Libia, il GNA accusa Haftar: “I mercenari continuano a scavare trincee”

Pubblicato il 19 novembre 2020 alle 8:33 in Africa Libia

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Il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accodo Nazionale (GNA), ha rivolto accuse contro le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidate dal generale Khalifa Haftar, oltre ad aver riferito del ritrovamento di una nuova fossa comune a Tarhuna.

Il portavoce della sala operativa di Sirte e al-Jufra, Abdul Hadi Dara, ha affermato, il 18 novembre, che le forze tripoline stanno continuando a monitorare i movimenti del proprio avversario, l’LNA, nonché dei gruppi ad esso affiliati, ed hanno notato che i mercenari delle milizie sudanesi Janjaweed e della compagnia privata russa Wagner continuano a scavare trincee presso la città costiera di Sirte, e non si sono ancora allontanate dalle proprie postazioni presso la base di al-Jufra e la città di Hun, nella Libia centrale. Pertanto, ha evidenziato il portavoce Dara, l’accordo di cessate il fuoco siglato a Ginevra il 23 ottobre, dalle delegazioni del Comitato militare congiunto 5+5, non può dirsi ancora attuato.

Uno dei punti prevede il ritiro di forze e combattenti di ciascuna delle due parti belligeranti, mercenari stranieri inclusi, dai fronti di combattimento e da Sirte e al-Jufra, due località dove era attesa una “battaglia imminente” prima della tregua annunciata il 21 agosto. Da parte sua, il governo tripolino si è detto disposto a rispettare l’accordo e il conseguente cessate il fuoco, a condizione che anche l’altra parte si impegni ad attuare quanto previsto. A tal proposito, il GNA ha sottolineato che l’apertura della strada che collega Sirte e Misurata dipende dal ritiro dei mercenari e dalle operazioni di sminamento.

Parallelamente, l’Autorità generale per la ricerca e l’identificazione delle persone scomparse in Libia ha annunciato la scoperta di una nuova fossa comune nella città di Tarhuna, aggiungendo che si sta attualmente lavorando per recuperare i corpi, il cui numero non è ancora noto. Il numero di tombe scoperte a Tarhuna, dallo scorso 5 giugno, ha raggiunto quota 27. Uno degli ultimi ritrovamenti risale al 15 novembre, mentre è dell’11 giugno la dichiarazione della Missione di Supporto dell’Onu in Libia (UNSMIL), con cui ha espresso “orrore” di fronte alla prima scoperta di almeno 8 fosse comuni nella città di Tarhuna, conquistata dall’esercito di Tripoli il 5 giugno, e precedentemente posta sotto il controllo delle forze di Haftar. La Missione ha fin da subito chiesto indagini tempestive, efficaci e trasparenti ai sensi del Diritto internazionale, con il fine ultimo di identificare le vittime, stabilire le cause della morte e consegnare i corpi alle famiglie.

A livello politico, gli attori libici continuano a mobilitarsi per mettere in atto quanto stabilito nel corso degli incontri delle ultime settimane, tra cui il Forum di Dialogo politico ospitato da Tunisi tra il 9 e il 15 novembre. Uno dei risultati è l’organizzazione di elezioni presidenziali e legislative per il 24 dicembre 2021. Prima, però, bisognerà designare i membri dei nuovi organismi esecutivi, ovvero una squadra governativa e un Consiglio presidenziale. Un’altra questione da risolvere riguarda la “base costituzionale” da cui partire per regolare il processo elettorale e le prossime mosse da attuare nel quadro del percorso politico. Il 29 luglio 2017, la Commissione incaricata di redigere il nuovo testo costituzionale ha presentato una bozza, ma, ancora oggi, non è stato ufficialmente approvato né sottoposto a referendum.

Il fine ultimo è porre fine ad una situazione di perdurante instabilità, che ha caratterizzato la Libia sin dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese Nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica. Gli schieramenti che si sono affrontati presso i fronti di battaglia sono due. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal premier Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk ha ricevuto il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Un primo cessate il fuoco risale al 21 agosto, ed era stato annunciato dal premier al-Sarraj e dal presidente del Parlamento di Tobruk, Aguila Saleh. Ciò ha dato il via ad una forte mobilitazione diplomatica a livello sia regionale sia internazionale che ha spinto delegazioni delle due parti belligeranti ad incontrarsi in diversi fora, dal Comitato militare congiunto 5+5 al Forum di Dialogo politico.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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