Yemen: il governo vuole la pace

Pubblicato il 20 novembre 2020 alle 10:27 in Medio Oriente Yemen

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Il ministro degli Esteri yemenita, Mohammed al-Hadrami, ha discusso degli ultimi sviluppi in Yemen con gli ambasciatori dei cinque Paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Nel frattempo, l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (OIM) ha riferito che, dall’inizio del 2020, il numero di sfollati in Yemen ha raggiunto quota 150.000.

L’incontro di al-Hadrami ha avuto luogo il 19 novembre. Il meeting ha preso in esame gli ultimi sviluppi legati al processo di pace incoraggiato dalle Nazioni Unite, l’implementazione dell’accordo di Riad, siglato il 5 novembre 2019, e le perduranti offensive condotte dai gruppi sciiti Houthi presso Ma’rib. Non da ultimo, sono stati messi in luce i continui ostacoli posti dalle milizie ribelli alle operazioni presso la petroliera Safer.

Dal canto suo, il ministro yemenita ha affermato che il governo desidera raggiungere una pace permanente nel Paese, che ponga fine al “colpo di Stato” dei ribelli Houthi e garantisca il ripristino delle istituzioni statali, con il fine ultimo di prevenire nuove ondate di tensioni. Tuttavia, ha evidenziato al-Hadrami, le milizie Houthi continuano ad attaccare il governatorato di Ma’rib, il che dimostra che i gruppi ribelli non desiderano realizzare la pace.

Parallelamente, la comunità internazionale è stata esortata a esercitare pressioni affinché gli Houthi consentano alle squadre dell’Onu di condurre le operazioni di manutenzione necessarie presso la petroliera Safer, al fine di evitare un disastro ambientale. Per al-Hadrami, inoltre, è necessario altresì accelerare le procedure volte a implementare l’accordo di Riad, e, nello specifico, la formazione di un nuovo governo, così come stabilito dal patto siglato dal governo legittimo e dai gruppi separatisti rappresentati dal Consiglio di Transizione Meridionale (STC). Tale governo, il quale si prevede opererà dalla capitale provvisoria Aden, è un elemento essenziale per garantire stabilità, sicurezza e integrità territoriale in Yemen.

Dall’altro lato, gli ambasciatori dei cinque Paesi hanno ribadito il proprio supporto agli sforzi profusi dall’inviato speciale dell’Onu in Yemen, Martin Griffiths, con particolare riferimento alle discussioni volte ad incoraggiare le due parti belligeranti a firmare la cosiddetta “dichiarazione congiunta”. Al contempo, è stata evidenziata la necessità di concretizzare l’accordo di Riad e di accelerare la formazione di un nuovo organo esecutivo, il quale si prevede avrà un impatto positivo per il processo politico e per il quadro economico yemenita.

Il conflitto yemenita, scoppiato il 19 marzo 2015, è oramai giunto al sesto anno. Nel trarre un bilancio delle conseguenze di una guerra definita tra le peggiori catastrofi umanitarie, l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (OIM) ha riferito, il 19 novembre, che circa 158.200 yemeniti sono stati costretti a sfollare dall’inizio del 2020, per buona parte a causa del perdurante conflitto. Il più alto numero di sfollati è stato registrato a Ma’rib, dove circa 100.000 persone sono state costretta a trasferirsi presso accampamenti nei villaggi e nelle città circostanti, a seguito delle perduranti tensioni.

Come spiegato dall’OIM, dal mese di gennaio scorso, gli Houthi hanno dato il via ad una violenta offensiva volta ad espellere le forze governative, sostenute dalla coalizione guidata dal Regno saudita, dalla città di Ma’rib, 120 km a Est della capitale yemenita Sana’a, così da completare la conquista dello Yemen settentrionale. Le battaglie in questa regione strategica hanno portato allo sfollamento di migliaia di famiglie e stanno minacciando soprattutto i 140 campi profughi, in cui, negli ultimi anni, hanno trovato rifugio tra 750.000 e un milione di yemeniti, provenienti dalle altre regioni del Paese. L’Organizzazione dell’Onu ha sottolineato che tale cifra equivale a più della metà di tutti gli sfollati provocati dal conflitto yemenita nell’ultimo anno, e la situazione “sta per peggiorare”, in quanto centinaia di migliaia di persone potrebbero essere costrette a fuggire, e molte di loro fuggiranno “per la seconda, terza o anche quarta volta”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

 

di Redazione

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