La Casa Bianca riceve il leader del governo Tibetano in esilio

Pubblicato il 21 novembre 2020 alle 19:30 in Cina Tibet USA e Canada

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Il leader dellAmministrazione centrale tibetana (CTA), ovvero il governo tibetano in esilio, Lobsang Sangay, è stato ricevuto ufficialmente alla Casa Bianca, dove si è recato su invito del governo statunitense il 20 novembre, per la prima volta negli ultimi 60 anni.

La notizia è stata rilasciata dalla stessa CTA per mezzo di un comunicato stampa, diffuso dalla propria sede attuale nella città indiana di Dharmsala e nel quale si legge: “Questa visita inedita e l’incontro organizzato insieme ai funzionari della Casa Bianca  porrà un trend positivo per i rapporti del CTA con i funzionari statunitensi che si formalizzeranno nei prossimi anni”. Finora, dalla sua nomina nel 2011, Lobsang Sangay aveva incontrato una decina di volte funzionali statunitensi negli ultimi dieci anni in occasione di incontri che però non erano stati resi pubblici.

Prima del 20 novembre, Lobsang Sangay era già stato ricevuto dal Dipartimento di Stato degli USA il 19 ottobre scorso, per incontrare il nuovo coordinatore speciale per gli affari del Tibet, Robert Destro, che era stato nominato il precedente 14 ottobre, andando a colmare un vuoto che si era creato in tale posizione dal 2017. Gli USA non riconoscono ufficialmente il governo tibetano in esilio e, per questo, negli ultimi 60 anni non hanno mai ricevuto i suoi rappresentanti ma, per la CTA, i due inviti ricevuti dimostrerebbero un riconoscimento del sistema democratico e dei leader politici della CTA.

Alla luce di tutto ciò, secondo quanto affermato dagli USA, nel rivestire il suo nuovo incarico, Destro sarà quindi responsabile della promozione di un dialogo tra la Repubblica Popolare Cinese (RPC) e il Dalai Lama, o i suoi rappresentanti, e dovrà proteggere l’identità linguistica, culturale e religiosa dei tibetani e promuovere il rispetto dei loro diritti umani. Destro dovrà altresì supportare gli sforzi degli USA per rispondere alle necessità umanitarie dei rifugiati tibetani e dovrà promuovere lo sviluppo economico sostenibile e la preservazione ambientale delle comunità che vivono nell’altopiano tibetano.

Alla nomina di Destro, il Dipartimento di Stato di Washington aveva affermato che che gli USA fossero preoccupati per la repressione della comunità tibetana da parte del governo di Pechino che prevede, secondo Washington, la mancanza di una significativa autonomia, il deterioramento della situazione dei diritti umani nell’area e gravi restrizioni alle libertà tradizionali, culturali e religiose dei tibetani in tutta la Cina. Sarà quindi compito di Destro coinvolgere i leader tibetani e i partner internazionali rispetto a tali problematiche e sostenere la diaspora tibetana a livello globale.

Dopo la fondazione della Repubblica Popolare Cinese, il primo ottobre 1949, Pechino prese il controllo sulla regione del Tibet nel 1951, a conclusione di quella che è stata definita la “liberazione pacifica” della regione himalayana dal feudalesimo, avviata nel 1950. Negli anni successivi, si verificarono varie forme di rivolta e resistenza contro il dominio della Cina, guidata allora da Mao Zedong. Nel 1959, la popolazione locale cercò di sollevarsi contro il governo di Pechino per liberare la regione ma il movimento fu represso dall’Esercito di Liberazione Popolare (EPL), spingendo il Dalai Lama, l’allora leader politico e spirituale del buddismo tibetano, a rifugiarsi in India da dove svolge ancora la sua funzione spirituale ma non politica.

Ad oggi, il Tibet è una regione autonoma della Cina e lo scorso 29 agosto, il presidente cinese, Xi Jinping, aveva delineato la strategia generale del Partito comunista cinese (PCC) per governare il Tibet nei prossimi cinque anni, sottolineando i successi raggiunti dalla leadership cinese dal 2015 al 2020. Più gruppi umanitari, però, sostengono che Pechino stia intraprendendo un’opera di repressione della cultura locale, della religione buddista e dell’identità minoritaria tibetana. Al contempo, l’accesso al territorio della regione sarebbe stato negli anni limitato da Pechino, rilasciando raramente permessi per visitare la regione e sottoponendo i visitatori a rigide regole.

Gli USA hanno sempre sostenuto il Tibet contro Pechino e, lo scorso 7 luglio, hanno annunciato l’imposizione di restrizioni di viaggio per i funzionari cinesi coinvolti nella formulazione o esecuzione delle politiche di accesso al Tibet. In tale occasione, lo stesso segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, aveva accusato Pechino di violare i diritti umani dei tibetani e aveva affermato che Washington sostiene una “significativa autonomia” della regione. Al momento, gli USA stanno elaborando il cosiddetto Tibet Policy and Support Act che dovrebbe definire la politica statunitense in merito al Tibet. L’Atto è stato proposto per la prima volta il 13 settembre 2019 ed è stato ricevuto dal Senato il 30 gennaio scorso e all’elaborazione del documento starebbe partecipando anche il CTA.

Da parte sua, Pechino aveva reagito ai fatti del 7 luglio accusando Washington di utilizzare la questione tibetana per promuovere il separatismo in Cina. Più tardi, alla nomina di Destro, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian, aveva dichiarato che gli USA avessero istituito tale figura, che la Cina non ha mai riconosciuto e alla quale si è sempre opposta, solamente per fini di manipolazione politica e per interferire negli affari interni cinesi.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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