Regno Unito e Canada: accordo commerciale ad interim

Pubblicato il 22 novembre 2020 alle 9:13 in UK USA e Canada

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Il Regno Unito e il Canada hanno concordato un accordo commerciale ad interim, detto “accordo di principio”, il 21 novembre, assicurando così gli scambi di beni e servizi delle aziende inglesi con il Canada per un valore totale di oltre 26 miliardi di dollari. L’intesa consentirà alle parti più tempo per negoziare le future regole per gli scambi commerciali che saranno applicate dopo l’uscita definitiva del Regno Unito dall’Unione europea (UE), prevista per il prossimo 31 dicembre.

Il primo ministro inglese, Boris Johnson, ha affermato che l’accordo ad interim rappresenta una soluzione provvisoria che consentirà al commercio bilaterale di continuare in base ai termini degli accordi esistenti tra il Canada e l’UE mentre i negoziatori di entrambe le parti lavoreranno ad una nuova intesa bilaterale. Johnson ha promesso che i lavori per un nuovo accordo commerciale “su misura” con il Canada inizieranno dal 2021 e che la nuova intesa andrà a rispondere ancor più in profondità alle necessità dell’economia inglese. Per ora, con l’accordo di principio, secondo il Dipartimento per il Commercio Internazionale inglese, agli esportatori inglesi sono stati risparmiati dazi per circa 55 milioni di dollari.

L’intesa ad interim è stata negoziata dal segretario al Commercio Internazionale del governo di Londra, Liz Truss, con la controparte canadese, Mary Ng, e al loro incontro, avvenuto in videoconferenza, hanno preso parte sia Johnson, sia il suo omologo canadese, Justin Trudeau.  In tale occasione, tra le aree indicate come possibili aree di collaborazione future tra Londra e Ottawa sono state indicate l’ambiente, il commercio digitale e il potenziamento economico delle donne. Il documento ottenuto sarà ora sottoposto a controlli legali e poi firmato ufficialmente.

Il Canada è un Paese che fa parte del Commonwealth e che riconosce la regina Elisabetta II come capo di Stato, oltre a questo è un significativo partner commerciale del Regno Unito. Nel 2019, l’interscambio commerciale tra le parti ha raggiunto un volume di 27 miliardi di dollari, rappresentando l’1,5% del totale del commercio inglese in beni e servizi. Come ricordato da Johnson, Ottawa importa da Londra una varietà di prodotti che vanno da veicoli elettrici a vini spumanti mentre vi esporta più beni, quali salmone e sciroppo d’acero.

Il governo londinese guidato da Johnson sostiene che la possibilità di concludere accordi bilaterali di libero scambio con vari Paesi al mondo sia uno tra i principali benefici che Londra trarrà dall’abbandono dell’UE. Al momento, il Regno Unito sta cercando di aumentare il volume del proprio commercio con Paesi quali gli Stati Uniti e l’India per compensare a qualunque impatto negativo possa avere la rottura con l’UE, con la quale, nel 2019, Londra ha realizzato il 47% dei propri scambi commerciali.  Secondo quanto affermato dall’esecutivo londinese, ad oggi, il Regno Unito si è assicurato accordi commerciali post-Brexit con 53 Paesi, per un valore di 218 miliardi di dollari che rappresentano, però, meno del 12% del commercio realizzato nel 2019 dal Paese, che ha registrato un valore totale di 1,4 trilioni di dollari.

Londra ha abbandonato ufficialmente l’UE lo scorso 31 gennaio, avviando un periodo di transizione della durata di undici mesi, durante i quali ha continuato e continuerà a commerciare con i Paesi extra-UE in base a quanto previsto dalle leggi del blocco europeo. Nel caso in cui Londra non stipulasse intese commerciali bilaterali prima della sua uscita definitiva dall’UE, il commercio con altri Paesi potrebbe essere ostacolato da barriere quali tariffe commerciali e una maggiore burocrazia.

Per quanto riguarda i rapporti commerciali con il blocco UE nella fase post-Brexit, invece, Londra e Bruxelles non hanno ancora raggiunto un’intesa, nonostante siano in corso negoziati da mesi, i cui principali punti di stallo riguardano intese sui diritti di pesca, sull’aiuto statale alle imprese e su altre questioni. Entrambe le parti hanno avanzato la possibilità di una cosiddetta no-deal-Brexit, ovvero un’uscita del Regno Unito dall’UE senza un accordo. Nel caso in cui si configurasse tale scenario, per quanto riguarda il commercio, le parti dovrebbero ricorrere a quanto previsto dall’Organizzazione mondiale per il commercio (WTO), opzione che l’esecutivo di Johnson ha sostenuto non ostacolerà gli scambi commerciali. Tuttavia, coloro contrari a quest’ultimo scenario hanno sostenuto che le tariffe previste dalla WTO aumenterebbero il costo dei beni d’importazione per i consumatori inglesi e l’intensificazione dei controlli potrebbe causare carenza di alcuni prodotti.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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