Mike Pompeo in visita presso le Alture del Golan

Pubblicato il 20 novembre 2020 alle 8:42 in Israele USA e Canada

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Il segretario di Stato USA, Mike Pompeo, ha intrapreso, il 18 novembre, un tour in Medio Oriente, l’ultimo prima di lasciare il suo incarico. Tra le mete visitate, vi sono state le Alture del Golan, un territorio occupato da Israele dal 1967, dove si è recato insieme al suo omologo israeliano, Gabi Ashkenazi.

“Non puoi stare qui a guardare cosa c’è oltre confine e negare la cosa centrale che il presidente Donald Trump ha riconosciuto, diversamente dai presidenti precedenti”, ha affermato Pompeo nel corso della visita alle Alture del Golan, aggiungendo: “Questa è una parte di Israele”. Risale al 25 marzo 2019 la firma del decreto promosso dal capo della Casa Bianca uscente, Donald Trump, con cui gli Stati Uniti hanno riconosciuto “pienamente” la sovranità israeliana sul Golan.

Le Alture del Golan costituiscono un altopiano roccioso che si estende lungo i confini tra Israele, Siria, Libano e Giordania. Nel 1967, nel corso della Guerra dei sei giorni, Israele conquistò parte di tale territorio a danno di Damasco, per poi annetterle al territorio nazionale israeliano nel 1981. Fino al 25 marzo 2019, sia gli USA sia l’Onu si erano rifiutati di riconoscere l’occupazione israeliana di tali territori, sostenendo che il loro status dovesse essere negoziato per vie diplomatiche. Motivo per cui, dallo scoppio del conflitto siriano, il 15 marzo 2011, con l’intervento della Russia e dell’Iran, è aumentata la pressione nei confronti del governo israeliano, affinché si ritirasse dalla Alture del Golan, considerate una zona critica per la sicurezza della regione.

Pompeo ha rappresentato il primo Segretario di Stato USA a visitare un insediamento israeliano nei territori della Cisgiordania occupata, Psagot. Nel corso del discorso pronunciato accanto al premier israeliano, Benjamin Netanyahu, Pompeo ha affermato che Washington classificherà la campagna “Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS)”, come “antisemita”, definendo il movimento “un cancro”. In particolare, gli USA ostacoleranno il sostegno governativo agli enti che lo appoggiano, e si faranno promotori di una nuova regolamentazione per consentire di etichettare i prodotti degli insediamenti israeliani come “made in Israel”. La campagna BDS è un movimento non violento che mira a fare pressioni economiche su Israele affinché garantisca pari diritti ai palestinesi e consenta il loro ritorno.

La visita del segretario di Stato USA non è stata ben accolta dalla popolazione palestinese, che, al contrario, l’ha considerata una forma di provocazione. Al-Bireh, città dei territori palestinesi adiacente a Ramallah in Cisgiordania, è stata testimone di scontri tra palestinesi e forze di occupazione israeliane. Secondo alcuni, il popolo palestinese teme che Netanyahu possa sfruttare le ultime settimane del mandato presidenziale di Trump per portare a compimento i propri piani di annessione, così da rafforzare ulteriormente la propria posizione tra la destra israeliana. Simili dichiarazioni sono giunte dal Ministero degli Esteri siriano, che ha definito la visita di Pompeo presso le Alture del Golan “una flagrante violazione” della sovranità della Siria, oltre che una mossa provocatoria prima della fine del mandato di Trump.

Parallelamente, la presidenza palestinese ha condannato con forza la visita di Pompeo. Il portavoce presidenziale, Nabil Abu Rudeineh, ha dichiarato: “Questa decisione è una palese sfida a tutte le decisioni di legittimità internazionale. Questa mossa americana non legittimerà gli insediamenti israeliani che prima o poi scompariranno”. Rudeineh ha poi esortato la comunità internazionale e il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ad “assumersi le proprie responsabilità e ad attuare le decisioni prese, in particolare l’ultima risoluzione 2334, approvata della precedente amministrazione statunitense”.

É stato il presidente uscente Trump a presentare, il 28 gennaio, il cosiddetto Piano di pace, altresì noto come “Accordo del secolo”. Se portato a termine, potrebbe garantire a Israele il controllo di una Gerusalemme unificata, riconosciuta come capitale, oltre a preservare gli insediamenti israeliani negli attuali Territori Palestinesi, che includono la Cisgiordania e Gaza. Inoltre, è previsto lo stanziamento di 50 miliardi di dollari in investimenti internazionali, volti a costruire una nuova entità para-statale palestinese, con una propria capitale, Al-Quds, che includerebbe alcune delle aree esterne di Gerusalemme Est. Tale para-Stato non avrebbe un esercito permanente e sarebbe tenuto a soddisfare una serie di parametri relativi alla sicurezza, periodicamente controllati da Israele. Non da ultimo, è stato richiesto lo scioglimento dei gruppi militanti, come Hamas, e la rinuncia alla violenza.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

 

di Redazione

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