Vertice tripartito di Abu Dhabi: focus sulla questione palestinese

Pubblicato il 19 novembre 2020 alle 9:51 in Bahrein Emirati Arabi Uniti Giordania

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I leader di Giordania, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti (UAE) si sono incontrati ad Abu Dhabi, il 18 novembre, per un vertice tripartito volto a discutere degli ultimi sviluppi a livello regionale ed internazionale, tra cui quelli relativi alla questione palestinese.

Il monarca del regno hashemita della Giordania, il re Abdullah II, il suo omologo bahreinita, il re Hamad bin Isa al-Khalifa, e il principe ereditario emiratino, Mohammed bin Zayed, hanno innanzitutto preso in esame le relazioni che legano i tre Paesi e le modalità per rafforzarle ulteriormente, con il fine di soddisfare gli interessi comuni. In particolare, i tre leader hanno discusso di come sviluppare ulteriormente la cooperazione fra loro in una serie di settori “vitali”, tra cui salute e sicurezza alimentare, oltre che degli sforzi congiunti per far fronte alla pandemia di coronavirus e alle ripercussioni economiche, sanitarie e sociali.

Le tre parti si sono poi dette concordi a continuare a collaborare e a consultarsi in merito alle questioni che riguardano il mondo arabo, tra cui quella palestinese. A tal proposito, Bahrein, UAE e Giordania hanno evidenziato la necessità di giungere a una soluzione giusta e duratura, e hanno ribadito il proprio sostegno a una soluzione a due Stati, che prevede la creazione di uno Stato palestinese indipendente, secondo i confini del 1967, con capitale Gerusalemme Est.

Il vertice giunge a circa due mesi di distanza dagli accordi di normalizzazione siglati sia da Abu Dhabi sia da Manama con Israele, ufficializzati con la cerimonia svoltasi a Washington il 15 settembre. Non da ultimo, il meeting del 18 novembre ha avuto luogo in concomitanza con la visita del ministro degli Esteri bahreinita, Abdul Latif Al-Zayani, in Israele, la prima dalla firma della nuova intesa, durante la quale Manama e Tel Aviv, alla presenza del segretario di Stato USA, Mike Pompeo, hanno stabilito di aprire proprie ambasciate nei due Paesi nel minor tempo possibile, oltre a implementare un sistema di visti elettronici a partire dal primo dicembre e ad impegnarsi per garantire circa 14 voli settimanali tra Israele e Bahrein.

Con gli accordi siglati il 15 settembre, Israele si è impegnato a sospendere l’annessione dei territori palestinesi della Cisgiordania, così come annunciato in precedenza, sebbene il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, abbia specificato di aver semplicemente deciso di “ritardare” l’annessione come parte dell’accordo con Abu Dhabi. A tal proposito, il sovrano giordano ha più volte mostrato la propria opposizione verso i piani di annessione di Israele, i quali, secondo Abdullah II, minano la possibilità di giungere ad una risoluzione pacifica del conflitto israeliano-palestinese e, di conseguenza, ad una stabilità a livello regionale. Dal canto suo, il Regno hashemita si è detto disposto a continuare a sostenere gli interessi del popolo palestinese.

Con la suddetta intesa, gli Emirati e il Bahrein sono divenuti il terzo e il quarto Stato arabo che riconoscono la sovranità dello Stato d’Israele. Il primo era stato l’Egitto, nel 1979, e poi la Giordania, nel 1994. Il Regno hashemita ha firmato un trattato di pace con Israele nel 1994, che ha normalizzato le relazioni tra i due Paesi dopo due conflitti. Il primo risale al 1948 e portò allo stanziamento di Israele nelle aree occidentali della Palestina, mentre la Giordania prese il controllo delle zone orientali palestinesi. Il secondo conflitto è del 1967 e risultò nella sconfitta del Regno hashemita, con il conseguente ritiro da Gerusalemme Est e dalla Cisgiordania, pur continuando a mantenere la sovranità in questi territori.

Anche il Bahrein, sebbene abbia normalizzato le proprie relazioni con Israele, ha più volte ribadito il proprio sostegno alla causa palestinese e al raggiungimento di una soluzione a due Stati. La difesa dei diritti dei palestinesi è stata una delle cause che ha unito i musulmani sunniti e sciiti in Bahrain per decenni, ma l’accordo raggiunto con Israele ha posto alcuni in una posizione critica, oltre a suscitare forme di dissenso nell’opinione pubblica. Fondata nel 2002 e con sede nella capitale Manama, la Bahraini Society Against Normalization with the Sionist Enemy ha dichiarato, all’indomani della firma dell’accordo di normalizzazione, di essere stata colta alla sprovvista. “Alcuni influencer dei social media hanno iniziato ad accusarci di intolleranza e hanno chiesto al governo di sciogliere la nostra organizzazione”, ha detto un membro fondatore.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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