Libia: che cosa possiamo aspettarci dalla vittoria di Joe Biden

Pubblicato il 21 novembre 2020 alle 7:00 in Libia USA e Canada

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Il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, potrebbe essere tra i primi ad essere colpiti dalla sconfitta del presidente degli Stati Uniti uscente, Donald Trump.

A riferirlo, il quotidiano al-Jazeera, il quale si interroga su quali possano essere le conseguenze derivanti dalla vittoria del candidato democratico, Joe Biden, alla presidenza USA. Il presidente neoeletto, riferisce al-Jazeera, sembra aver assunto una posizione diversa rispetto al suo predecessore in merito alla percezione dei “regimi arabi” e al ruolo di Haftar, il quale era ben visto dall’ex capo della Casa Bianca, Trump. In particolare, quest’ultimo, nel corso di una telefonata all’inizio dell’offensiva dell’LNA contro Tripoli, intrapresa il 4 aprile 2019, aveva definito l’operazione di Haftar un tassello della lotta contro il terrorismo, volta a salvaguardare le strutture petrolifere del Paese Nord-africano. In questo modo, specifica al-Jazeera, il generale libico comprese di aver avuto il via libera di Washington ad invadere Tripoli.

Nonostante presunto lasciapassare statunitense e l’appoggio di Emirati Arabi Uniti (UAE), Egitto, Francia, Russia ed Arabia Saudita, l’LNA non è riuscito, però, a portare a termine la sua missione. A seguito delle conquiste delle forze di Tripoli che, grazie al sostegno della Turchia, a partire da maggio 2020, hanno cominciato a registrare notevoli progressi, l’esercito di Haftar si è visto costretto ad indietreggiare progressivamente dai propri obiettivi.

Il generale dell’LNA, racconta al-Jazeera, è uscito dal conflitto libico gravato da un “sanguinoso record di violazioni dei diritti umani”, come testimoniato anche dalle cause legali aperte in Virginia, che vedono Haftar accusato di omicidi e torture, ed è proprio su tale questione che il Partito democratico di Biden, particolarmente interessato al tema dei diritti umani e della libertà di espressione, potrebbe rivolgere la propria attenzione nel futuro prossimo. Analisti e politici ritengono che gli alleati di Haftar abbiano consigliato al generale di approfittare dei prossimi mesi, che precedono l’insediamento di Biden, per “riorganizzare le proprie carte”, e per mostrare la sua buona intenzione di integrarsi nel dialogo politico, al fine di assicurarsi un ruolo sul palcoscenico libico.

In tale quadro, il consigliere del presidente del Governo di Accordo Nazionale per le relazioni con gli Stati Uniti, Muhammad al-Darrat, ha affermato che la vittoria di Biden alla Casa Bianca non avrà conseguenze immediate per la Libia nella fase attuale, ma potrebbe presto ridurre il margine di manovra di alcuni Paesi alleati di Washington, i quali interferiscono nel dossier libico in modo negativo. A detta di al-Darrat, la Libia non verrà inclusa tra le priorità del presidente Biden. Tuttavia, alcuni funzionari della nuova amministrazione che assumono posizioni nelle istituzioni interessate al fascicolo libico, come il Ministero degli Esteri, il Consiglio di sicurezza nazionale, il Ministero della Difesa, potrebbero imporre sanzioni alle parti che alimentano il conflitto libico.

A tal proposito, ha dichiarato al-Darrat in un’intervista con al-Jazeera, l’amministrazione Biden potrebbe mirare a ridurre l’influenza russa in Libia facendo pressione sugli alleati di Haftar che hanno favorito l’ingresso di Mosca in Libia, attraverso l’imposizione di sanzioni, oltre a muoversi più velocemente e in modo diretto con i Paesi che supportano il generale, mentre continuerà a sostenere il processo politico volto a portare stabilità politica e sicurezza nel Paese, e a perseguire i responsabili di crimini, Haftar i primis.

Dal canto suo, un membro del Parlamento, Muhammad al-Abani, ha affermato che i risultati delle elezioni americane potrebbero influenzare il corso degli eventi in Libia, soprattutto se si tiene conto che l’ex presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, anch’egli membro del Partito Democratico, era un sostenitore dei gruppi islamici durante le cosiddette “Primavere arabe”. A detta di al-Abani, l’amministrazione Trump ha chiuso un occhio sull’intervento militare della Turchia in Libia e sul suo sostegno alle truppe tripoline, ma, con i cambiamenti alla presidenza, gli Stati Uniti non consentiranno più ad Ankara di minare la pace e la sicurezza internazionale, in quanto è anch’essa membro NATO, un’Organizzazione che si prevede riceverà maggiore supporto dal neoeletto Biden.

“Nonostante il grande sostegno che il movimento islamico e i gruppi ad esso affiliati hanno ricevuto dalla precedente amministrazione democratica del presidente Obama, i democratici potrebbero non adottare la stessa politica”, ha affermato al-Abani, secondo cui Washington si adopererà per escludere non solo la Turchia, ma anche la Russia dal panorama libico, con il fine ultimo di risolvere la crisi libica.

Un analista politico, Abdullah al-Kabeer, ha affermato che la nuova amministrazione statunitense seguirà un percorso diverso, provando a non minare la propria posizione nel dossier libico. Nello specifico, secondo al-Kabeer, Washington potrebbero seguire la medesima strategia adottata in passato, ovvero intervenire con il pretesto di sconfiggere i gruppi terroristici e salvaguardare i giacimenti petroliferi libici, ma, al contempo, allontanando Mosca. Parallelamente, anche secondo al-Kabeer, gli Stati Uniti si mostreranno più interessati alla questione dei diritti umani, ma ciò non significherà mettere da parte i propri interessi. “Haftar è utile per l’America, indipendentemente dal tipo di amministrazione che governa la Casa Bianca, e la posizione statunitense non cambierà fino a quando Haftar verrà incluso nelle strategie adottate dagli USA”, ha affermato l’analista.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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