Il fatto più importante della settimana, Sahara Occidentale

Pubblicato il 20 novembre 2020 alle 7:00 in Marocco Sahara Occidentale

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A seguito dell’intervento delle forze marocchine presso Guerguerat, il Fronte Polisario e il Regno del Marocco sono stati protagonisti di tensioni che potrebbero compromettere il cessate il fuoco del 1991.

In particolare, secondo quanto riportato da al-Jazeera, le forze marocchine hanno dichiarato di aver risposto ai colpi di arma da fuoco lanciati dal Fronte Polisario contro la chilometrica linea di confine, nel corso della giornata del 15 novembre, distruggendo macchinari adibiti al trasporto di armi. Da parte sua, il Fronte ha affermato di aver colpito postazioni militari marocchine lungo la striscia di separazione posta tra le aree di controllo delle due parti. Sebbene sino ad ora non siano state provocate vittime tra le file dell’esercito marocchino o del proprio avversario, è dal 13 novembre che entrambe le parti hanno riferito di un crescente clima di tensione.

In tale quadro, il leader del Fronte Polisario, Brahim Ghali, ha ritenuto la mossa del Regno marocchino al confine una provocazione e ha affermato che il proprio gruppo non adempierà più agli impegni presi da decenni. Questo perché il Marocco, a detta di Ghali, ha minato non solo il cessate il fuoco e i relativi accordi militari, ma altresì qualsiasi possibilità di giungere a una soluzione pacifica e permanente della questione relativa alla decolonizzazione del Sahara Occidentale. Parallelamente, il ministro degli Esteri della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi (SADR) ha riferito che il Fronte ha reclutato migliaia di volontari in risposta all’operazione militare del Marocco al valico di Guerguerat.

Il riferimento va a quanto avvenuto il 13 novembre, quando le autorità marocchine hanno deciso di intervenire nella zona cuscinetto di Guerguerat, un piccolo villaggio nell’estremo Sud-Ovest del Sahara occidentale, per rispondere alle “pericolose e inaccettabili provocazioni” del Fronte Polisario. La regione assiste ad un crescente clima di tensione da settimane, dopo che, il 21 ottobre, stando a quanto riportato da fonti marocchine, gruppi armati fedeli al Fronte Polisario, pari a circa 70 combattenti, hanno chiuso il valico di frontiera tra Marocco e Mauritania e si sono infiltrati nell’area di Guerguerat, ostacolando la circolazione di persone e merci, oltre a limitare il lavoro degli osservatori militari della Missione dell’Onu MINURSO. Per Rabat, tali azioni “documentate” costituiscono una minaccia alla stabilità dell’area, oltre che al cessate il fuoco e agli accordi militari raggiunti sino ad ora. Non da ultimo, si tratta di attività che minano gli sforzi profusi a livello internazionale sulla strada del processo politico.

Il corrispondente di al-Jazeera al confine tra Mauritania e Marocco, Baba Ould Harma, ha riferito che i residenti delle regioni circostanti hanno dichiarato di aver udito il rumore dei colpi di artiglieria pesante nel corso della notte tra il 15 e il 16 novembre. A detta dell’inviato, inoltre, gli aerei della Missione MINURSO stanno monitorando da vicino quanto sta accadendo nella zona, mentre l’esercito mauritano ha intensificato la propria presenza lungo la fascia di confine con le aree poste sotto il controllo del Fronte Polisario. Al contempo, un corrispondente di al-Jazeera in Marocco ha riferito che decine di camion commerciali hanno attraversato il valico di frontiera di Guerguerat, in entrambe le direzioni, per il secondo giorno consecutivo, dopo che l’operazione lanciata da Rabat il 13 novembre ha consentito una ripresa delle attività al valico.

Il 16 novembre, il re Mohammed VI ha dichiarato  che il Regno del Marocco si è fatto carico delle proprie responsabilità “nel quadro del suo diritto legittimo”, in quanto non è la prima volta che le milizie del Fronte Polisario compiono azioni ritenute inaccettabili. Per tale ragione, ha affermato il sovrano, il Marocco continuerà a adottare le misure necessarie per garantire l’ordine e una circolazione sicura e regolare di persone e beni nella zona al confine tra il Regno e la Repubblica Islamica della Mauritania. Le parole del re marocchino sono giunte dopo che la situazione al valico di Guerguerat sembra essere tornata alla normalità, sebbene il premier marocchino, Saadeddine Othmani, ha messo in guardia il Fronte Polisario da qualsiasi “provocazione” nei confronti del suo Paese.

La disputa sul Sahara Occidentale ha avuto inizio nel 1975 quando, in seguito al ritiro del dominio spagnolo, il Marocco ha annesso una parte di tale area, situata sulla costa Nord-occidentale dell’Africa. In risposta, nel 1976, il Fronte Polisario, costituitosi come movimento il 10 maggio 1973, ha annunciato la nascita della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi (SADR), instaurando un governo in esilio in Algeria ed intraprendendo una guerriglia per l’indipendenza durata fino al 6 settembre 1991, anno in cui venne dichiarato un cessate il fuoco, promosso dalla Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO). Ad oggi, il governo di Rabat rivendica la propria sovranità sul Sahara Occidentale, mentre il Fronte Polisario continua a battersi affinché venga indetto un referendum per l’autodeterminazione del proprio territorio, dove risiede circa mezzo milione di individui. 

 

Il fatto più importante della settimana è una rubrica a cura della Redazione di Sicurezza Internazionale.

Tutti i venerdì. 

di Redazione

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