Guatemala: non si ferma la protesta

Pubblicato il 23 novembre 2020 alle 8:41 in America Latina America centrale e Caraibi

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Diverse organizzazioni civiche hanno indetto una nuova protesta nella capitale del Guatemala per chiedere le dimissioni del presidente del Paese, Alejandro Giammattei. È la risposta alla dura repressione contro la massiccia manifestazione svoltasi il giorno precedente, conclusasi con un assalto al Palazzo del Congresso, in cui sono state bruciate alcune stanze. Di conseguenza, 37 persone sono state arrestate e almeno 22 sono rimaste ferite per l’uso eccessivo della forza da parte della polizia

La manifestazione di sabato 21 novembre a Città del Guatemala ha avuto repliche nelle città dell’interno del paese. La protesta nasce dal malcontento per l’approvazione della più dura legge di bilancio nella storia del Paese mesoamericano, per 99,7 miliardi di quetzal (circa 10,8 miliardi di euro). Un incremento di quasi il 25% sui conti di quest’anno che sarà finanziato con un notevole aumento dell’indebitamento e senza definire chiaramente la destinazione di molte delle sue voci. Uno stratagemma che è già stato utilizzato per combattere il covid-19 e che ha permesso a molti milioni di quetzal di “sparire”, come hanno denunciato molti degli striscioni esposti dai manifestanti: “Giammattei, dove sono i soldi?”, e “Giammatteri rendi il malloppo”. 

Il presidente di origini italiane si è insediato lo scorso gennaio.

Dai dettagli che si conoscono della legge di bilancio, si sa che ci sono voci vitali per la popolazione, come attrezzature ospedaliere o istruzione, il cui budget è stato congelato, nonché fondi destinati a combattere la malnutrizione e la povertà infantile, mentre altri, rivolti alle istanze che esercitano un contropotere all’esecutivo, come l’Ufficio del difensore civico per i diritti umani o la Corte costituzionale, sono stati notevolmente ridotti.

In un paese dove il 59,3% della popolazione di quasi 17 milioni di abitanti vive in povertà e la malnutrizione infantile colpisce quasi la metà dei bambini sotto i cinque anni di età ciò ha scatenato l’ira popolare. Inoltre, proprio questo mese il passaggio di due uragani ha colpito duramente il Paese, provocando circa 60 morti e decine di dispersi e distruggendo i raccolti che sono unica fonte di reddito per migliaia di famiglie.

Al contrario, il budget per le infrastrutture in concessione al settore privato è cresciuto notevolmente, cosa che storicamente ha permesso l’arricchimento di piccoli gruppi vicini ai partiti di governo. 

Il modo in cui venerdì è stato approvato il bilancio, in un’unica seduta parlamentare e senza che i 160 deputati abbiano il tempo di leggerne il contenuto, ha motivato il vicepresidente, Guillermo Castillo, a chiedere venerdì pomeriggio al presidente di porre il veto al bilancio, per poi, qualche ora dopo, chiedere che Giammattei si dimetta e lasci il Paese in mano a un “consiglio di notabili”.

Ciò ha provocato l’indignazione e la rivolta dei cittadini contro quello che in Guatemala è conosciuto come “il patto corrotto”, che riunisce alcuni politici, un settore ultra-conservatore dei padronato agrario, i militari e le mafie del narcotraffico.

“Le istituzioni pubbliche sono pervertite, costringono i cittadini a gridare per le strade per il loro salvataggio”, ha spiegato l’analista Luis Linares, di Asies, il think tank più antico e prestigioso del Guatemala, aggiungendo che il governo è spaccato. I due principali partiti della coalizione governativa sono ai ferri corti, cosa che compromette seriamente la governance, ha sottolineato l’esperto.

Con il passare delle ore, appare chiaro che l’incendio scoppiato sabato nelle strutture del Congresso è stato, come sospettato, opera di picchetti estranei alla manifestazione popolare, con nessun altro scopo che quello di minare la legittimità della protesta pacifica dei cittadini. Si sospetta che il Congresso sia stato lasciato totalmente incustodito, quando è normale che sia protetto dalla polizia quando ci sono sessioni controverse, come era stato fino all’alba di sabato 21 novembre. La stampa locale ha infatti documentato l’esistenza di barili con acqua ed estintori custoditi all’interno del Congresso. Coloro che hanno preso d’assalto la sede legislativa erano vestiti di nero, con maschere e portavano mazze con manici di gomma e punte di metallo. Hanno bruciato alcuni mobili e ritratti ma non gli uffici più importanti, vicino al luogo in cui è avvenuto l’incendio.

Leggi Sicurezza Internazionale il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.