L’impegno dell’Italia in Afghanistan continua

Pubblicato il 19 novembre 2020 alle 19:07 in Afghanistan Italia NATO

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Il 18 novembre, il Ministro della Difesa italiano, Lorenzo Guerini, ha tenuto un colloquio telefonico con il Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg, incentrato sul futuro della missione in Afghanistan. 

“L’Italia continuerà a fare la propria parte nell’ambito della missione NATO in Afghanistan”, ha dichiarato il Ministro. “I passi da compiere per il futuro saranno decisi insieme tenuto contro di alcuni punti essenziali: primo tra tutti la sicurezza dei nostri contingenti”, ha aggiunto. Queste sono state le parole del Ministro della Difesa italiano al termine del colloquio telefonico con il Segretario Generale della Nato, Stoltenberg, incentrato sul futuro della missione. La telefonata arriva a seguito della decisione degli Stati Uniti di ridurre la presenza dei propri contingenti in Afghanistan a 2.500 unità. La decisione era stata preannunciata ed è stata formalmente condivisa con gli Alleati, il 17 novembre.

Nel corso del colloquio con Stoltenberg, Guerini ha ribadito che la posizione italiana si riassume nel motto “arrivati insieme, ci ritiriamo insieme, ci adattiamo insieme”. A tale riguardo, il prossimo appuntamento al quale guardare è la Ministeriale NATO di febbraio, che avverrà dopo l’insediamento della nuova amministrazione americana. “Sarà il momento in cui l’Alleanza dovrà valutare la propria posizione in Afghanistan. Dovrà decidere se e come portare avanti la missione, oppure se procedere alla sua conclusione con il ritiro complessivo dei contingenti schierati”, ha riferito il Ministro. “La cessazione delle violenze auspicata nei negoziati di Doha, oggetto del confronto tra Stati Uniti e talebani, è ancora lungi dall’essere raggiunta” ha aggiunto Guerini spiegando che “ogni decisione dovrà essere valutata sulla base delle condizioni che si realizzano sul campo”.

Secondo il Ministro, un altro punto fondamentale è che l’Alleanza dia un messaggio coeso a tutti gli interlocutori:  “Solo una capacità di rappresentarci in maniera unita può essere un elemento di pressione per far sì che gli auspici formulati nel colloqui di Doha possano trovare, seppur in un quadro molto complesso e difficile, la loro possibilità di realizzazione” ha aggiunto Guerini. Durante i  colloqui avuti con il Segretario Generale della NATO e con i partner statunitensi il Ministro ha ricevuto assicurazioni che “gli Stati Uniti intendono mantenere inalterata la presenza delle strutture abilitanti, soprattutto dal punto di vista dell’aviazione ad ala fissa e ala rotante, e di mantenere inalterato il sostegno di strutture e assetti provenienti al di fuori dell’Afghanistan, come ad esempio la base americana in Qatar”.

L’attuale contributo nazionale prevede un impiego massimo di 800 militari, 145 mezzi terrestri e 8 mezzi aerei, suddivisi tra personale con sede a Kabul e contingente militare italiano dislocato ad Herat presso il TAAC-W. L’Italia ha garantito alla NATO ed alla Repubblica dell’Afghanistan il proprio supporto e in tale contesto il Train Advise Assist Command West (TAAC-W) di Herat prosegue le attività di addestramento, assistenza e consulenza a favore delle Istituzioni e delle Forze di Sicurezza locali concentrate nella Regione Ovest. Intanto, il Paese asiatico sta affrontando un momento particolarmente critico, a causa dell’aumento delle violenze sul campo, nonostante siano in corso i negoziati con i talebani, in Qatar. 

L’Afghanistan subisce fortemente le divisioni derivanti dalla sua travagliata storia. A seguito della fine del dominio dell’Unione Sovietica in Afghanistan, durato dal 1979 al 1989, il Paese ha vissuto numerosi sconvolgimenti. Nel 1996 i talebani avevano guadagnato il controllo di gran parte del Paese, ottenuto in seguito a una sanguinosa guerra civile combattuta contro varie fazioni locali. Nel 2001, in seguito agli attentati dell’11 settembre, gli USA hanno invaso l’Afghanistan, accusato di essere la base logistica dalla quale Al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli Stati Uniti e dove si era a lungo nascosto il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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