Libia: Mosca blocca sanzioni Onu contro milizia affiliata ad Haftar

Pubblicato il 21 novembre 2020 alle 11:00 in Libia Russia

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La Russia ha bloccato la proposta degli Stati Uniti e della Germania di congelare i beni ed emettere un divieto di viaggio nei confronti della milizia al-Kaniyat e del suo capo, Mohammed Al-Kani, per violazione dei diritti umani, durante un incontro di una commissione per le sanzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il 20 novembre.

Mosca ha esercitato il proprio potere di veto e ha giustificato la propria posizione sostenendo di volere maggiori prove, rispetto a quelle finora presentate, del fatto che la milizia al-Kaniyat abbia ucciso civili. L’iniziativa respinta dalla Russia era stata proposta dagli Stati Uniti e dalla Germania alla commissione per le sanzioni riguardanti la Libia, formata da 15 membri che avrebbero dovuto esprimere consenso all’unanimità per approvarla. Secondo quanto rivelato da un diplomatico russo presso il Consiglio di Sicurezza dell’Onu a Reuters, il sostegno di Mosca alle sanzioni contro il gruppo al-Kaniyat e il suo leader sarà possibile in futuro ma a patto che vengano fornite “prove inconfutabili del loro coinvolgimento nell’uccisione della popolazione civile”.

Nella proposta di Washington e Berlino si leggeva: “Sotto la leadership di Mohammed al-Kani, la milizia al-Kaniyat avrebbe perpetrato sparizioni forzate, torture e uccisioni. Oltre a questo, la Missione di Supporto dell’Onu in Libia (UNSMIL) avrebbe verificato numerose esecuzioni sommarie avvenute nelle carceri di Tarhouna per mano della milizia al-Kaniyat il 13 settembre 2019”. Gli USA e la Germania avrebbero poi aggiunto che sia la UNSMIL, sia vari gruppi per i diritti umani avrebbero ricevuto centinaia di segnalazioni di abusi dei diritti umani da parte di tale gruppo armato contro cittadini privati, funzionari statali, combattenti catturati e attivisti della società civile a Tarhouna.

La milizia al-Kaniyat è stata accusata di crimini di guerra in seguito a ritrovamenti di più fosse comuni nella città libica di Tarhuna, iniziati lo scorso 11 giugno, quando la UNSMIL aveva rivelato “con orrore” la scoperta di almeno 8 fosse comuni.  Da allora, le ricerche sono continuate e, lo scorso 7 novembre, le autorità del Governo di Accordo Nazionale di Tripoli (GNA), con a capo Fayez Al-Sarraj, avevano annunciato gli ultimi ritrovamenti.

 Al-Kaniyat controllava l’area di Tarhuna, un’ormai ex-roccaforte dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), con a capo il generale Khalifa Haftar, al quale la milizia era affiliata dal 2019. Il gruppo è stato accusato di aver perpetrato per anni numerose esecuzioni di prigionieri tra i quali figuravano loro opponenti, rivali e presunti criminali. Secondo più fonti, al momento, i capi della milizia si troverebbero nella Libia orientale.

Tarhuna è stata sottratta al controllo dell’LNA e dei suoi alleati della milizia Al-Kaniyat quando è stata riconquistata dalle forze del GNA, lo scorso 5 giugno, dopo che l’Esercito del GNA, con il sostegno della Turchia, aveva definitivamente posto fine all’assedio su Tripoli delle forze di Haftar, durato 14 mesi e iniziato il 4 aprile 2019.  In tale periodo, Tarhuna era stata utilizzata dalle forze del LNA proprio come base strategica per lanciare attacchi contro Tripoli.

Dopo la scoperta delle fosse comuni, il ministro degli Esteri del GNA, Mohamed Siala, aveva da subito inviato una lettera al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, chiedendo che le prove di presunti crimini di guerra rappresentate dalle fosse comuni fossero sottoposte alla Corte internazionale di giustizia. Internamente, invece, visto il crescente numero di corpi trovato nell’area di Tarhuna, lo scorso 29 ottobre, il GNA aveva emesso un mandato d’arresto per i leader della milizia al-Kaniyat.

 La Libia è teatro di una lunga guerra civile iniziata il 15 febbraio 2011 a cui ha fatto seguito, nell’ottobre dello stesso anno, la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi. Da tale evento in poi, il Paese non è mai riuscito a realizzare una transizione democratica e, al momento, vede il fronteggiarsi delle milizie del GNA e di quelle del LNA. Il GNA di al-Sarraj è il governo ufficialmente riconosciuto dall’Onu in Libia, è nato il 17 dicembre 2015 con gli accordi di Skhirat, firmati in Marocco e poi scaduti il 17 dicembre 2017 ed è stato formalmente appoggiato da Italia, Qatar e Turchia. Le forze del LNA sono invece vicine al governo di Tobruk che controlla la Libia orientale ed è guidato da Aguila Saleh, e, a livello internazionale, sono sostenute da Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Francia e Russia.

Al momento, in Libia, è in corso un cessate il fuoco annunciato lo scorso 21 agosto da parte di al-Sarraj, a nome del governo di Tripoli, e del presidente della Camera dei Rappresentanti del governo di Tobruk, Aguila Saleh, poi formalizzato con la firma di un accordo di cessate il fuoco permanente in tutta la Libia lo scorso 23 ottobre. L’intesa formale era stata raggiunta a seguito di un incontro tra le delegazioni libiche rivali, ovvero LNA e GNA, riunitesi a Ginevra nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5 dal 19 ottobre precedente. Oltre ai negoziati tra le parti per una risoluzione politica del conflitto in Libia, sono in corso anche dialoghi per dare al Paese un nuovo assetto politico.

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Camilla Canestri

di Redazione

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