Al-Qaeda: il leader Ayman Al-Zawahiri è morto

Pubblicato il 21 novembre 2020 alle 22:01 in Afghanistan

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Il leader di Al-Qaeda, Ayman Al-Zawahiri, sarebbe morto per cause naturali a Ghazni, città dell’Afghanistan situata nell’Est del Paese, secondo quanto confermato da fonti interne alla sicurezza del Pakistan e dell’Afghanistan in forma anonima al quotidiano Arab News Pakistan, citato da ANSA, il 21 novembre. Al momento, però, mancano ancora conferme dirette da parte di Al-Qaeda e di servizi d’intelligence occidentali.

Delle quattro fonti contattate dalla testata, due avrebbero confermato il decesso del 69enne egiziano successore di Osama Bin Laden. In particolare, un traduttore di Al-Qaeda con legami stretti con il gruppo avrebbe affermato che la morte risalirebbe alla scorsa settimana e che la causa sarebbe da attribuire all’asma e ad un inadeguato trattamento di tale condizione. Inoltre, anche un funzionario della sicurezza del Pakistan che opera nella zona di confine con l’Afghanistan avrebbe affermato di sapere che l’uomo non sia più vivo e di essere sicuro che il decesso sia avvenuto per cause naturali. Infine, anche le restanti due fonti hanno confermato di ritenere che Al-Zawahiri sia morto, probabilmente lo scorso mese, in quanto gravemente malato.

Già il 14 novembre scorso, The New Arab aveva riferito che la morte del leader di Al-Qaeda fosse avvenuta un mese prima per cause naturali, in base ad un Tweet pubblicato il 13 novembre da un autore del New York Times, Hassan Hassan, il quale aveva scritto: “Ayman Zawahiri, leader di al-Qaeda e successore di Osama bin Laden, è morto un mese fa per cause naturali presso la propria abitazione. La notizia sta facendo il giro nella cerchia ravvicinata” e aveva poi aggiunto che: “I fatti sono stati corroborati da fonti vicine ad Al-Qaeda”. Anche la direttrice di SITE Intelligence Group, Rita Katz, pur riconoscendo che le voci riguardo la morte di al-Zawahiri fossero ancora da confermare, aveva dichiarato che sarebbe un comportamento tipico di Al-Qaeda quello di non annunciare prontamente le morti dei propri leader.

Al-Zawahiri aveva assunto il comando di Al-Qaeda nel 2011, alla morte di Bin Laden, e avrebbe comunicato con i sostenitori dell’organizzazione per mezzo di lezioni video pressoché regolari nelle quali ribadiva la necessità di colpire gli Stati Uniti. La sua ultima comparsa risalirebbe ad un video dello scorso 11 settembre, rilasciato per ricordare l’anniversario dagli attacchi contro gli USA del 2001 e nel quale si rivolgeva ai musulmani affinché attaccassero obiettivi statunitensi, europei, israeliani e russi. Nel video in questione, Al-Zawahiri avrebbe poi criticato i pentiti che “hanno fatto marcia indietro dalla jihad” e che hanno cambiato idea mentre si trovavano in carcere per aver definito “inaccettabili” gli attacchi dell’11 settembre perché avevano coinvolto civili.

La notizia della morte di Al-Zawahiri sarebbe iniziata a circolare proprio dopo che il New York Times, il 13 novembre scorso, aveva annunciato la morte del numero due di Al-Qaeda, Abdullah Ahmed Abdullah, anche noto come Abu Muhammad al-Masri. Sulla base di informazioni ottenute da funzionari dell’intelligence, la testata statunitense aveva rivelato che quest’ultimo, un 58enne di origini egiziane, sarebbe stato ucciso a Teheran, in Iran, lo scorso 7 agosto, da agenti israeliani su mandato statunitense, insieme alla figlia Miriam, vedova del figlio di Osama bin Laden, Hamza bin Laden. La sua uccisione sarebbe avvenuta nel giorno dell’anniversario di due bombardamenti mortali contro le ambasciate statunitensi in Tanzania e Kenya, avvenuti nel 1998, e che uccisero un totale di 224 persone e ne ferirono altre centinaia. Al-Masri era ritenuto l’architetto delle due stragi e l’FBI aveva offerto una ricompensa di 10 milioni di dollari per informazioni utili alla sua cattura. Ad oggi, tuttavia, Teheran avrebbe smentito la notizia fornita dal New York Times e Al-Qaeda non avrebbe rilasciato commenti a riguardo.

Di fronte alla morte dei due leader di Al-Qaeda si sarebbe aperta la questione rispetto a loro possibili successori e alla strategia futura, così come alla forza, della rete terroristica di Al-Qaeda. Secondo The Arab Weekly, se entrambi i leader fossero morti, la rete terroristica che lasciano dietro di sé non sarebbe in alcun modo equiparabile a quella che pianificò e condusse gli attacchi dell’11 settembre. Da Al-Qaeda si sarebbero ramificate più organizzazioni che vanno sotto il suo stesso nome, come ad esempio i casi della regione africana del Sahel, del Pakistan, dell’Egitto, della Somalia e dello Yemen, ma, in tali casi, il nucleo centrale di Al-Qaeda non avrebbe controllo diretto sulle azioni o sulle alleanze locali delle singole diramazioni. Secondo un professore dello  Haverford College, Barak Mendelsohn, è possibile che in futuro Al-Qaeda funga da “consiglio direttivo” che gli adepti sceglieranno di ascoltare se vogliono ma non perché si ritengano obbligati all’obbedienza.

Un possibile successore alla guida di Al-Qaeda potrebbe essere, invece, Saif al-Adel, un ex-colonnello luogotenente nelle forze armate egiziane che si è unito al movimento jihadista dell’Egitto negli anni Ottanta. Dopo essere stato arrestato, l’uomo sarebbe giunto in Afghanistan, Paese che ha fatto da base per Bin Laden e Al-Zawahiri.  Nel 2003 sarebbe stato poi arrestato in Iran dove sarebbe restato in carcere fino al 2015 per poi essere rilasciato nel 2018.

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Camilla Canestri

di Redazione

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