Israele risponde ad attacchi missilistici con raid aerei contro Hamas

Pubblicato il 22 novembre 2020 alle 12:35 in Israele Palestina

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L’Esercito israeliano ha annunciato il 22 novembre di aver colpito obiettivi di Hamas, ufficialmente detto il Movimento Islamico di Resistenza, lungo la Striscia di Gaza, in risposta al lancio di razzi verso l’area circostante città israeliana di Ashkelon, avvenuto nella notte tra il 21 e 22 novembre, secondo Israele, per mano di militanti palestinesi della Striscia di Gaza.

Gli ordigni lanciati contro i territori israeliani sarebbero caduti su di uno spazio aperto senza causare né vittime, né feriti, ma danneggiando una fabbrica a Sud di Ashkelon. Hamas non ha rivendicato l’attacco ma, in una dichiarazione, l’Esercito israeliano ha affermato: L’organizzazione terroristica Hamas è responsabile di tutti gli eventi che accadono e si originano dalla Striscia di Gaza e, per questo, subirà le conseguenze delle attività terroristiche compiute ai danni dei civili israeliani”.  

 In risposta, le Forze di Difesa israeliane hanno condotto un raid aereo con il quale hanno colpito due centri di produzione di razzi, un complesso militare e infrastrutture sotterranee di Hamas nella Striscia di Gaza.   Secondo quanto riferito da alcuni testimoni a Reuters, l’Esercito israeliano avrebbe colpito obiettivi a Città di Gaza e nelle città meridionali di Rafah e Khan Younis. In base a quanto riferiscono poi media palestinesi citati dal Al-Jazeera, l’aviazione israeliana avrebbe colpito posizioni a Ovest, Est e Sud della Striscia di Gaza provocando danni materiali, ma non vi sarebbero state vittime.

Gli eventi del 22 novembre sono avvenuti ad una settimana esatta dall’ultimo attacco subito dai territori israeliani, il 15 novembre scorso, quando altri due razzi erano partiti dalla Striscia di Gaza e atterrati a Israele, senza però causare né danni, né vittime. In tal caso, l’attacco non era stato rivendicato ma le autorità israeliane ritengono Hamas responsabile per questo tipo di azioni e, anche in quel caso, la risposta israeliana era arrivata con aerei da caccia, elicotteri e carrarmati che avevano colpito obiettivi appartenenti al gruppo, ritenuto da Israele un’organizzazione terroristica.

Il 22 novembre, il portavoce di Hamas, Fawzi Barhoum, ha incolpato Israele del recente intensificarsi delle ostilità, affermando che: “L’occupazione Israeliana è la prima responsabile di tutto ciò che avviene a Gaza in quanto sta portando avanti il blocco ai confini e sta perpetrando attacchi. La resistenza sta agendo solamente in auto-difesa”.

Hamas ha preso il controllo sulla Striscia di Gaza nel 2007, dopo aver sconfitto le forze fedeli al presidente palestinese, Mahmoud Abbas, in un breve conflitto che fece seguito alla vittoria elettorale di Hamas sul partito Al-Fath alle elezioni svoltesi nei territori palestinesi nel 2006.

Da allora, Israele ed Egitto avevano imposto un blocco ai confini della Striscia di Gaza, che controllano tutt’ora, e il primo continua a sostenere che i blocchi imposti di tanto in tanto al territorio servano, tra le altre cose, ad impedire ad Hamas di sviluppare un arsenale. Israele  ha lanciato 3 operazioni militari contro Hamas, l’ultima delle quali risale al 2014 quando il conflitto si era concluso nel mese di agosto ma, da allora, le tensioni non si sono mai del tutto placate. Le relazioni di Hamas con Il Cairo, invece, hanno visto l’alternarsi di fasi di distensione e momenti di attrito e, finora, l’Egitto ha avuto il ruolo primario di mediatore tra Hamas e Israele, assicurando più momenti di cessate il fuoco e tregue ufficiose tra le parti per calmare gli scontri di confine.

Lo scorso 31 agosto, Hamas aveva annunciato di aver raggiunto un’intesa per il cessate il fuoco con Israele grazie alla mediazione del Qatar, a seguito di un intensificarsi delle violenze e di una stretta all’accesso dei beni di prima necessità alla Striscia di Gaza. L’accordo prevedeva anche il benestare israeliano per lo sviluppo di nuovi progetti nella Striscia di Gaza che, tra le altre cose, prevedevano la creazione di una zona industriale e di un ospedale. Hamas ha accusato Israele di non essersi attenuto ai patti ma, quest’ultimo, respinge negoziati diretti con l’organizzazione e non ha mai riconosciuto pubblicamente la tregua in questione. L’unica iniziativa a riguardo era stata la riapertura dei valichi di Kerem Shalom ed Erez.

Secondo stime effettuate dalla World Bank, la popolazione della Striscia di Gaza conterebbe circa 2 milioni di persone, dei quali, oltre la metà vive in condizioni di povertà. Secondo alcuni analisti palestinesi, Hamas aprirebbe il fuoco al confine con Israele per utilizzare le offensive come strumento di negoziazione per garantire l’approvazione da parte israeliana dell’accesso dell’aiuto finanziario del Qatar alla Striscia di Gaza.

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Camilla Canestri

di Redazione

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