Siria: nominato un nuovo ministro degli Esteri

Pubblicato il 23 novembre 2020 alle 10:33 in Medio Oriente Siria

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Il presidente siriano, Bashar al-Assad, ha nominato Faisal Mekdad nuovo ministro degli Esteri, a seguito della morte del suo predecessore, Walid al-Muallem.

La notizia è giunta dalla presidenza siriana il 22 novembre, a circa una settimana di distanza dalla scomparsa di al-Muallem, deceduto nella notte tra il 15 e il 16 novembre. Le cause della morte sono tuttora ignote, ma si pensa che le condizioni di salute dell’ex ministro degli Esteri fossero gravi da tempo. Faisal Mekdad è stato, fino al momento della sua nomina, viceministro degli Esteri, carica che ora verrà ricoperta dal rappresentante permanente alle Nazioni Unite, Bashar Jaafari. Stando a quanto riferito dalla presidenza di Damasco, il nuovo rappresentante all’Onu per la Siria sarà, invece, Bassam al-Sabbagh.

Faisal Mekdad ha intrapreso la sua carriera all’interno del Ministero degli Esteri di Damasco nel 1994, per poi essere eletto viceministro nel 2006. Da allora, ha accompagnato al-Muallem nella maggior parte degli incontri e delle conferenze da egli organizzate, rappresentando il suo portavoce quando le condizioni di salute sono cominciate a peggiorare. Nel 1995, Mekdad era entrato a far parte della delegazione siriana all’ONU, di cui è stato rappresentante permanente dal 2003 al 2006. Secondo quanto trapelato da fonti di Damasco, sono stati in tre a competere per la carica di ministro degli Esteri, Mekdad, Jaafar e Ayman Sousan, assistente del Ministero degli Esteri e degli Espatriati.

Il ministro degli Esteri deceduto occupava altresì la carica di vice primo ministro. Al-Muallem era entrato a far parte della squadra esecutiva dopo aver trascorso diversi anni all’interno di missioni diplomatiche, in Tanzania, Arabia Saudita, Spagna e Regno Unito.  Nel corso delle conferenze stampa e delle dichiarazioni di diverso tipo, oltre ad essersi posto sullo stesso fronte del governo di Assad nel quadro del conflitto scoppiato nel 2011, aveva accusato Washington e l’Occidente di aver alimentato disordini nel suo Paese, ed ha definito i gruppi di opposizione armata “terroristi”. Non da ultimo, oltre a difendere l’opinione del regime di Damasco, al-Muallem aveva talvolta minimizzato quanto stava accadendo in Siria, affermando che le tensioni fossero conseguenza di un complotto, vista la posizione siriana “riluttante” verso la questione palestinese, oltre che del tentativo di trasformare il conflitto in una “guerra mondiale”.

La nomina di Mekdad giunge in un momento in cui la Siria continua ad essere considerata “isolata” a livello internazionale, nonostante i recenti tentativi di Damasco di avvicinarsi ad alcuni Paesi del Golfo, come testimoniato dall’apertura delle ambasciate degli Emirati Arabi Uniti (UAE) e del Bahrein nel mese di dicembre 2018. Non da ultimo, era stato proprio Muallem, il 4 ottobre scorso, a ricevere le credenziali di Sayyid Turki bin Mahmoud al-Busaidi, ambasciatore “straordinario” del Sultanato dell’Oman presso la Repubblica araba siriana. Muscat è la prima, tra i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), ad aver attuato una mossa simile in Siria.

Nel frattempo, il Paese è ancora testimone di un perdurante conflitto, scoppiato il 15 marzo 2011, ed oramai entrato nel suo decimo anno. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, mentre sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. Secondo gli ultimi dati raccolti dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), nel mese di ottobre il numero di vittime provocate dal conflitto in Siria ha raggiunto quota 600. Il numero comprende 104 civili, di cui 8 bambini al di sotto dei 18 anni di età e 5 donne.

Idlib, governatorato situato nel Nord-Ovest della Siria, rappresenta l’ultima roccaforte posta ancora sotto il controllo delle forze di opposizione ed è al centro di una violenta offensiva sin dal mese di aprile 2019. Il 5 marzo scorso, il presidente russo, Vladimir Putin, ed il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, hanno concordato una tregua nella regione, volta a favorire il ritorno degli sfollati e rifugiati siriani. Il cessate il fuoco è stato pressoché rispettato nel corso degli ultimi mesi, ad eccezione di sporadiche violazioni commesse perlopiù dalle forze del governo siriano e degli attacchi contro le pattuglie congiunte russo-turche sulla strada internazionale M4. Tuttavia, la tregua è stata accolta con scetticismo dai residenti, che hanno visto innumerevoli iniziative naufragare negli ultimi anni, e temono che presto assisteranno a nuove offensive e alla ripresa di un’escalation. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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