Afghanistan: possibile svolta nei colloqui, ma continuano le violenze

Pubblicato il 23 novembre 2020 alle 15:51 in Afghanistan Asia

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Alcune fonti vicine ai colloqui intra-afghani a Doha, in Qatar, hanno riferito che le due parti avrebbero concordato l’inclusione dell’accordo USA-talebani e di altri documenti come base per i futuri negoziati di pace. Tuttavia, le violenze continuano a scuotere l’Afghanistan. 

Secondo quanto riferito dal quotidiano locale afghano, Tolo News, il 22 novembre, il capo negoziatore del governo afghano, Mohammad Massoom Stanikzai, e il consigliere per la pace presidenziale, Salam Rahimi, sono stati segretamente inviati a Kabul per chiedere l’approvazione del presidente, Ashraf Ghani, all’inclusione dei documenti. Intanto, la Repubblica Islamica dell’Afghanistan e i negoziatori dei talebani a Doha non hanno commentato i progressi in questione. Lo sviluppo arriva dopo che le aprti hanno incontrato il Segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, a Doha, il 21 novembre. Ai colloqui era presente anche l’inviato speciale degli Stati Uniti in Afghanistan, Zalmay Khalilzad. In tale occasione, i negoziatori di Kabul hanno insistito per porre fine alle violenze in corso nel Paese. “Sono state discusse le preoccupazioni dei membri della delegazione di pace per l’aumento della violenza e il sostegno degli Stati Uniti ai negoziati afghani, che è un obiettivo comune”, ha riferito Habiba Sarabi, una rappresentante del governo afghano a Doha. 

Da parte loro, il portavoce dei talebani, Mohammad Naeem, ha affermato che durante l’incontro con Pompeo le parti hanno parlato dell’attuazione dell’accordo tra USA e talebani, siglato il 29 febbraio, della rimozione di alcuni membri dei talebani dalla lista nera delle Nazioni Unite, del rilascio dei propri prigionieri e dei negoziati di pace. Inoltre, il Dipartimento di Stato degli USA, in una dichiarazione sul viaggio di Pompeo, ha riferito che il Qatar è stato un partner importante nella promozione della pace in Afghanistan e ha svolto un ruolo inestimabile come ospite per i negoziati di pace. Tuttavia, i colloqui in corso a Doha rappresentano ancora una fase preliminare e i cosiddetti “gruppi di contatto” delle due parti si sono incontrati a partire dal 12 settembre, per definire le questioni procedurali dei futuri negoziati di pace intra-afghani. Gli incontri si sono poi arenati su due temi: la giurisprudenza alla base dei colloqui e l’inclusione di documenti come l’accordo USA-talebani e le risoluzioni dell’ONU come base di partenza per le future discussioni. 

Mentre a Doha si prepara la pace, tuttavia, le violenze del Paese non accennano a fermarsi. Almeno 6 membri delle forze di sicurezza afghane sono stati uccisi e altri 12 sono rimasti feriti, in due attacchi separati effettuati dai talebani nelle province di Baghlan e Nimroz, tra il 22 e il 23 novembre. Fonti di Baghlan hanno riferito che il 22 novembre un gruppo di militanti islamisti ha assalito un convoglio delle forze governative. Almeno 3 soldati sono rimasti uccisi e altri 6 sono stati feriti. L’aggressione è avvenuta presso l’autostrada Baghlan-Kunduz, nel distretto di Baghlan-e-Markzai. Le forze di sicurezza erano in viaggio da Kunduz a Kabul quando hanno dovuto affrontare l’imboscata talebana. Secondo le fonti citate dal quotidiano afghano, alcuni veicoli dell’esercito sono stati danneggiati negli scontri e i talebani hanno rivendicato l’attacco. Il secondo assalto si è verificato presso un avamposto di sicurezza nel distretto di Chakhansoor, nella provincia di Nimroz. Almeno 3 poliziotti sono rimasti uccisi ed altri 6 sono stati feriti. In questo caso, il gruppo militante islamista afghano non ha commentato l’aggressione. 

Inoltre, in occasione della visita di Pompeo del 21 novembre, almeno 23 esplosioni separate hanno scosso la capitale Afghana, Kabul, intorno alle 9, ora locale, provocando almeno 8 morti e 31 feriti. L’attacco è stato rivendicato dall’ISIS, secondo quanto si apprende dal SITE Intelligence Group, citato dal New York Times. Da parte loro, i talebani hanno negato da subito qualsiasi coinvolgimento in tali attacchi. Alcune delle esplosioni in questione sono state causate da alcuni missili, che sono atterrati nella cosiddetta Green Zone, l’area in cui hanno sede le ambasciate straniere. La rappresentanza diplomatica dell’Iran, ad esempio, ha riferito che il proprio edificio principale è stato danneggiato da alcune schegge dei missili atterrati poco lontano. Uno tra i missili, poi, sarebbe atterrato in un ufficio nella Green Zone ma non sarebbe esploso. Secondo quanto riferito dal portavoce del Ministero dell’Interno afghano, Tariq Arian, i “terroristi” avrebbero caricato più missili su di un camioncino, dal quale avrebbero poi lanciato gli ordigni.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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