funzionari statunitensi a Taiwan, l’Esercito Popolare di Liberazione (EPL) di Pechino ha intensificato le proprie attività nello stretto di Taiwan

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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