Coronavirus in Siria: un nemico invisibile

Pubblicato il 20 novembre 2020 alle 11:38 in Medio Oriente Siria

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La pandemia di coronavirus continua a colpire anche la Siria, un Paese già vittima di un perdurante conflitto, non in grado di far fronte all’emergenza in modo adeguato.

Secondo i dati della Johns Hopkins University, al 20 novembre, in Siria i contagi ufficiali da Covid-19 ammontano a 6.991, mentre i decessi hanno raggiunto quota 363. Tuttavia, nelle ultime settimane vi è stato un aumento dei casi positivi al Covid-19, soprattutto all’interno dei campi profughi situati al confine tra Siria e Turchia e nel governatorato Nord-occidentale di Idlib.

Stando a quanto riportato dal quotidiano al-Arab il 20 novembre, le Nazioni Unite hanno dichiarato che i tassi di infezione sono aumentati di quasi venti volte tra settembre e ottobre a Idlib. In particolare, è stato registrato un aumento pari a circa il 300%, con quasi 11.900 casi registrati il 16 novembre, ovvero 8.100 contagi in più rispetto alla settimana precedente. Si prevede, tuttavia, che le cifre reali possano essere ben più elevate. Nel frattempo, riferisce al-Arab, i posti letto in terapia intensiva scarseggiano e medici e infermieri lottano costantemente contro il tempo per salvare la vita dei propri pazienti.

Il 27 marzo scorso, un’organizzazione attiva nella regione siriana di Idlib aveva evidenziato che gli abitanti totali della provincia ammontano a 4.017.750. I letti disponibili nelle strutture della regione sono 1689. Ciò significa che 2378 persone dovrebbero essere riposte in un solo letto. Per tale motivo, sin dallo scoppio della pandemia, le organizzazioni umanitarie hanno espresso il loro timore di una catastrofe sanitaria in una regione in cui le comunità non dispongono di servizi di base, tra cui risorse idriche e servizi igienico-sanitari.

Come riferisce al-Arab, nella Siria nordoccidentale, condivisa da forze governative, gruppi di opposizione e ì jihadisti, distribuire aiuti è una missione complicata. Secondo quanto riportato dalla task force delle Nazioni Unite, nell’area sono in uso almeno 142 posti letto in terapia intensiva e 155 respiratori. Si prevede di fornire altri 219 posti letto per l’unità di terapia intensiva e 162 ventilatori. Nel frattempo, circa 500 medici e infermieri lavorano nei centri di trattamento di coronavirus. Tuttavia, sette degli otto ospedali della Siria nordoccidentale, adibiti al trattamento di Covid-19, sono già sovraffollati. Salem Abdan, capo della Direzione Sanitaria di Idlib, avverte: “L’aumento dei casi, i ricoveri e il quasi raggiungimento della capienza massima delle unità di terapia intensiva sono il preludio di uno stato di emergenza”.

Un medico di uno dei due ospedali di isolamento di Idlib ha dichiarato che il centro in cui lavora dispone di soli 70 posti letto, oramai tutti occupati. L’ospedale è divenuto un vero e proprio focolaio e la maggior parte dei pazienti versa in gravi condizioni. L’autista di un’ambulanza ha riportato la propria esperienza: un viaggio durato più di tre ore alla ricerca di un respiratore, mentre il paziente infetto a bordo lottava tra la vita e la morte. Stando a quanto riportato da altri operatori sanitari, un ulteriore pericolo è rappresentato da attacchi e bombardamenti perpetrati da gruppi affiliati al regime, che accusano le squadre di medici e infermieri di trattare con i “terroristi”.

In tale quadro, si teme che l’arrivo dell’inverno e la ripresa di eventuali offensive possa aggravare ulteriormente il quadro della situazione. Non da ultimo, il 17% del personale medico-sanitario è stato colpito dal virus e si teme che le équipe mediche saranno sempre meno in grado di far fronte all’emergenza. “Il personale medico sopravvissuto nei campi di battaglia si trova a combattere contro un nemico invisibile che spinge le proprie capacità e la propria resilienza a superare nuovi limiti”, riporta al-Arab. A tal proposito, un medico dell’unità di terapia intensiva ha spiegato che, diversamente da quanto accade con i feriti di guerra, in un turno di 24 ore l’attenzione può essere rivolta ad un solo paziente infetto. “È un lavoro molto duro”, ha aggiunto il medico intervistato.

La situazione nei campi profughi desta altrettanta preoccupazione. Nasser Al-Mahwish, medico che monitora i dati sulla diffusione del virus dalla sua base in Turchia, afferma che, al momento, solo l’8% dei residenti degli accampamenti è risultato positivo al Coronavirus, ma si continua ad effettuare test. Tuttavia, il Covid-19 sembra essere l’ultima preoccupazione per i rifugiati, i quali sono costretti a vivere in tende in gruppi di circa 10 persone, il che rende difficile rispettare le misure di distanziamento sociale. “Gli abitanti di Idlib hanno subito i peggiori effetti del conflitto negli ultimi 10 anni”, afferma Misty Boswell, Direttrice presso l’International Rescue Committee, la quale ha aggiunto che, per la popolazione siriana, il Coronavirus è “una goccia in un mare di sofferenza senza fine”.

Idlib rappresenta l’ultima roccaforte posta ancora sotto il controllo delle forze di opposizione ed è al centro di una violenta offensiva sin dal mese di aprile 2019. Il 5 marzo scorso, il presidente russo, Vladimir Putin, ed il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, hanno concordato una tregua nella regione, volta a favorire il ritorno degli sfollati e rifugiati siriani. Un altro punto dell’accordo prevede l’organizzazione di operazioni di pattugliamento congiunte tra Mosca e Ankara, da effettuarsi prevalentemente presso l’’autostrada M4, a circa 30 km dal confine meridionale della Turchia.

La tregua del 5 marzo è stata pressoché rispettata nel corso degli ultimi mesi, ad eccezione di sporadiche violazioni commesse perlopiù dalle forze del governo siriano e degli attacchi contro le pattuglie congiunte russo-turche sulla strada internazionale M4. Tuttavia, il cessate il fuoco è stato accolto con scetticismo dai residenti, che hanno visto innumerevoli iniziative naufragare negli ultimi anni, e temono che presto assisteranno a nuove offensive e alla ripresa di un’escalation.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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