USA in Medio Oriente: la presenza dell’ISIS rimane una minaccia

Pubblicato il 20 novembre 2020 alle 19:17 in Iraq Siria USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il generale statunitense Kenneth Franklin McKenzie, a capo del Comando Centrale degli Stati Uniti, ha evidenziato il problema della presenza dello Stato Islamico in Siria e in Iraq. 

Il generale è inervenuto durante la Conferenza dei Policymakers Arabi e Statunitensi, che si è tenuta dal 17 al 19 novembre. McKenzie ha sottolineato il problema della continuo indottrinamento subito dalla popolazione più fragile di Siria e Iraq, ad opera dell’ISIS. Il capo del Comando Centrale degli Stati Uniti ha affermato che non esistono mezzi militari per risolvere il problema dei rifugiati e degli sfollati interni in Medio Oriente. Questi individui rappresentano quello che ha definito “uno sfortunato sottoprodotto dei conflitti armati” nella regione. “Oggi, in vaste aree della Siria e dell’Iraq, l’indottrinamento sistemico degli sfollati interni e dei profughi che sono ostaggi della ricezione dell’ideologia dell’ISIS è uno sviluppo allarmante con potenziali implicazioni generazionali”, ha dichiarato McKenzie. 

Il generale ha affermato che una soluzione deve essere raggiunta tramite uno sforzo congiunto delle organizzazioni diplomatiche, di sicurezza e umanitarie. La comunità internazionale deve trovare un modo per rimpatriare, reintegrare nelle comunità di origine e sostenere una riconciliazione di questi individui a livello locale. “Se non affrontiamo questo problema ora, non riusciremo mai a sconfiggere l’ISIS”, ha aggiunto McKenzie. Il generale ha aggiunto che l’Iraq vorrebbe una presenza continua degli Stati Uniti per combattere lo Stato Islamico. “Il governo iracheno ha chiaramente indicato che vuole mantenere la sua partnership con gli Stati Uniti e le forze della coalizione mentre continuiamo la lotta contro l’ISIS”, ha specificato. McKenzie ha citato alcune stime che affermano che l’ISIS ha ancora un corpo di 10.000 militanti sparsi tra Iraq e Siria. Di conseguenza, il gruppo terroristico rimane una vera minaccia.

In tale contesto, il 17 novembre, il segretario alla Difesa ad interim degli USA, Christopher Miller, ha annunciato il ritiro di altre migliaia di truppe statunitensi dall’Afghanistan e dall’Iraq, entro il 15 gennaio 2021. Miller ha affeemato circa 2.500 soldati rimarranno in Afghanistan e più o meno lo stesso numero di truppe resterà in Iraq. Attualmente ci sono circa 4.500 soldati statunitensi in Afghanistan e 3.000 in Iraq. La coalizione anti-ISIS, a guida statunitense, è operativa dal 2014 ed è impegnata nella lotta contro lo Stato Islamico, con l’obiettivo di sconfiggerlo su tutti i fronti, distruggendo le reti fisiche ed ostacolando le mire espansionistiche dell’organizzazione. Oltre alle campagne militari condotte in Iraq e in Siria, la coalizione mira anche a minare l’infrastruttura finanziaria ed economica dell’ISIS, a frenare il flusso di foreign fighter attraverso i confini e a riportare la stabilità ed i servizi pubblici essenziali nelle aree liberate dalla morsa del gruppo terroristico.

L’inizio della presenza dell’ISIS in Iraq risale al 2014. Dopo aver occupato gran parte del territorio iracheno, il 10 giugno di quell’anno l’organizzazione prese anche il controllo di Mosul, seconda città del Paese e principale nucleo urbano caduto in mano ai jihadisti, liberata poi il 10 luglio 2017. Il 9 dicembre 2017, il governo iracheno ha annunciato la vittoria sull’ISIS, dopo tre anni di battaglie. In particolare, è stato il primo ministro dell’Iraq allora in carica, Haider Al-Abadi, a comunicare che l’esercito aveva ripreso il totale controllo del Paese, dopo la riconquista di Rawa, una città ai confini occidentali di Anbar con la Siria, ultimo baluardo del gruppo in Iraq. Tuttavia, da allora, attacchi “mordi e fuggi”, insurrezioni e guerriglie nel territorio dell’Iraq settentrionale continuano. L’obiettivo è minare il governo di Baghdad. A tal proposito, alcune cellule affiliate allo Stato Islamico sembrano essere tuttora attive nella cosiddetta “Grande cintura Agricola” di Baghdad, di cui fa parte anche Radouaniya.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.