Governo del Brasile augura “fortuna” a Sagasti come nuovo presidente del Perù

Pubblicato il 20 novembre 2020 alle 6:11 in Brasile Perù

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Il governo brasiliano ha augurato buona fortuna al nuovo presidente del Perù, Francisco Sagasti, entrato in carica questa settimana nel mezzo di una crisi politica nel Paese andino.

“Il governo brasiliano accoglie con favore l’elezione di Francisco Sagasti come nuovo presidente del Perù e gli augura successo nello svolgimento dei suoi alti doveri, soprattutto al fine di guidare il paese allo svolgimento delle elezioni generali dell’11 aprile 2021”, si legge in un comunicato del ministero degli Esteri brasiliano.

Sagasti ha assunto la presidenza il 16 novembre ed è diventato il terzo presidente del Perù in una sola settimana: Martín Vizcarra (2018-2010) è stato rimosso dal Congresso e il suo successore, Manuel Merino, si è dimesso dopo un’ondata di massicce proteste che sono costate la vita a due giovani.

Il parlamento del Perù ha sbloccato nel pomeriggio di lunedì 16 novembre la grave crisi politica iniziata più di una settimana fa con la rimozione del presidente Martín Vizcarra eleggendo il veterano membro del Congresso Francisco Sagasti, ingegnere di 76 anni, come presidente ad interim. Dopo le dimissioni di Manuel Merino, che ha ricoperto per cinque giorni la carica di capo dello Stati provvisorio, il Congresso è riuscito a sbloccare il voto per un sostituto, la cui missione principale sarà quella di guidare il Paese verso le elezioni di aprile. I peruviani aspettano da una settimana con il fiato sospeso una via d’uscita dall’impasse istituzionale in un quadro di mobilitazioni di massa violentemente represse dalle forze di polizia.

Il membro del Congresso Francisco Sagasti, del Partido Morado, ha vinto lunedì l’elezione alla Presidenza Parlamento e, per successione costituzionale, assumerà automaticamente la Presidenza della Repubblica. Sagasti è stato eletto a larga maggioranza, con 97 voti favorevoli e 26 contrari senza astensioni.

 

Francisco Sagasti, tra i deputati contrari alla rimozione di Vizcarra, è il quarto presidente in quattro anni. La legislatura iniziata nel 2016 e che si chiuderà ad aprile, con l’elezione del nuovo presidente, si aprì con l’elezione di Pedro Pablo Kuczynski al ballottaggio contro Keiko Fujimori, figlia dell’autocrate Alberto, al potere tra il 1990 e il 2000. Kuczynski, coinvolto in scandali di corruzione, dovette lasciare il timone a Martín Vizcarra nel marzo 2018. L’agenda riformista del nuovo presidente ha portato a durissimi scontri con il Congresso, sciolto nell’ottobre 2019. I rapporti non sono migliorati con il nuovo parlamento, eletto nel gennaio 2020, e le tensioni sono aumentate fino alla rimozione di Vizcarra per “incapacità morale permanente” lo scorso 9 novembre. Manuel Merino, il sostituto costituzionale di Vizcarra, è stato immediatamente oggetto di contestazioni da parte della popolazione, contestazioni duramente represse dalle forze dell’ordine. Non riconosciuto dai principali organismi internazionali, dai governi della regione e isolato in patria, Merino si è dimesso domenica 15 novembre.

Colpi di stato e crisi politica sono stati una costante in Perù durante il XX secolo, fino a una relativa stabilizzazione democratica tra il 1980 e il 1990. Il secolo si è concluso con il controverso governo di Alberto Fujimori, popolarissimo presidente eletto nel 1990 e rimasto al potere per dieci anni grazie ad un auto-golpe compiuto il 5 aprile del 1992 e passato alla storia come fujigolpe. Fujimori è attualmente in carcere, condannato a 25 anni per omicidio e corruzione.

Con la caduta di Fujimori nel 2000, il Perù ha vissuto una relativa stabilità di quasi due decenni, che ha generato la sensazione che la democrazia si fosse finalmente consolidata, finché nel 2018 scandali di corruzione, indagini su ex presidenti e un feroce scontro tra Esecutivo e Congresso hanno rianimato il fantasma dell’instabilità.

La corruzione endemica, la sfiducia nella classe politica e la crisi economica peggiorata per via della pandemia rendono difficile non solo la gestione di Sagasti, che durerà appena sei mesi, ma anche il compito del governo che uscirà dalle urne il prossimo aprile.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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