Oltre mille rifugiati ritornano nel Nagorno-Karabakh

Pubblicato il 21 novembre 2020 alle 6:11 in Armenia Russia

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Più di 1.200 sfollati hanno fatto ritorno nel Nagorno-Karabakh dal territorio dell’Armenia giovedì 19 novembre. A riferirlo è il ministero della Difesa russo.

“Il 19 novembre 2020, altri 1.235 rifugiati sono tornati nel Nagorno-Karabakh dal territorio della Repubblica di Armenia. Ventisette autobus, accompagnati dalle pattuglie del contingente di pace russo e dalla polizia militare, sono partiti da Yerevan alla volta della piazza principale di Stepanakert”, si legge nel comunicato del dicastero militare russo.

Si nota che la garanzia della sicurezza del ritorno dei rifugiati e del movimento dei civili attraverso la linea di contatto per tornare alle loro case è organizzata e gestita dal Centro interdipartimentale per la risposta umanitaria. Dal 14 novembre circa 4mila residenti, che in precedenza erano stati costretti ad abbandonare le proprie case, sono già tornati a Stepanakert.

“La sicurezza del movimento degli autobus lungo la linea di contatto per il ritorno dei civili alle loro case a Stepanakert è stata assicurata dai militari russi”, conclude la nota ministeriale.

Dopo sei settimane di guerra, il 9 novembre Russia, Azerbaigian e Armenia hanno siglato un accordo per cui entro il 1° dicembre l’Armenia si impegna a restituire all’Azerbaigian i sette distretti limitrofi al Nagorno-Karabakh conquistati nella guerra del 1991-94. I due eserciti rimarranno nelle posizioni attualmente occupate e lungo la linea del cessate il fuoco sarà attiva una forza di pace della Federazione russa, che controllerà il Karabakh per i prossimi 5 anni, rinnovabili. L’Armenia si impegna a garantire i trasporti tra il Nakichevan e le regioni orientali dell’Azerbaigian, mentre l’Azerbaigian si impegna a garantire le comunicazioni lungo il corridoio di Lachin che collega il Karabakh all’Armenia. Entrambi i corridoi saranno pattugliati da guardie dell’FSB della Federazione russa.

L’annuncio della fine della guerra ha scatenato le proteste a Erevan, i cui partecipanti hanno chiesto le dimissioni del primo ministro Nikol Pashinyan. Lo stesso Pashinyan ha spiegato la firma dell’accordo di pace con la richiesta dei militari. A sua volta, il presidente Sargsyan ha affermato di aver appreso dell’accordo dalla stampa, poiché nessuno si era consultato con lui sull’argomento, chiedendo anch’egli le dimissioni del governo del primo ministro Nikol Pashinyan e lo svolgimento di elezioni parlamentari anticipate.

L’Armenia e l’Azerbaigian si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992 sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo OSCE di Minsk, guidato da tre copresidenti, Russia, Stati Uniti e Francia. Le tensioni tra i due paesi si sono intensificate nuovamente la mattina di domenica 27 settembre quando l’esercito azero ha lanciato un massiccio attacco di artiglieria in Nagorno-Karabakh lungo la linea del cessate il fuoco del 1994, colpendo insediamenti civili, compresa la capitale Stepanakert.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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