Proteste in Guatemala: incendiato il palazzo del Congresso

Pubblicato il 22 novembre 2020 alle 11:00 in America centrale e Caraibi

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Centinaia di manifestanti guatemaltechi hanno fatto irruzione nel palazzo del Congresso della Repubblica del Guatemala e hanno messo a fuoco parte dell’edificio, il 21 novembre.

In tale giornata, circa 10.000 persone si sono riunite nella capitale, Città del Guatemala, in Plaza Mayor per protestare sia contro la corruzione della classe politica, sia contro il bilancio da essa approvato, dando forma ad una protesta restata in parte pacifica. I manifestanti hanno mostrato cartelli con su scritto “non abbiamo né un presidente, né un Congresso”, mentre sulla piazza campeggiava, invece, un ratto con su scritto il nome del presidente del Guatemala, Alejandro Giammattei. Durante la protesta, manifestanti hanno richiesto le dimissioni di tutti i legislatori.

 Parallelamente, altri 1.000 manifestanti circa,  si sarebbero poi ritrovati di fronte al palazzo del Congresso dove alcuni sarebbero entrati nell’edificio e avrebbero dato fuoco ad alcune stanze, più video diffusi suoi social media mostrano fiamme che escono dalle finestre del palazzo. Non sono ancora chiari i danni riportati dall’edificio, ma dalle immagini sembrerebbe che le fiamme provengano da alcuni uffici legislativi piuttosto che dall’aula principale dove si riunisce il Congresso, i vigili del fuoco sarebbero intervenuti prontamente estinguendo le fiamme. La polizia ha lanciato gas lacrimogeni contro i manifestanti e circa 12 persone sarebbero finora rimaste ferite nella vicenda. Oltre al palazzo del Congresso, anche alcuni autobus nelle vicinanze sono stati dati alle fiamme.

Il presidente del Guatemala, Alejandro Giammattei, ha commentato gli eventi dal proprio account Twitter promettendo che coloro che saranno ritenuti responsabili di tali “atti criminali” saranno puniti “con tutta la veemenza della legge”.  Giammattei ha specificato di difendere il diritto della popolazione di protestare ma ha anche aggiunto che non si possa consentire al popolo di “vandalizzare proprietà pubbliche o private”. Nella notte del 21 novembre, il Ministero dell’Interno ha poi pubblicato una lista delle 33 perone arrestate durante le proteste a Città del Guatemala e di altre 6 trattenute a Quetzaltenango, a Ovest della capitale.

Nel Paese, dal 20 novembre, sono in corso proteste contro il presidente Giammattei e il suo governo  per aver approvato un bilancio controverso relativo all’anno 2021 lo scorso 18 novembre prima dell’alba, che prevede, tra le altre cose, tagli alla spesa per l’istruzione e la salute. In particolare, i manifestanti ritengono che i legislatori guatemaltechi abbiano negoziato e approvato il bilancio in segreto e che abbiano approfittato della distrazione causata dalle conseguenze della diffusione del coronavirus e dell’arrivo degli uragani Eta e Iota nel Paese centro-americano. Oltre a questo, i manifestanti lamentano anche recenti mosse della Corte Suprema e del procuratore generale che, a loro detta, avrebbero ostacolato la lotta alla corruzione.

Il 20 novembre, la popolazione ha iniziato ad esprimere il proprio scontento sulle piattaforme dei social media, per poi ritrovarsi in strada, dove si sono verificati i primi scontri.  Tra i punti contestati del nuovo bilancio da parte degli utenti vi sarebbe l’approvazione di 65.000 dollari in pasti per i legislatori nonostante i tagli fatti alla spesa per i malati di coronavirus o per le agenzie di difesa dei diritti umani.

In seguito agli eventi del 21 novembre, Giammattei ha annunciato di avere incontri in programma con i vari gruppi parlamentari per presentare cambiamenti al controverso bilancio. Intanto, il giorno prima, il suo vice-presidente, Guillermo Castillo, ha proposto di esercitare il potere di veto sul bilancio, di licenziare funzionari del governo e cercare di sensibilizzare maggiormente vari settori del Paese. Castillo ha poi proposto le proprie dimissioni, specificando però che sia lui sia il presidente dovrebbero lasciare il proprio incarico “per il bene del Paese” ma aggiungendo che non si dimetterebbe da solo. Al momento, Giammattei non si è ancora espresso pubblicamente rispetto a quest’ultima possibilità e Castillo non ha annunciato quale sia stata la reazione del presidente alla sua proposta.

Già il 20 novembre, la Chiesa Cattolica del Guatemala ha chiesto a Giammattei di esercitare il proprio potere di veto sul bilancio. Anche il procuratore per i diritti umani del Guatemala, Jordan Rodas, ha poi criticato il provvedimento sostenendo che si sia trattato di un “colpo subdolo” affondato al popolo guatemalteco. Per Rodas, il nuovo bilancio favorirebbe proprio quei Ministeri che sono stati a lungo centri di corruzione.

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Camilla Canestri

di Redazione

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