Il ruolo della Giordania nel conflitto in Yemen

Pubblicato il 23 novembre 2020 alle 16:28 in Giordania Yemen

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Nel corso dei cinque anni del conflitto yemenita, la Giordania ha più volte accolto delegazioni delle parti belligeranti per favorire negoziati e accordi. Non da ultimo, il 19 novembre, il Regno hashemita ha ospitato colloqui informali volti a concordare un ulteriore scambio di prigionieri. Al contempo, sin dal 2015, Amman è membro della coalizione internazionale a guida saudita, impegnata a contrastare i ribelli sciiti Houthi.

In particolare, all’inizio dell’operazione “Tempesta decisiva”, lanciata dalla coalizione il 26 marzo 2015, la Giordania ha inviato 6 aerei da combattimento. Da allora, il contributo militare del Regno hashemita si è limitato a velivoli che hanno preso parte alle operazioni condotte nei cieli yemeniti, e, diversamente da quanto accaduto nella guerra di Saada, svoltasi tra il 2009 e il 2010, la Giordania non ha inviato truppe di terra. Nel periodo 2015-2019, la Giordania si è collocata al 32esimo posto tra i 40 maggiori importatori di armi a livello mondiale, secondo i dati dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), il quale ha identificato Stati Uniti, Paesi Bassi e Russia come i suoi principali importatori.

Lo scopo del Paese mediorientale in Yemen è sostenere la cosiddetta “legittimità”, rappresentata dal governo legato al presidente Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto a livello internazionale, oltre che la sicurezza e la stabilità del Paese. Al contempo, la Giordania ha più volte ribadito come la sicurezza dell’Arabia Saudita e degli altri Paesi del Golfo rivesta un’importanza strategica per il Regno hashemita. Secondo analisti politici giordani, intervistati al momento dell’ingresso di Amman nel conflitto, la Giordania ha preso parte alla coalizione a guida saudita come parte di un obbligo a livello arabo, il cui scopo è salvaguardare la sicurezza e l’integrità territoriale di tutto il mondo arabo, e di contrastare la perdurante ingerenza dell’Iran.

A tal proposito, secondo l’ex ministro dell’Informazione giordano, Saleh al-Qallab, la partecipazione della Giordania al conflitto yemenita è un elemento imprescindibile per la sicurezza della regione araba, minata non dagli Houthi, bensì da Teheran. A tal proposito, era stato lo stesso al-Qallab, nel 2015, ad evidenziare come Amman si fosse fatta promotrice dell’apertura di canali diplomatici con l’Iran, ma senza notevoli risultati. Simili dichiarazioni erano giunte dall’ex capo della Corte reale, Jawad Anani, il quale aveva affermato che “la sicurezza della Giordania è inseparabile dalla sicurezza degli Stati del Golfo e dell’Egitto” e, pertanto, il Regno era stato chiamato ad unirsi alla coalizione a fianco di alleati che non avrebbe potuto lasciare soli per motivi strategici, economici, storici e culturali.

Parallelamente, la Giordania ha più volte ribadito la necessità di giungere a una soluzione politica del conflitto yemenita e l’importanza rivestita dall’accordo di Riad, siglato il 5 novembre 2019 dal governo yemenita e dai gruppi separatisti rappresentati dal Consiglio di Transizione Meridionale (STC). A tal proposito, Amman si è detta a fianco del Regno saudita e dell’inviato delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, impegnati in prima linea per raggiungere tale scopo, e aveva accolto con favore la tregua unilaterale annunciata dalla coalizione il 9 aprile 2020.

Gli sforzi di Amman, nel corso degli anni, non si sono limitati al livello diplomatico e militare. Al contrario, il Regno ha offerto un notevole contributo umanitario, come testimoniato dal carico di 15 tonnellate di risorse alimentari, oltre che di medicinali e aiuti umanitari, inviate nel mese di agosto 2017. Dal 2018, il Regno hashemita ha poi rappresentato una destinazione per migliaia di yemeniti in fuga dal conflitto. Nel mese di agosto 2019, erano 14.665 i cittadini yemeniti registrati in Giordania, andando, in tal modo, a costituire la terza maggiore comunità di stranieri nel Paese. Si pensa, però, che il Regno ospiti più di 27.000 yemeniti, molti dei quali non registrati.

Parallelamente, la Giordania ha accolto, nel gennaio 2020, circa 30 pazienti yemeniti, grazie a un ponte aereo istituito dalla coalizione a guida saudita in collaborazione con l’Organizzazione mondiale della sanità, da collocarsi, a sua volta, tra gli sforzi profusi da Riad nel quadro di una “iniziativa umanitaria” lanciata il 14 maggio 2018. In tal caso, ad essere stati impiegati sono stati i cosiddetti “aerei della misericordia”, i quali hanno trasportato in Giordania e in Egitto pazienti che avevano bisogno di cure specifiche che non potevano essere loro offerte in Yemen.

Secondo le informazioni raccolte fino al mese di novembre 2020, non si hanno notizie su cambiamenti del contributo della Giordania in Yemen rispetto all’inizio del conflitto. Questo, pertanto, allo stato attuale, consiste nell’invio di aerei da combattimento, tra cui multiruolo F 16, con i relativi piloti e comandanti delle Royal Jordanian Air Force (RJAF).

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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