Afghanistan: 23 esplosioni a Kabul rivendicate dall’ISIS, Pompeo incontra le parti a Doha

Pubblicato il 21 novembre 2020 alle 22:00 in Afghanistan USA e Canada

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Almeno 23 esplosioni separate hanno scosso la capitale Afghana, Kabul, intorno alle 9:00 ora locale del 21 novembre, provocando almeno 8 morti e 31 feriti. L’attacco è stato rivendicato dall’ISIS, secondo quanto si apprende dal SITE Intelligence Group, citato dal New York Times, che ha indicato proprio nello Stato Islamico uno dei principali motivi dell’impasse nei negoziati di pace intra-afghani. Da parte loro, i talebani avevano negato da subito qualsiasi coinvolgimento con i fatti mentre, nella stessa giornata, il loro leader aveva in programma un incontro con il segretario di Stato uscente degli USA, Mike Pompeo, a Doha, in Qatar, dove il diplomatico statunitense avrebbe incontrato anche i rappresentanti del governo afghano.

Durante le esplosioni del 21 novembre, più missili sono atterrati nella cosiddetta Green Zone, area in cui hanno sede di più ambasciate e aziende internazionali. L’ambasciata dell’Iran, ad esempio, ha riferito che il proprio edificio principale è stato danneggiato da alcune schegge dei missili atterrati poco lontano. Uno tra i missili, poi, sarebbe atterrato in un ufficio nella Green Zone ma non sarebbe esploso.

Secondo quanto riferito dal portavoce del Ministero dell’Interno afghano, Tariq Arian, i “terroristi” avrebbero caricato più missili su di un camioncino, dal quale avrebbero poi lanciato gli ordigni. Al momento, sono ancora in corso indagini sull’accaduto per scoprire come tale veicolo armato sia potuto entrare nella città passando inosservato. Oltre all’attacco missilistico, il Ministero dell’Interno ha poi aggiunto che, sempre il 21 novembre a Kabul, si sono verificate altre due esplosioni causate da ordigni esplosivi piazzati su target specifici che, in un caso, hanno colpito un veicolo della polizia uccidendo un poliziotto e ferendone altri 3.

I talebani hanno negato qualsiasi coinvolgimento con il lancio dei 23 missili sulla capitale sottolineando che il gruppo non “spara alla cieca su luoghi pubblici”. Il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, ha affermato: “L’attacco missilistico nella città di Kabul non ha nulla a che fare con i mujaheddin dell’Emirato Islamico”, utilizzando la dicitura adoperata dal gruppo per parlare dell’Afghanistan. Secondo quanto riferito dal portavoce del Ministero dell’Interno di Kabul, negli ultimi sei mesi, i talebani avrebbero perpetrato 53 attacchi suicidi e 1.250 bombardamenti, causando, in totale, la morte di 1.210 civili e il ferimento di atre 2.500 persone.

Al momento, sono in corso negoziati di pace tra i talebani e il governo afghano, iniziati a Doha, lo scorso 12 settembre, ma giunti ad un punto di impasse. Nel frattempo, sono aumentati i combattimenti tra governo e talebani in più province e gli episodi di violenza interni al Paese, sia provocati dai talebani, sia perpetrati da altri gruppi armati, sono in crescita.

L’apertura di un dialogo intra-afghano era stata resa possibile da un accordo di pace siglato tra gli Stati Uniti e i talebani lo scorso 29 febbraio a Doha. In base a tale intesa, Washington si è impegnata a ridurre le proprie truppe in Afghanistan, tant’è vero che lo scorso 17 novembre gli USA hanno annunciato la riduzione del numero dei soldati da 4.500 a 2.500 prima della fine del mandato del presidente uscente statunitense, Donald Trump, attesa per metà gennaio 2021.

Il 20 novembre, il Dipartimento di Stato degli USA ha annunciato che Pompeo, in visita a Doha il 21 novembre, avrebbe incontrato separatamente i negoziatori dei talebani e del governo afghano e, secondo alcune indiscrezioni, nei prossimi giorni dovrebbe verificarsi una svolta nei negoziati di pace. Pompeo sta conducendo un tour diplomatico che toccherà sette Paesi tra Europa e Medio Oriente.

Il presidente uscente Trump ha più volte promesso di voler porre fine della partecipazione statunitense a più conflitti che si protraggono da tempo, incluso quello afghano. Anche il presidente eletto, Joe Bieden, ha finora dichiarato di essere d’accordo con Trump per quanto riguarda la riduzione dell’impegno statunitense in Afghanistan sebbene, secondo alcuni osservatori, potrebbe non condividere un processo veloce come quello voluto da Trump.

Dopo la fine del dominio dell’Unione Sovietica in Afghanistan, durato dal 1979 al 1989, il Paese ha vissuto grandi divisioni. Nel 1996 i talebani avevano il controllo di gran parte del Paese, ottenuto in seguito ad una sanguinosa guerra civile combattuta contro le varie fazioni locali. Nel 2001, in seguito agli episodi dell’11 settembre, gli USA hanno invaso l’Afghanistan, in quanto era stato da lì che Al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli Stati Uniti ed era lì che si nascondeva il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani. Nel 2003, anche la NATO era intervenuta, decimando la presenza degli estremisti islamici sul territorio afghano e relegando i talebani in alcune roccaforti.  In totale sono stati 2.300 i soldati statunitensi che hanno perso la vita in Afghanistan e 20.000 quelli feriti.

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Camilla Canestri

di Redazione

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