Vittoria diplomatica del Messico: Washington estrada Cienfuegos

Pubblicato il 19 novembre 2020 alle 7:59 in Messico USA e Canada

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La più grande vittoria diplomatica ottenuta dal governo di Andrés Manuel López Obrador è arrivata inaspettatamente. Il generale Salvador Cienfuegos, Segretario alla Difesa di Enrique Peña Nieto, tornerà in Messico in libertà dopo che gli Stati Uniti hanno ritirato le accuse di traffico di droga contro di lui. Il Ministro degli Esteri, Marcelo Ebrard, è stato incaricato di rispondere alle domande della stampa sui negoziati che hanno preceduto la liberazione dell’alto ufficiale ed ha confermato che Città del Messico ha deciso di mandare un messaggio forte: se il processo a Cienfuegos fosse proseguito, la cooperazione in materia di sicurezza con Washington sarebbe finita. “Il continuo pensiero che i tribunali e le autorità straniere siano più affidabili e migliori di quelli in Messico non corrisponde più alla nuova realtà”, ha detto il presidente. Al centro del discorso ci sono due temi chiave nell’ideologia di López Obrador: la sovranità e il prestigio delle forze armate, che giocano un ruolo fondamentale in numerosi progetti del suo esecutivo.

“Non permetteremo che vengano commessi crimini in nessuna circostanza, ci devono essere supporto e prove. Nessuno può essere vittima di ingiustizie”, ha insistito il presidente. “Qui, inoltre, era coinvolto il prestigio di un’istituzione fondamentale per lo Stato messicano: il Segretario alla Difesa. Non è cosa da poco”, ha detto López Obrador, fiducioso di aver raggiunto una svolta decisiva nella narrazione del caso. Il presidente è riuscito a trasformare un fronte aperto per il suo governo, il cui esito doveva essere deciso a 3000 chilometri dal confine e dagli interessi politici in gioco, in un sostegno pubblico alle forze armate, con stupore di molti messicani. “Non possiamo permettere che le istituzioni fondamentali vengano indebolite senza elementi”. Il presidente l’ha anche inquadrato come un riconoscimento internazionale delle sue politiche.

Le dichiarazioni di López Obrador sollevano ulteriori dubbi sul processo legale in Messico e sulla possibilità che Cienfuegos riesca a evitare le accuse di corruzione e traffico di droga, o almeno le più gravi fra queste. Quello che era un caso giudiziario è ora entrato a pieno titolo nell’arena politica. Il grande assente da quando l’annuncio è stato diffuso martedì pomeriggio è stato Alejandro Gertz Manero, il procuratore generale, nonostante sia apparso sulla carta intestata del comunicato congiunto dei due Paesi. Avendo posto una pietra miliare senza precedenti nelle relazioni bilaterali tra Washington e Città del Messico, i riflettori sono stati monopolizzati dal ministro degli Esteri Ebrard e López Obrador. “Questo va oltre ciò che è legale, anche se non significa che sia fuori legge”, ha condannato il responsabile degli Affari esteri.

La concessione di Washington arriva poco più di un mese dall’arresto di Cienfuegos. Il generale è stato arrestato, senza preavviso alle autorità messicane, a Los Angeles il 15 ottobre. Meno di una settimana dopo, l’ambasciatore Usa, Christopher Landau, è stato chiamato al ministero degli Esteri per ascoltare “la sorpresa e il malcontento” per l’arresto. Ebrard ha insistito il 26 ottobre con una chiamata a William Barr, il procuratore generale degli Stati Uniti, e una nota diplomatica è stata inviata due giorni dopo. Entro la fine del mese, Washington ha condiviso 743 pagine di prove contro Cienfuegos, che sono state consegnate a Gertz Manero il 2 novembre, il giorno prima delle elezioni statunitensi. È stato fino all’11 novembre che l’ufficio del procuratore generale ha ricevuto formalmente le prove per valigia diplomatica.

Il susseguirsi degli eventi, appena due settimane dopo le votazioni presidenziali e a due mesi dalla fine del mandato di Donald Trump, ha portato a chiedersi se la liberazione di Cienfuegos sia una gratificazione per il silenzio del Messico sulla virtuale vittoria di Joe Biden alle urne. “L’elemento decisivo non è quello che abbiamo dato loro, ma la fiducia reciproca”, ha detto Ebrard. “Non puoi avere una stretta collaborazione con il Messico e fare cose simili, Washington deve scegliere”, ha detto il ministro degli Esteri in dichiarazioni che sarebbero sembrate impensabili in un rapporto bilaterale storicamente segnato da una seria asimmetria a vantaggio del vicino settentrionale.

La giustizia degli Stati Uniti ha ratificato la mattina del 18 novembre i negoziati tra i dirigenti di entrambi i paesi. Il calcolo è che Cienfuegos torni in Messico questa settimana come uomo libero, senza accuse a New York e con un’indagine in corso da parte della Procura messicana. Il risultato del generale è ancora nell’aria, la cartina di tornasole su come gestirà il caso anche la giustizia messicana. Per l’amministrazione López Obrador, però, oggi c’è solo una cosa chiara: una vittoria diplomatica a sorpresa e senza precedenti, arrivata dopo due anni di turbolenti rapporti con il governo statunitense più anti-messicano e imprevedibile della storia recente.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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