Etiopia: il governo conquista due città in Tigray, smentita la mediazione dell’Unione Africana

Pubblicato il 21 novembre 2020 alle 12:51 in Africa Etiopia

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Il governo dell’Etiopia ha annunciato la conquista delle città di Axum e Adwa nel Tigray, il 20 novembre, da parte del proprio esercito, ora in marcia verso la capitale regionale, Mekelle. Il giorno dopo, il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha smentito l’imminente avvio di negoziati sul conflitto in Tigray, nonostante l’Unione Africana abbia nominato tre inviati speciali a tale scopo.

Addis Abeba ha riferito di aver sottratto le due città al controllo delle forze definite ribelli, ovvero il Fronte di liberazione popolare del Tigray (TPLF), il partito al comando del governo locale, accusato di insurrezione. Al momento, l’esercito etiope sarebbe diretto verso la città di Adigrat, situata a 120 km a Nord di Mekelle e, secondo il governo, molti combattenti del TPLF si sarebbero arresi. Secondo quanto riferito da Al-Jazeera English, al momento non è stato possibile verificare quanto dichiarato dal governo etiope, in quanto le linee telefoniche e i collegamenti internet con il Tigray sono stati interrotti dall’inizio delle ostilità. Il portavoce di Debretsion Gebremichael, che è stato eletto presidente del Tigray in elezioni regionali che l’Etiopia non riconosce, Getachew Reda, intanto, il 20 novembre ha dichiarato ad un’emittente locale che le forze del TPLF hanno provocato perdite al nemico in combattimenti a Raya, a Sud di Mekelle, a Mehoni e che hanno attaccato con missili l’aeroporto di Bahir Dar, capoluogo della regione di Amhara, visto che parte dei bombardamenti sul Tigray sono partiti da lì.

Visto l’intensificarsi dei combattimenti in corso, il 20 novembre, l’Unione Africana ha deciso di nominare tre inviati speciali per mediare tra le parti coinvolte nel conflitto in Tigray, affinché si raggiunga una cessazione delle ostilità, venga avviato un dialogo e siano ripristinate pace e stabilità. Le tre persone individuate sono l’ex-presidente del Mozambico, Joaquim Chissano, l’ex-presidente della Liberia, Ellen Johnson-Sirleaf, e l’ex-presidente del Sud Africa, Kgalema Motlanthe. Nonostante tali sforzi, però, le autorità di Addis Abeba hanno ripetutamente affermato che non avvieranno negoziati con il TPLF. Il 21 novembre, la task force nominata da Addis Abeba per l’emergenza in Tigray ha confermato che “notizie riguardanti l’arrivo di inviati per mediare tra il governo federale e il TPLF sono false”. L’Unione Africana, così come altri osservatori esterni temono che in Etiopia inizi una guerra civile in grado di coinvolgere o destabilizzare i Paesi vicini, come il Sudan, l’Eritrea e la Somalia, e l’intera regione del Corno d’Africa.

Nella regione etiope del Tigray i combattimenti tra le forze del TPLF e quelle del governo di Addis Abeba sono arrivati al 17esimo giorno. Dal 4 novembre scorso, Abiy, che ha vinto il premio Nobel per la pace nel 2019, ha lanciato una campagna militare contro il TPLF, che contesta da mesi il governo centrale di Addis Abeba. Prima di lanciare l’operazione, Abiy aveva accusato il gruppo di aver attaccato una base dell’Esercito federale etiope a Dansha e di aver cercato di rubare l’equipaggiamento in essa contenuto, rendendo così necessaria l’azione dell’Esercito nazionale.  Abiy ha accusato il TPLF di tradimento e terrorismo e ha avviato una campagna militare per riportare l’ordine nella regione. Da allora, sono in corso bombardamenti e combattimenti via terra, centinaia di persone avrebbero perso la vita a causa del conflitto armato mentre altre decine di migliaia si sarebbero messe in fuga soprattutto nel vicino Sudan. Oltre ad aver attaccato militarmente il Tigray, dal punto di vista politico, il 7 novembre, il Parlamento etiope ha approvato la formazione di un governo ad interim per la regione, abolendo quelli che ha definito “l’assemblea e l’esecutivo illegali della regione del Tigray”. All’amministrazione ad interim spetterà il compito di indire elezioni in base alla Costituzione e di implementare le decisioni passate dal governo federale etiope.

Di fronte a tale scenario, il 20 novembre, il segretario delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha richiesto l’apertura di corridoi umanitari per assistere i civili e ha espresso preoccupazione per la situazione etiope, soprattutto dal punto di vista umanitario che coinvolgerà anche il Sudan. L’Onu sta pianificando le proprie operazioni in tal senso prevedendo un flusso di rifugiati in Sudan di circa 200.000 persone. Secondo un membro dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), Axel Bisschop, circa 31.000 persone avrebbero già raggiunto il Sudan superando di gran lunga le 20.000 previste dal piano di emergenza dell’agenzia.

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Camilla Canestri

di Redazione

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