Etiopia: forze federali circondano Mekelle e lanciano un ultimatum

Pubblicato il 23 novembre 2020 alle 18:50 in Africa Etiopia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le forze federali etiopi stanno circondando la capitale regionale del Tigray, Mekelle, mantenendosi ad una distanza di circa 50 km. É quanto ha riferito un portavoce del governo di Addis Abeba, lunedì 23 novembre, sottolineando che l’obiettivo è quello di estromettere il Fronte di liberazione del popolo del Tigray (TPLF).

Secondo quanto dichiarato da Redwan Hussein, membro della task force governativa sul Tigray, le forze della regione avrebbero lanciato, nella mattinata di lunedì, una serie di razzi a Bahir Dar, capitale del vicino Stato regionale di Amhara, le cui autorità stanno sostenendo l’offensiva federale. Non ci sono state dichiarazioni immediate da parte del TPLF e le agenzie di stampa hanno difficoltà a verificare le affermazioni dal momento che tutte le comunicazioni sono state bloccate e l’accesso Internet nella regione è stato interrotto.

Mentre hanno riferito dei bombardamenti, le forze federali etiopi hanno dichiarato di aver circondato la capitale del Tigray, Mekelle, e di aver dato al TPLF un ultimatum di resa di 72 ore. “L’inizio della fine è a portata di mano”, ha detto Hussein parlando dell’offensiva, che dura ormai da quasi tre settimane. Il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha esortato il Fronte, che governa la zona montuosa settentrionale, composta da circa 5 milioni di persone, a deporre le armi entro mercoledì 25 novembre. In caso contrario, la regione dovrà prepararsi ad affrontare un assalto finale contro Mekelle, dove abita mezzo milione di persone.

Il leader del TPLF, Debretsion Gebremichael, ha negato che la capitale sia stata circondata e ha riferito a Reuters che la minaccia dell’ultimatum sarebbe solo una copertura dopo quelle che il Fronte ha descritto come “amare sconfitte del governo federale su tre fronti”. Ancora una volta, tuttavia, l’agenzia di stampa non è stata in grado di verificare la dichiarazione. Da parte sua, il portavoce governativo Hussein ha affermato, in una conferenza stampa, che le forze di Addis Abeba stanno controllando la maggior parte del Tigray e che gli abitanti nelle città catturate stanno già riconsegnando le armi fornite loro dal TPLF.

Centinaia, ma si crede addirittura migliaia, di persone sono state uccise in combattimenti di terra e in attacchi aerei, scoppiati il 4 novembre. Circa 40.000 etiope sono stati costretti a rifugiarsi nel vicino Sudan, rischiando di provocare una grave crisi umanitaria. La polizia di Addis Abeba ha arrestato circa 796 persone sospettate di aver complottato “attacchi terroristici” nella capitale per conto del TPLF. Il governo ha dichiarato che le truppe tigrine hanno distrutto l’aeroporto dell’antica città di Axum, una popolare attrazione turistica e sito del patrimonio mondiale dell’UNESCO, situata 215 km a nord-ovest di Mekelle. Debretsion ha negato le accese e ha affermato che sono stati soltanto posti dei blocchi per ostacolare l’avanzata dell’esercito etiope. La storia e le rovine di Axum, compresi gli obelischi del IV secolo, conferiscono all’Etiopia l’immagine di uno dei centri più antichi del cristianesimo.

Addis Abeba ha ordinato l’avvio di operazioni militari nel Tigray il 4 novembre, dopo aver affermato che il TPLF aveva attaccato alcuni campi militari federali situati nella regione, affermazioni che il governo tigrino nega apertamente. Il Fronte di liberazione popolare del Tigray è stato per molto tempo, almeno dal 1991, la forza dominante nella coalizione di governo, il cosiddetto Fronte democratico rivoluzionario popolare etiope (EPRDF), un’alleanza multietnica composta da quattro partiti, che ha guidato il Paese per quasi 30 anni prima che Abiy salisse al potere, nell’aprile 2018, sulla scia di un diffuso sentimento antigovernativo nazionale. Lo scorso anno, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy. Molti leader del Tigray si sono lamentati per essere stati ingiustamente citati in procedimenti giudiziari basati su accuse di corruzione o per essere stati rimossi da posizioni di comando e additati spesso come capri espiatori per i mali del Paese. 

L’Etiopia avrebbe dovuto tenere le elezioni nazionali ad agosto, ma l’organo elettorale del Paese ha stabilito, a marzo, che tutte le votazioni avrebbero dovuto essere rinviate a causa della pandemia di coronavirus. I legislatori hanno dunque votato per estendere i mandati dei funzionari, che sarebbero scaduti a inizio ottobre, mentre i leader del Tigray si sono rifiutati di accettare la decisione e sono andati avanti con le elezioni regionali, a settembre. Il voto, tuttavia, è stato ritenuto “illegale” dal governo di Abiy. Pertanto, entrambe le parti si ritengono a vicenda “illegittime” e i parlamentari federali hanno stabilito che il governo di Abiy dovrebbe interrompere i contatti e il finanziamento alla leadership del Tigray.

I tigrini rappresentano solo il 6% degli etiopi ma, prima del governo di Abiy, hanno rappresentato una delle forze politiche dominanti. Secondo l’International Crisis Group, il Tigray e i suoi alleati contano fino a 250.000 combattenti e possiedono scorte significative di materiale militare.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.