Yemen: la pace inizia con la fine dell’ingerenza dell’Iran

Pubblicato il 19 novembre 2020 alle 15:06 in Iran Yemen

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Il ministro dell’Informazione yemenita, Moammar al-Eryani, ha affermato che per raggiungere la pace in Yemen è necessario porre fine all’ingerenza iraniana e al suo sostegno alle milizie di ribelli sciiti Houthi. Nel frattempo, il Paese continua ad essere testimone di tensioni.

Le parole di al-Eryani sono giunte giovedì 19 novembre, con un Tweet in cui ha chiarito che, per porre fine al conflitto, è necessario che gli Houthi si impegnino seriamente nel processo di pace e che Teheran non eserciti più pressioni di tipo politico e militare sui gruppi ribelli. Il conflitto, ha affermato al-Eryani, è scoppiato nel 2014, a seguito di un colpo di Stato avviato dagli Houhti, sostenuti, a loro volta, da Teheran. Da allora, le milizie hanno perpetrato “atrocità senza precedenti” contro la popolazione civile, generando una delle peggiori catastrofi umanitarie al mondo.

A detta del ministro yemenita, il conflitto ha messo in luce il crescente coinvolgimento dell’Iran, dalla pianificazione alla gestione del colpo di Stato. Non da ultimo, è stata Teheran a fornire sostegno finanziario, armi, esperti militari, politici e dell’industria bellica, con il fine di conquistare un posto nel panorama yemenita, per poi prendere di mira l’Arabia Saudita e minacciare la “sicurezza energetica” e le rotte del commercio internazionale di Bab al-Mandab e del Mar Rosso. In tale quadro, secondo al-Eryani, non è possibile parlare di convivenza con delle milizie, quelle Houthi, che hanno alle spalle una storia “sanguinosa” fatta di uccisioni e azioni terroristiche contro i civili, oltre che di persecuzioni contro le minoranze. Parallelamente, non è possibile ignorare il loro legame con l’Iran, considerato una minaccia alla sicurezza e alla pace della regione. Alla luce di ciò, gli Houthi rappresentano una “organizzazione terroristica”, un titolo che, secondo alcuni, anche Washington si appresta a conferire.

Nel frattempo, nonostante i segnali di ottimismo degli ultimi giorni, le tensioni tra ribelli e le forze governative, coadiuvate dalla coalizione internazionale a guida saudita, non sono diminuite. Il 18 novembre, il portavoce della coalizione, il colonnello Turki al-Maliki, ha riferito che le proprie forze sono riuscite ad intercettare e distruggere un drone lanciato contro i territori meridionali dell’Arabia Saudita e diretto, presumibilmente, contro oggetti e soggetti civili. Dal canto suo, il capo del consiglio politico degli Houthi, Mahdi al-Mashat, ha riferito che Riad sbaglia ad essere ottimista sulla risoluzione del conflitto e che, fino a quando continuerà ad aggredire e ad assediare lo Yemen, non potrà dirsi al sicuro. A detta di al-Mashat, per portare la pace nel Paese, è necessario passare attraverso la porta degli aiuti umanitari.

Nel governatorato di al-Jawf, invece, 6 combattenti Houthi sono stati uccisi a seguito di violenti combattimenti contro le forze governative, nella sera del 16 novembre, e, secondo fonti militari yemenite, le battaglie continuano, costringendo le milizie ribelli ad allontanarsi gradualmente dai territori settentrionali.

Quanto a Hodeidah, governatorato occidentale di vitale importanza per le importazioni di merci e aiuti umanitari, 3 civili hanno perso la vita, il 18 novembre, a seguito dell’esplosione di mine piantate dai ribelli Houthi. Tra le vittime, vi è stato anche un ragazzo di 13 anni. L’episodio è giunto mentre le squadre di ingegneri impegnate nelle operazioni di sminamento sulla costa occidentale yemenita hanno annunciato la scoperta di un nuovo campo esplosivo in un villaggio situato nel Nord-Est della città di al-Khawkha, nel Sud di Hodeidah, liberata nel 2017.

Lo Yemen è testimone di un perdurante conflitto civile, scoppiato il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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