Germania, Francia e Gran Bretagna discutono dell’accordo sul nucleare iraniano

Pubblicato il 23 novembre 2020 alle 21:08 in Europa Iran

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Il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha tenuto colloqui con i suoi omologhi francesi e britannici a Berlino, lunedì 23 novembre. I quattro Paesi stanno esortando l’Iran a interrompere le violazioni dell’accordo nucleare firmato il 14 luglio 2015. “Dal nostro punto di vista, l’Iran sta sistematicamente violando l’accordo”, ha detto una portavoce del ministero degli Esteri tedesco. “Insieme ai nostri partner europei, esortiamo l’Iran a porre fine a queste violazioni e a tornare ad adempiere a tutti i suoi obblighi nucleari”, ha aggiunto.

Maas ha incontrato il ministro degli Esteri britannico, Dominic Raab, e quello francese, Jean-Yves le Drian, in vista di un probabile cambiamento di politica nei confronti dell’Iran quando il neo presidente eletto degli Stati Uniti, Joe Biden, presterà giuramento a gennaio. La portavoce di Maas si è detta “fiduciosa” che un approccio “costruttivo” degli Stati Uniti aiuterà a tenere a freno il governo iraniano.

L’accordo, che le potenze mondiali hanno raggiunto con l’Iran, ha cercato di limitare il programma nucleare di Teheran per impedirgli di sviluppare armi nucleari in cambio dell’allentamento delle sanzioni economiche americane. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha tuttavia deciso di ritirarsi unilateralmente dall’accordo, l’8 maggio 2018, imponendo nuove misure punitive contro l’Iran. Da parte sua, Teheran ha ripetutamente violato i limiti all’arricchimento dell’uranio fissati nell’accordo nucleare in quella che ha descritto come una risposta calcolata e giustificata alla decisione di Trump.

Biden, che entrerà in carica ufficialmente il 20 gennaio, ha affermato che potrebbe adedire nuovamente all’accordo se il governo iraniano riprenderà a rispettare i termini dell’intesa. “Vuole lavorare con gli alleati per rafforzare il trattato ed estenderlo, respingendo più efficacemente le altre attività destabilizzanti dell’Iran” ha affermato la portavoce del ministro degli Esteri tedesco parlando del neo presidente americano.

Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha affermato domenica 22 novembre che “non dovrebbe esserci un ritorno al precedente accordo nucleare”. “Dobbiamo attenerci a una politica intransigente per garantire che l’Iran non sviluppi armi nucleari”, ha detto in una velata richiesta al presidente eletto Biden. Teheran nega che il suo programma atomico sia finalizzato allo sviluppo di armi.

Le tensioni tra USA e Iran sono aumentate vertiginosamente da quando Trump si è ritirato, unilateralmente, l’8 maggio 2018, dall’accordo sul nucleare iraniano, altresì detto Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), concluso dal suo predecessore, insieme a Teheran, ai membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e all’Unione Europea. Da quel momento, Washington ha ricominciato a imporre le sanzioni statunitensi allentate durante il periodo di validità dell’accordo. Le misure che Trump ha ripristinato colpiscono una moltitudine di settori, dalle vendite di petrolio alle attività marittime e finanziarie. Sebbene esentino cibo, medicine e altre forniture umanitarie, molte banche straniere, per via delle sanzioni, sono scoraggiate dal fare affari con l’Iran, anche per questioni umanitarie.

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Chiara Gentili

di Redazione

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