Spagna, crisi migratoria alle Canarie : 18:000 arrivi in un anno

Pubblicato il 20 novembre 2020 alle 6:31 in Immigrazione Spagna

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Il ministro dell’Interno spagnolo, Fernando Grande-Marlaska, ha assicurato lunedì che le Isole Canarie non diventeranno una nuova isola di Lesbo (l’isola greca dove migliaia di rifugiati vivono intrappolati senza possibilità di trasferirsi nella Grecia continentale). Tuttavia, la pressione migratoria subita dall’arcipelago dall’inizio dell’anno – con l’arrivo di oltre 18.000 persone – unita all’inazione del governo spagnolo nei confronti delle isole e alla negligenza che denunciano le autorità di Santa Cruz de Tenerife, rendono calzante il paragone.

Più di 2.300 migranti sono attualmente bloccati sull’isola di Gran Canaria, sotto alcune tende allestite dalla Croce Rossa sul molo di Arguineguín (Mogán), in quello che è diventato, secondo la stampa spagnola, il “campo della vergogna”: niente docce, pochi bagni chimici e molti posti letto all’aperto. Lì, in uno spazio di 400 mq e con una capienza per 500 persone, si accalcano oltre 2.000 migranti, in condizioni “disumane” denunciate dalle organizzazioni umanitarie. Molti dei migranti trascorrono fino a quindici giorni in questo campo fino a quando non vengono trasferiti in altri spazi, generalmente hotel, che essendo vuoti per via della pandemia, vengono sequestrati alla bisogna, suscitando l’ira del governo canario e dei deputati dell’Arcipelago a Madrid.

Il governo spagnolo e più precisamente il ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska, ha promesso a febbraio che avrebbe preparato spazi per accogliere i migranti dopo che nel 2018 lo Stato ha chiuso i centri di identificazione (CIE) delle Isole Canarie. Tuttavia, non è stato fatto e lungi dal rallentare, l’arrivo di persone si è intensificato. Solo ad ottobre ne sono arrivati 8.000 e martedì 17 novembre quasi 600. La soluzione che lo Stato aveva trovato a settembre è stata quella di ricollocare i migranti in partenza da Arguineguín in strutture ricettive nel sud dell’isola, oggi vuote e senza turisti a causa del Covid-19. Gli imprenditori del turismo si sono allora proposti come soluzione specifica, ma oggi chiedono centri di accoglienza pubblica e che gli hotel vengano liberati, soprattutto quando a dicembre è prevista la riattivazione del turismo.

In tutto il 2020 non ci sono stati trasferimenti da parte del governo spagnolo ad altre comunità autonome e solo 22 migranti sono stati rimpatriati in Mauritania – che sono partiti con un volo il 10 novembre – così, come ha sottolineato ieri la deputata di Coalición Canaria al Congresso dei Deputati, Ana Oramas, le Isole Canarie sono diventate una “polveriera”. La gestione del governo spagnolo di fronte al fenomeno migratorio sta provocando lo scoppio di manifestazioni xenofobe e razziste in una società tradizionalmente aperta e ospitale che sta attraversando una grave crisi, con quasi il 50% della sua popolazione disoccupata o in cassa integrazione per via dello stop al settore turistico.

A fronte della mancanza di risposte concrete che ha caratterizzato l’atteggiamento del governo spagnolo nei confronti del fenomeno migratorio nelle Isole Canarie, martedì il Ministero dell’Interno ha deciso di liberare 227 migranti dal molo di Arguineguín, tutti maghrebini. Si sono ritrovati per strada senza preavviso, senza risorse, senza conoscere la lingua, senza alloggio e senza sapere dove andare. Il sindaco di Mogán, Onalia Bueno, dopo aver appreso della situazione ha deciso di noleggiare tre autobus e li ha trasferiti nella capitale Las Palmas de Gran Canaria. Nello specifico, i migranti sono arrivati a Plaza de la Feria, dove si trova la Delegazione del Governo e nelle vicinanze del Consolato del Marocco. Sono rimasti lì per ore, assistiti da cittadini che offrivano loro cibo e acqua, fino a quando il Ministero della Migrazione, guidato da José Luis Escrivá, li ha trasferiti di notte in appartamenti nel sud dell’isola.

Tutte le amministrazioni canarie, compreso il presidente del governo locale, Ángel Víctor Torres (socialista come il governo di Madrid), hanno attaccato il ministro Fernando Grande-Marlaska, che,  tuttavia ha ribadito che non si sarebbe dimesso, nonostante pressioni a riguardo anche da parte degli alleati di governo, e ha inviato nelle isole 300 poliziotti antisommossa di supporto.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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